Come la casualità di un incontro può ravvivare una fede mai spenta

«Una samaritana venne ad attingere acqua». (Giovanni 4:7)

Gesù, pur esistendo “nella forma di Dio, svuotò se stesso, assunse la forma di uno schiavo e divenne come gli uomini” (Filippesi 2:7). Nonostante fosse in grado di sfamare le folle e dispensare gratuitamente acqua vivificante, Gesù, come ogni uomo provò la stanchezza umana e sentì il bisogno naturale di dissetarsi. Ora è seduto presso il pozzo, avverte la calura del sole ed è stanco del lungo viaggio dalla Giudea alla Galilea. E’ solo, i suoi discepoli sono andati in cerca di cibo. Il racconto di Giovanni dice che «una samaritana venne ad attingere acqua». Mezzogiorno è un’ora insolita per andare al pozzo e riempire l’anfora di acqua. E’ un incontro casuale, inaspettato, quello tra Gesù e la Samaritana.

La donna non andò certo per incontrare Gesù, nemmeno sospettava chi fosse, nemmeno lo pensava. Gesù le chiese un po’ d’acqua da bere. Richiesta insolita, visto il contesto e i pregiudizi che c’erano tra i giudei e i samaritani. Da quell’incontro nulla è cambiato. Il sollievo e il refrigerio che Gesù chiese a quella donna lo chiede anche a noi, e noi ci stupiamo, non capiamo come il Figlio di Dio si abbassi a chiedere realmente qualche cosa a noi, come se per dissetarsi avesse bisogno della nostra acqua. Le parole di Gesù indicano che lui conosce in profondità la nostra vita. Nessun dettaglio sfugge al suo sguardo d’amore. Vede con precisione quanto c’è di buono nella nostra vita.

Non bastò molto alla Samaritana per capire che Gesù aveva un fascino misterioso, qualcosa di speciale che gli altri non avevano, qualche cosa che non è di questo mondo e che lasciava intravedere la pienezza della vita, della luce, della gioia. E la Samaritana, piano piano stava attingendo quest’acqua, non in quell’anfora vuota, che poi lasciò nel pozzo, ma nel suo cuore, dissetandolo con l’acqua vivificante della vita eterna. Come la Samaritana non andò in cerca di Gesù, così egli agi­sce con te, caro fratello “lontano”. Anche se non lo stai cercando, lui si fa trovare in maniera del tutto casuale e inaspettata, quando meno te lo aspetti, quando pensi che ormai non ci sia più nessuna speranza.

Gesù si fa presente e lo troviamo laddove non avremmo mai creduto trovarlo. Imitando alla perfezione suo Padre, egli ci attende nei luoghi più impensabili, nei momenti più strani. Quella donna, forse bella e contesa da più uomini con i quali non si creava problemi ad andarci insieme, non mostra segni di pentimento e di rammarico per la sua vita non propriamente esemplare. Portava con sé un’anfora vuota, un gesto quotidiano quello di andare al pozzo di Giacobbe. Parla con Gesù come tutti gli altri. Non era preparata a quell’incontro, non capiva quello che sentiva. E’ questo il bello dell’incontro con Geova: nessuna preparazione, conoscenza, tutto si svolge nello stupore e nella meraviglia, nella gratitudine e nella gioia delle sue parole.

Geova si presenta senza che noi lo sospettiamo o lo aspettiamo. Siamo nell’angoscia, nella tristezza, nella disperazione e a un certo punto si spalancano le finestre del nostro cuore. Geova ci dà gratuitamente ogni cosa. Non serve costruire artificiosamente la nostra vita cristiana, non servono riti, ore e quant’altro. Lui ci chiede soltanto un po’ d’acqua simbolica, un piccolo sforzo d’amore per poterci ricambiare del dono della vita eterna. E così, caro fratello “lontano”, non c’è bisogno che vengono gli anziani a trovarti a casa o che tu vai da loro in Sala del Regno. Certi incontri casuali e inaspettati non sono poi così casuali e inaspettati come sembrano. Forse lo sono per te, ma non per Gesù e Geova. Loro ti attendono in ogni momento della giornata e in ogni luogo dove ti trovi. La casualità di un incontro può ravvivare una fede mai del tutto spenta. Geova e Gesù non hanno mai perso la speranza di rivederti nella loro casa.  

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