La depressione acquisita

Non nasciamo depressi ma acquisiamo la depressione nel corso del tempo a seguito di rapporti deludenti.

Se questa malattia psichica non è innata ma acquisita vuol dire che è curabile. Almeno è quello che sperano gli specialisti. In realtà ciò che si ammala non è la coscienza ma la sede delle emozioni e degli affetti, quello che gli esperti della psiche chiamano il cervello emotivo (Sistema Limbico).

La Bibbia fa risalire la sede delle emozioni al cuore. In Filippesi 4:7 si fa distinzione tra il cuore e le facoltà mentali. La coscienza, che fa parte della natura umana, è la facoltà di “conoscere il male e il bene”. È la conoscenza interiore di noi stessi, di quanto siamo capaci di vagliare le nostre azioni, i nostri atteggiamenti e le nostre scelte.

Il cristiano depresso “sente ma non vede”. Il sentire del depresso è legato al corpo. Lui sente sia la pesantezza che il senso di oppressione. Percepisce che qualcosa non va in lui, ma “non vede” bene, non riesce a individuare la natura dell’altrui anaffettività e per questo motivo si autoaccusa.

A volte il depresso ci mette del suo. Lo si nota dalla mancanza di compattezza con cui affronta le situazioni. Quando la depressione è grave, perde completamente la speranza, si autoconvince che non c’è nessuno che possa aiutarlo. Bloccare subito questi pensieri di incurabilità è fondamentale per arginare il nesso tra depressione e il suicidio.

La pandemia ha colto di sorpresa tutti ed è evidente l’impreparazione. Questo periodo di incertezza sta rendendo l’umanità sempre più triste. Va precisato che il Covid non è la causa della depressione di molti, però sta facendo emergere una situazione psichica già presente ma non ancora manifesta.

La tristezza e la depressione non sono la stessa cosa. La depressione è una malattia psichiatrica, la tristezza è uno stato d’animo momentaneo. Spesso la tristezza rivela che la persona è ancora sensibile agli stimoli di un lutto, una malattia, una delusione. Tali stimoli la rendono adeguatamente reattiva.

Chi è fragile, subisce invece di respingere quel tipo di mentalità fredda e priva di affetto naturale, che punta al  soddisfacimento delle aspettative collettive e che spazza via i bisogni personali.

Come Testimoni di Geova dobbiamo stare attenti a non mettere al di sopra degli interessi individuali quelli dell’organizzazione. La collettività è un bene prezioso fin quando non lede la psiche del singolo fedele.

La mentalità del mondo è basata sui profitti a discapito delle esigenze individuali. In realtà, sono i bisogni del singolo a dover essere soddisfatti all’interno della collettività e non viceversa. Chi guida le congregazioni deve fare molta attenzione quando si rapporta con i fratelli fragili. Una cosa è la depressione e un’altra è la debolezza spirituale o la malvagità.

Il depresso “sente” ma “non vede”. Perciò, alleggeriamo la sua pesantezza, confortiamolo, aiutiamolo a “vedere” il vuoto interiore e facciamo il possibile per riempirlo con l’espressione sincera del nostro affetto.

Come Geova “custodiamo” il cuore e i pensieri del conservo depresso, facciamolo con un atteggiamento di pace e di consolazione che scaturisca da una intima relazione fraterna. (Proverbi 4:23; Filippesi 4:7).

Sappiamo di TdG che sono “andati” in depressione a causa di esperienze dolorose avute con altri conservi cristiani. Alcuni sono diventati inattivi e altri per fortuna sono rientrati dalla loro inattività.

Infine, non sottovalutate i fratelli che sono oggetto di disciplina. In alcuni casi, le conseguenze di una disciplina, invece di produrre “opere degne di pentimento”, hanno prodotto “opere di malessere psichico” e sono finiti in cura presso i CPS.

Non vogliamo dire che la colpa della depressione di alcuni è degli anziani di congregazione o dei comitati giudiziari. Diciamo solamente di “non metterci il carico”.  Così, tanto per capirci.

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APPROFONDIMENTO: vedi la serie di articoli sulla depressione

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