Indicare il cammino a chi vaga senza direzione

L’amore verso il fratello esausto e ferito comporta un “andargli” incontro, un “soccorso” benigno, “un farsi carico”. Non importa se è per colpa sua che si trova così.

 Il fratello lontano e bisognoso viaggia in un mare di nebbia, in una notte senza stelle, come un naufrago tra i flutti, in balia delle onde. Perso in uno stato di malessere, errante nel suo smarrimento. Come possiamo prenderci cura di chi è ferito e indicargli la via del ritorno? Senza Dio è impossibile trovare la strada. Geova ama gli afflitti, gli oppressi, ama i peccatori, anche chi non è degno del suo amore. Dio ama chi non lo ama. Chi non ha questo spirito non troverà mai il suo fratello lontano.

Alcuni di questi fratelli lontani si sentono come Giobbe: “Abbattuto con le vostre parole… rimproverato e trattato duramente… invoco aiuto ma non c’è giustizia… Dio ha coperto di tenebre le mie strade… Ha allontanato da me i miei stessi fratelli, e quelli che mi conoscono hanno preso le distanze da me. I miei intimi amici se ne sono andati e quelli che conoscevo bene mi hanno dimenticato. Gli ospiti della mia casa… mi considerano un estraneo; sono uno straniero ai loro occhi… Tutti i miei intimi amici mi detestano, e quelli che amavo si sono rivoltati contro di me… Abbiate pietà di me, amici miei, abbiate pietà di me” (Giobbe 19:1-29).

Spesso desideriamo aiutare i nostri fratelli, prenderci cura di loro, così come anche loro voglio ricevere misericordia, comprensione, ma ci impediscono di avvicinarci, non ci permettono di andare incontro ai loro bisogni. Non accettano gli anziani, i sorveglianti, non concedono alla congregazione la possibilità di lenire le loro ferite. Come l’uomo depredato e ferito dai ladroni un fratello lontano si sente “mezzo morto”, mentre i fratelli lo considerano “mezzo vivo”. Vorrebbero mostrare misericordia, ma si sentono impediti.

Forse chi aiuta ha bisogno di aiuto. Come nel caso del buon samaritano, che nel prestare soccorso all’uomo ferito, chiese l’aiuto del locandiere. Dopo aver fatto tutto il possibile va via, ha un impegno impellente che non può lasciare. Il suo compito è stato fatto bene, con equilibrio e saggezza, ora tocca al locandiere proseguire l’assistenza. Non glielo scarica fuggendo da certe responsabilità: ha già pagato in anticipo le eventuali spese, tornerà di nuovo a vederlo e probabilmente lo riporterà a casa. Non fa tutto lui.

Forse l’assistenza agli “inattivi” va condivisa e suddivisa. Ci sono sforzi che vanno fatti dalle persone appropriate, non tutta la cura si può dare da soli. Ognuno ha dei doni che può mettere a disposizione del prossimo. Può darsi che siano necessarie diverse persone, ognuno con le sue capacità. “Due sono meglio di uno”. Da parte loro, anche i fratelli lontani dovrebbero apprezzare questi sforzi della congregazione e non pretendere troppo. (Luca 10:25-37; Ecclesiaste 4:9,10)

Geremia 10:23 dice: “So bene, o Geova che l’uomo non è padrone della sua via. L’uomo che cammina non è padrone nemmeno di dirigere i suoi passi”. Figuriamoci se l’uomo è in grado di guidare i passi dei fratelli lontani. È possibile riuscirci solo se si pensa e si agisce in termini spirituali, anziché umani. Se, in questo aiuto si esclude Geova e il suo Spirito, non si va da nessuna parte. Se non lasciamo intravedere il cammino del ritorno, il fratello lontano non si renderà mai conto di essersi perso.

La misericordia di Dio non si accontenta di indicare la strada giusta e nemmeno di accompagnare nella strada del ritorno a Geova: ci prende sulle spalle e cammina per noi, così come fa il pastore con la pecorella smarrita una volta ritrovata. Gli anziani devono essere modelli di vita e guide esperte, non legislatori inflessibili. Non abbiamo bisogno di lezioni per dare buone leggi, buoni ordini alle nostre congregazioni o per avere il miglior programma di conduzione del gregge. Noi siamo adoratori di Geova e discepoli di Cristo per applicare nella nostra vita le qualità di Dio. Trasmettere una legge è facile. È difficile per chi ama più la legge mostrare misericordia. Senza misericordia non si aiuteranno mai i fratelli lontani a ritornare nella casa di Geova.

Se Mosè non avesse condotto le pecore “verso il lato occidentale del deserto” dove “giunse infine al monte del vero Dio, all’Hòreb”, non avrebbe mai “visto” Dio nel roveto ardente. (Esodo 3:1) Il ruolo di anziano nella congregazione non è solo una funzione, non è solo un servizio. Esso ci permette di avere un rapporto privilegiato con Geova. Si può “vedere” Geova anche nei fratelli lontani, nel deserto della vita, così da trasmettere loro il messaggio del suo amore, quell’amore misericordioso che può indicare la vera strada della riconciliazione.

 La sollecitudine verso il gregge, attraverso la dedizione a esso ci permette di vivere un incontro con Lui, nel deserto. C’è un “roveto ardente” che troviamo proprio perché come anziani pastori conduciamo il gregge al pascolo, perché cerchiamo il bene del gregge, il buon pascolo. Perché il roveto ardente in cui Dio si manifesta a Mosè è la prima rivelazione di Dio come Amore che arde senza consumare, senza distruggere. Infatti, dal roveto ardente Dio dice a Mosè che ha compassione del popolo; e dal roveto ardente Dio affida a Mosè un gregge ben più grande di quello di Ietro: tutto il popolo d’Israele da liberare, trovare la strada del ritorno, condurre e pascere per 40 anni. Anche loro vagarono per 40 anni nel deserto e solo allora riuscirono a trovare la strada del ritorno. Se cerchi Geova, la strada, prima o poi, la trovi. Se fai di tutto per cercare la pecora persa, prima o poi la trovi.

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