La casa del popolo di Geova

In tanti sono convinti che non c’è bisogno di appartenere a una chiesa o a una congregazione per avere una buona relazione con Dio. Cosa dice la Bibbia al riguardo?

Abbiamo ricevuto una trattazione da un fratello, che si firma “Un congregatore cristiano”, che esprime il punto di vista di chi vive attivamente la sua fede dentro la congregazione e della quale ne pubblichiamo una parte.

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Come testimoni di Geova non chiamiamo chiese i luoghi dove ci raduniamo settimanalmente. Il termine greco che a volte viene tradotto “chiesa” si riferisce a un gruppo di fedeli, non all’edificio dove si riuniscono.

Usiamo chiamare il nostro luogo di culto “Sala del Regno”. Lo scopo è quello di adorare Geova, rendergli testimonianza e imparare la Bibbia riguardo al Regno di Dio. (Salmo 83:18; Isaia 43:12). Inoltre, le Sale del Regno servono come base per la predicazione della buona notizia (Matteo 24:14). Sono tutte strutture semplici che spesso ospitano più di una congregazione e vengono costruite da volontari grazie a contribuzioni che confluiscono in un fondo comune. Le riunioni seguono il modello dei primi cristiani che includevano la lettura, la spiegazione delle Scritture, canti e preghiere (1 Corinti 14:26).

Quando Israele – a quel tempo era il popolo organizzato di Geova – perse il favore di Dio, la congregazione cristiana prese il suo posto (Matteo 21:43; 23:37, 38). Ogni denominazione cristiana è convinta di aver sostituito gli antichi israeliti e di agire secondo l’approvazione di Dio. Noi testimoni di Geova abbiamo la certezza di agire per conto del suo nome (Atti 15:14, 17). Gesù organizzò i suoi seguaci perché predicassero e facessero discepoli in tutte le nazioni (Matteo 10:7, 11; 24:14; 28:19, 20). Siamo convinti che Gesù abbia organizzato la congregazione cristiana, sia in passato che oggi, in funzione della predicazione del Regno (Atti 1:8; 2:1, 4; 5:42). Come gli apostoli, predichiamo di casa in casa (Atti 20:20).

La congregazione sarà di continuo edificata e benedetta da Dio, procurando ai suoi membri una straordinaria fonte di conforto e certezza.

Siamo persone come tante altre. Proveniamo da ambienti e ceti sociali diversi. Alcuni di noi in passato professavano un’altra religione, mentre altri non credevano in Dio. Prima di diventare Testimoni, ci siamo presi il tempo per esaminare attentamente gli insegnamenti della Bibbia (Atti 17:11). Dopo aver riscontrato il valore pratico della Bibbia, abbiamo accettato ciò che imparavamo e abbiamo deciso di adorare Geova Dio, dedicando la nostra vita con il battesimo in acqua.

Secondo le Sacre Scritture, la congregazione non è quindi un edificio ma un’attività di gruppo, un’assemblea, poiché essi (i cristiani che si radunano) sono la vera “ekklesìa” o congregazione”. Nelle Scritture Greche Cristiane il sostantivo greco tradotto “congregazione” è ekklesìa, da cui l’italiano “chiesa”. Ekklesìa deriva da ek, “fuori”, e kalèo, “chiamare”. Perciò si riferisce a un gruppo di persone chiamate o convocate fuori. (Vedi Congregazione, Perspicacia vol.1).

Congregazione ha dunque diversi riferimenti. Può indicare la congregazione in generale (1Corinti 12:28); una congregazione di una diversa città (Atti 8:1); un gruppo di persone che si riunivano in casa di qualcuno (Romani 16:5; Filemone 2); è paragonata a un corpo con a capo Cristo (Efesini 1:22, 23); è chiamata la “congregazione dei primogeniti che sono stati iscritti nei cieli” (Ebrei 12:23; Rivelazione 7:4). Chi fa parte del “corpo di Cristo” è parte della congregazione. Come il corpo di Cristo è vivente e attivo, così lo sono i membri della congregazione. La qualità di una congregazione non si misura perciò in base alla struttura dell’edificio, ma dalla condizione spirituale delle persone che la compongono. E’ chiaro che anche il luogo di adorazione rispecchia la qualità di chi adora e per questo motivo deve essere un luogo onorevole e dignitoso.

Geova, l’Iddio vivente, è attivamente coinvolto nel funzionamento della sua congregazione.

Molti tdG dopo aver praticato le varie attività di congregazione hanno smesso di farlo. Alcuni di questi considerano la congregazione solo una delle molte opzioni per crescere spiritualmente. Sentirsi delusi dai testimoni di Geova ha spinto alcuni a lasciare la congregazione “dalla porta di servizio”, nel senso che non hanno abbandonato la loro fede in Dio, mentre continuano a riconoscere  i proclamatori della congregazione come loro fratelli. Credono in certi insegnamenti, ma ne rifiutano altri. Dicono di mantenere buoni rapporti con altri fratelli; ci tengono a far sapere che la loro spiritualità è migliorata da quando non frequentano più le adunanze; leggono di più la Bibbia e ne sono arricchiti; sentono di avere una buona relazione con Dio, più libera e meno legata a regole umane.

Le cose spiacevoli che succedono nelle congregazioni non dovrebbero essere un motivo valido per  abbandonare la congregazione. Anche quando chi è andato via si trovi a vivere una condizione felice rispetto a prima, non significa che sia Dio a renderlo felice perché ha lasciato la sua casa. Anche molti che non credono in Dio sono felici. Altri, ancor prima di conoscere la verità, vivevano un loro grado di felicità.

E’ vero che molti hanno trovato una via migliore che li ha portati più vicini a Dio e più lontani dalla congregazione, ma è difficile che un fuoriuscito o un inattivo racconti di trovarsi peggio di quando era un Testimone di Geova attivo. Pur non conoscendo di persona tutte le circostanze che possono aver fatto allontanare questi fratelli, non nascondo il fatto che alcuni di loro abbiano trovato ristoro spirituale nei  libri, nelle riviste, in altri gruppi, forse nell’arte, nella musica, nel volontariato e che nel tempo si siano ingegnati così bene da trovare una relazione del tutto personale con Dio. Comunque, non è ciò che ci soddisfa la cosa più importante per stabilire se Dio ci approva o no.

 La congregazione è l’opera più cara a Dio e il possesso più prezioso che lui abbia.

Sentirsi gratificati da ciò che state facendo ora, significa che siete voi e non Dio a stabilire cosa fare e cosa non fare per avere una buona relazione con lui. In realtà, cosa pensa Dio? Alcuni che sono andati via ci tengono a far sapere che il Corpo direttivo non è infallibile, ma chi lo è? Secondo voi, è possibile stare bene con Dio e nello stesso tempo essere lontani dalla sua casa? La congregazione cristiana è lo strumento principale mediante il quale Dio realizza i suoi propositi sulla terra. Basta una rapida lettura della Bibbia per rendere chiaro il concetto della centralità della congregazione. La maggior parte delle lettere cristiane furono scritte alle congregazioni locali e a cristiani nominati come Timoteo e Tito, dove sono messi in risalto i modi scritturali per affrontare situazioni che riguardavano le congregazioni. Anche i messaggi di Cristo in Rivelazione furono indirizzati alle sette congregazioni dell’Asia Minore.

Nessun passo della Bibbia, come quello di 1 Timoteo 3:15 è così chiaro riguardo a questo punto: “perché, nel caso io tardassi, tu sappia come devi comportarti nella casa di Dio, che è la congregazione dell’Iddio vivente, colonna e sostegno della verità”. Nella Bibbia il termine “casa” (ebr. bàyith; gr. òikos o oikìa) può assumere diversi significati: di (1) famiglia o tutta la progenie di un dato uomo (Genesi 12:1; 17:13, 23)  (2) abitazione (Genesi 19:2-4); (puoi vedere altri significati in Casa, Perspicacia vol. 1). Quando la parola casa traduce il verbo greco òikos è riferito alla congregazione cristiana. In quella casa ci siamo anche noi, a condizione che “manteniamo sino alla fine la nostra libertà di parola e la speranza di cui ci vantiamo”. – Ebrei 3:6.

Non c’è verità al di fuori della congregazione, perché essa è “colonna” della verità.

In 1 Corinti 3:16, 17, Paolo si rivolge alla congregazione e non a singoli cristiani, paragonandola al tempio di Dio.  La congregazione è dunque la “casa” di Dio (Efesini 2:19-22). Se vogliamo essere dove è Dio dobbiamo essere nella sua casa, in congregazione. Paolo usa il termine òikos in 1 Timoteo 3:5 “(dopotutto, se un uomo non sa dirigere la propria casa, come potrà aver cura della congregazione di Dio?)” per indicare la famiglia, la propria casa, ma anche per evidenziare l’importanza di una condotta sia nella propria famiglia che in quella di Dio. Ci chiamiamo fratelli e sorelle perché facciamo parte di una famiglia mondiale, la famiglia di Geova, nostro Padre. Dio approva chi sta lontano volontariamente dalla sua famiglia? Come ci si può rivolgere a Dio chiamandolo Padre se avete deciso di non stare con la sua famiglia?

Dio chiarisce che la congregazione è la sua creazione più cara e più preziosa e che gli appartiene “prima della fondazione del mondo” (Efesini 1:4,5). Per acquistarla ha pagato un prezzo altissimo: la vita di suo Figlio Gesù (Atti 20:28). Ecco perché è necessario far parte attiva della sua congregazione acquistata con il sangue di suo Figlio, altrimenti che valore ha quel sangue?

Inoltre, la congregazione cristiana è “colonna e sostegno della verità” (1 Timoteo 3:15). La verità cadrebbe se non ci fosse un sostegno o una colonna come la congregazione. Se la congregazione non occupa un posto di primo piano nella propria vita non potrebbe reggere nemmeno la verità. Non c’è verità al di fuori della congregazione, perché essa è “colonna” della verità. Geova non ha mai fornito ulteriori indicazioni che riguardano la verità oltre la sua congregazione, lui tratta per mezzo di essa. La congregazione è una protezione della verità, perché serve a correggere gli errori e a proteggerla da essi (Matteo 18:17, 18). Dovremmo impiegare le nostre energie primariamente per la crescita della congregazione piuttosto che impegnarsi altrove e lontano da essa.

Nessuno si fa credente da sé. Riceve la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. E’ difficile fare tutto ciò da soli senza appartenere a nessuna chiesa o congregazione.

Quanto è importante per noi la congregazione di Dio? Come il Padre ha mandato Cristo, così lui ha mandato i suoi discepoli in vece sua per la riconciliazione del mondo. I problemi che stanno scuotendo il mondo, hanno avuto ripercussioni anche sulla congregazione cristiana, creando a volte confusione e patimento. Tutto ciò ha spinto molti ad abbandonare la congregazione e a criticarla. Anche se certi atteggiamenti da parte di nominati vanno rigettati con forza, non si può professare di seguire Dio e Cristo e contemporaneamente rinnegare la congregazione. Chi vive con sincerità dentro la congregazione sa benissimo che critiche e diffidenze spesso si basano su fatti reali. Quello che serve è una critica costruttiva al posto delle accuse.

Ognuno deve dare il suo contributo all’edificazione della congregazione invece di agire per abbatterla. Nessuno è credente per natura. E nessuno si fa credente da sé. La congregazione è la libera unione di quelle persone che comunicano tra loro esperienze di fede. L’unione è profonda quanto è profonda la fede, talmente forte che l’unione diventa comunione. Non può esserci comunione da soli, perché implica sempre l’altro.

Un congregatore cristiano
La casa del popolo di Geova – fine prima parte

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