«Io sono il pastore eccellente»

In un’occasione, Gesù usa con i suoi ascoltatori un linguaggio figurato: pastore, pecore e ovili. Gesù deve spiegare ciò che sta dicendo perché non capiscono. “E’ un indemoniato” commentano alcuni. Altri lo ascoltano con interesse. I vangeli danno diversi titoli a Gesù, ma lui non li dichiara quasi mai apertamente. Invece, in questa circostanza lo fa direttamente. (Giovanni 10:1-21)

E’ un appellativo disarmante. Gesù è il pastore autentico, forte e combattivo, che ha il coraggio per lottare e difendere le sue pecore dai lupi. “Io sono il Pastore bello” si legge in altre traduzioni della Bibbia. E’ una bellezza non esteriore, ma attrattiva, frutto del suo amore altruistico.

Gesù non è venuto per assillare le sue pecore con pensieri e regole umane, ma a dare vita con le sue parole e il suo esempio. Lui contrappone la figura del pastore vero a quella del mercenario, che vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge perché lui bada solo ai propri interessi.

«Io sono il pastore eccellente» è un privilegio per i pastori delle congregazioni, ma anche un monito. Essere pastori eccellenti con le sue pecore deve essere l’aspetto principale della loro vita. In tanti se lo dimenticano una volta nominati anziani. Aver cura delle congregazioni è la loro principale responsabilità. Non esistono altri incarichi, altri impegni prima di questo. Ogni cosa deve ruotare intorno ai bisogni di ogni singolo membro delle congregazioni. Il ruolo di pastore non è mai secondario a nessun altro titolo, né di maestro, né di predicatore, né di organizzatore e quant’altro.

 “Io sono stato mandato SOLTANTO alle pecore smarrite della casa d’Israele”. (Matteo 15:24). Ficcatevelo in testa, lo scopo principale di Gesù è questo. Non parla di costruzioni di edifici ma di ricostruzione di persone. Lui è il principale “cercatore di pecore smarrite”. Quando lo capirete cari anziani? Siete conosciuti in congregazione come eccellenti pastori o come mercenari?

Gesù ha completamente demolito con le sue parole e con l’esempio tutto l’apparato religioso dei farisei di allora. Una struttura devozionistica basata su regole che consideravano sacre. Gesù ha decrasalizzato atti religiosi che avevano poco o nulla a che fare con quanto voluto da Geova. La sua nascita in una grotta, il suo stile di vita, il suo modo di insegnare, la sua avvicinabilità con peccatori, emarginati, sfruttati, gente comune e il suo interesse per i loro bisogni fu sconvolgente per la religione di quel tempo. Dal “sacro” dei capi religiosi di allora, Gesù passò all’umanizzazione della vera adorazione. Persino il tempio di Gerusalemme, simbolo della pura adorazione di Dio fu distrutto. Quel tempio e l’adorazione che si svolgeva in esso, erano diventati un ostacolo per la pura adorazione Ogni norma, regola, ogni prassi religiosa dei giudei di quel tempo venne spazzata via per sempre. Non c’è cosa peggiore che trasformare l’adorazione a Dio in un’economia religiosa, soprattutto nei luoghi di preghiera.

Gesù ha tolto il potere religioso, rompendo le distanze che c’erano tra il potere e il popolo comune. Ha dato accesso a Dio a chiunque senza intermediari umani e senza più luoghi quali centri della vera adorazione. Chiunque, in ogni tempo può accostarsi a Dio, perché Gesù ha lasciato traccia di sé in ogni uomo che desidera servirlo. Se Colui che era in cielo è venuto sulla terra per stare con gli uomini, significa che nessuno può porsi in alto ritenendosi migliore di altri. Tutti siamo degni, perché Gesù non si è avvicinato a qualcuno o a un gruppo di seguaci, ma a tutti. Certo, poi dipende da ciascuno fare la scelta giusta e seguire il sano insegnamento delle sue parole.

In qualità di pastore, Gesù seppe far uscire dalla logica di molte prescrizioni che proibivano l’accesso al tempio alle persone in situazione d’impurità. Lebbrosi, malati, stranieri, pagani, donne mestruate. Insegnò, quindi, a uscire dalle logiche umane, proponendo una devozione basata sull’amore e la misericordia.

Quando lo capirete, cari pastori, che la Via indicata da Gesù per le congregazioni è quella di abbandonare le forme eccessive di sacralizzazione religiosa, spesso segno di manipolazioni da parte di un gruppo a scapito della maggioranza, per dare spazio a opere basate sull’amore. Congregazioni preoccupate, non da forme organizzative cavillose, ma da forme di bontà, ricerca degli altri, in uno spirito fraterno amorevole. Basta con forme di adorazione basate sui numeri, sulla fredda tecnologia, sul formalismo generalizzato e sul mattone.

«Io sono il pastore eccellente e sono stato mandato soltanto alle pecore smarrite della casa d’Israele», ricordatevelo pastori delle congregazioni, questo è il vero scopo del vostro servizio. Il resto ruota tutto attorno al ruolo di pastore. Chiediti: “Quando è stata l’ultima volta che ho cercato una pecora smarrita?”

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