La potenza del PER-DONO

Definire il perdono è difficile. Non si tratta soltanto di assolvere chi ha sbagliato rinunciando alla punizione verso chi ha fatto un torto, c’è di mezzo un atto molto personale che implica la misericordia al massimo della sua nobiltà.

Chi perdona non dimentica il torto ricevuto, spera che l’essenza e la bellezza del perdono non si dissolvino col tempo. 

Comunque, c’è differenza tra contrizione e attrizione.  La contrizione è il dolore che si prova nell’animo a causa di una azione peccaminosa seguito dalla volontà di non commettere più quel peccato. L’attrizione non deriva dall’amore puro verso Dio, ma dalla consapevolezza della perdita dei benefici divini, dal timore della pena, dalla vergogna per essere stato scoperto.

IL PERDONO E’ IL DONO PIU’ GRANDE ED ESTREMO CHE SI POSSA CONCEDERE A CHI HA SBAGLIATO

Il perdono è un atto volontario e gratuito. In latino, la frase “concedere in dono” perde il prefisso “con” e diventa “per” che è un rafforzativo. Indica un dono completo di amore volontario e incondizionato che travalica norme e differenze verso chi è ostile o ha peccato.

Dio concede il perdono a quelli che glielo chiedono. Ma non trattiene la punizione da coloro che deliberatamente si oppongono a lui (Esodo 34:6, 7). L’amore facilita il perdono (1 Corinti 13:4-8).

Nel Web gli insulti sono una caratteristica dove difficilmente gli utenti sono aiutati a perdonare. Certi commenti e post non fanno altro che alimentare rabbia e risentimento.

Chi non perdona è vittima volontaria di se stesso. Si isola, diventa suscettibile e perfino depresso. Si concentra più sull’offesa che sul godimento della vita. I suoi problemi di salute aumentano, come la pressione alta, disturbi al cuore, mal di testa, ecc.

Invece di scegliere l’inattività o la dissociazione, chi sa perdonare migliora i rapporti con gli altri, acquisisce empatia e prova compassione. Il suo benessere mentale e spirituale è evidente dalle parole e dalle azioni. Certamente non diventa depresso.

Se volete riuscire a perdonarvi, allora dovete accettare la realtà che tutti commettiamo errori. Imparare da essi aumenta la probabilità di non ripeterli, anche quando alcune abitudini è difficile cambiarle. Ci vuole tempo.

Soprattutto state con persone incoraggianti, positive e oneste, qualità difficili da scovare nel web. È assurdo pensare che possono aiutarvi persone che urlano il loro risentimento nei confronti del Corpo direttivo e dei Testimoni di Geova in generale.

Fate pace con gli altri, assumendovi le vostre responsabilità se volete provare grande pace interiore (Matteo 5:23, 24). Non state in compagnia di persone astiose.

Un ex inattivo, attivo sui social, ha detto: “Non potevo ritornare da Geova se nel mio cuore nutrivo ancora rabbia verso gli anziani di congregazione. Risentimento alimentato da oppositori digitali e da altri Testimoni ambigui che partecipavano alle discussioni. Dovevo risolvere questo problema prima con Geova, poi con me stesso e in seguito con gli altri. Alla fine ce l’ho fatta, dopo aver abbandonato gli scontenti, sono tornato da Geova, tra i contenti”.

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