La potenza della SPERANZA

Il malato, in quanto tale, spera più di ogni altro. Le parole empatiche, di conforto e fiducia sono il mezzo più importante per infondere speranza. Secondo gli scienziati le buone parole innescano meccanismi simili ai farmaci modificandone il cervello e il corpo di chi ne soffre.

La speranza può essere indotta dalle persone più vicine così come da chi cura, il medico o il terapeuta. Come i farmaci possono avere effetti collaterali se usati male, così anche le parole inappropriate possono avere effetti dannosi.

La speranza è il desiderio di un futuro migliore del presente.

“Ma il desiderio non è il solo elemento della speranza. Non basta che io voglia qualcosa, me lo devo anche aspettare, poiché sono fortemente motivato a farlo, e quindi mi adopererò affinché il mio desiderio si avveri. Il desiderio innesca la motivazione ad agire, ed è proprio questa la forza della speranza. Se il mio desiderio è forte, agirò subito e con maggior determinazione, quindi è più probabile che riesca a ottenere quello che voglio”.

“C’è però un altro elemento cruciale nella speranza: la fiducia. Se non credo di farcela io o non credo che le persone intorno mi aiuteranno è più difficile mettere in atto un comportamento che mi farà raggiungere l’obiettivo”.

“Desidero con forza, ci credo, lo voglio, quindi mi aspetto che starò meglio: sono gli ingredienti essenziali della speranza. La speranza, quindi, non può essere considerata una singola entità, bensì una miscela di fattori che mi fanno prevedere un domani migliore di oggi”. (Fabrizio Benedetti, La speranza è un farmaco).

Molti studi concordano sul fatto che la speranza ha effetti benefici sulla salute. Persone dotate di grandi speranze tollerano meglio il dolore. Se viene a mancare la speranza, il percorso di cura, già di per sé difficile, diventa ancora più tortuoso e ripido, e l’energia mentale che alimenta il desiderio di guarire tende inevitabilmente a svanire.

La speranza di vivere per l’eternità è il meccanismo di sopravvivenza più potente che ci sia in natura. Per raggiungere tale obiettivo, il cervello ha sviluppato delle strategie di sopravvivenza che permettono di rimanere in vita anche nelle situazioni più pericolose e critiche.

Non esiste strategia più potente della religione, perché la religione ci fa vivere in eterno. Sperare in un Dio e in una vita ultraterrena è l’elemento comune alle diverse religioni, che quindi trasferiscono l’attenzione dalla speranza di guarire alla speranza di vivere eternamente.

Persino di fronte a morte certa il nostro cervello e il nostro stato psicologico mettono in atto nuove strategie di sopravvivenza, che mirano a superare la certezza di morire. Una diagnosi infausta, con una prospettiva di morte certa, in alcuni individui non è di per sé sufficiente a sopprimere la forza della speranza.

È solo questione di spostare più in alto la linea dell’orizzonte e pensare non più a un futuro ormai limitato nella vita terrena, ma a un futuro che non abbia confini nello spazio e nel tempo. L’eternità è pronta ad accogliere il sofferente e dunque sembra persino meglio di una guarigione in questa vita.

Sperare in un futuro migliore attiva i meccanismi cerebrali, indipendentemente se si spera in un futuro terreno o ultraterreno.

Esistono farmaci realmente efficaci. Allo stesso modo esistono parole realmente efficaci; quelle che inducono aspettative positive e speranze di guarigione ne sono un chiaro esempio. Tuttavia, così come si può fare un uso eccessivo dei farmaci, si può abusare altrettanto delle parole e delle speranze.

Il medico avventato e imprudente prescrive farmaci a non finire, non curante dei possibili effetti negativi a lungo termine. Altrettanto, il ciarlatano pronuncia parole e frasi di speranza a sproposito, senza curarsi del fatto che ciò che sta dicendo non corrisponde a verità.

Questo è possibile perché la specie umana è facilmente suggestionabile e ama credere in qualcosa e in qualcuno che possano essere d’aiuto nelle più svariate circostanze. Non si deve pensare che le parole possano sostituire i farmaci.

Le parole di speranza sono un ingrediente cruciale di ogni terapia e, come tali, devono essere parte integrante della pratica medica, ma di farmaci efficaci a cui non si può rinunciare ce ne sono tanti.

La terapia giusta è fatta quindi sia di farmaci sia di parole, proprio per integrare al meglio gli effetti della terapia con la componente psicologica. L’accoppiata vincente è sicuramente fatta di parole, speranza, farmaci efficaci.

Le nuove conoscenze della scienza e della medicina, e con esse la nuova saggezza che abbiamo acquisito, ci insegnano che l’associazione tra farmaci essenziali e parole adeguate di empatia e di speranza rappresentano oggi l’accoppiata vincente per il benessere di tutti i malati.

(Consigli tratti dal libro La speranza è un farmaco, di Fabrizio Benedetti)

Il cristiano ha la più potente speranza che oggi l’umanità possa avere: Il Regno di Dio. Si tratta di un vero governo con sede nei cieli, con a capo Cristo Gesù e altri 144mila corregnanti. Il progetto divino prevede il Paradiso sulla terra e la vita eterna per l’umanità ubbidiente.

Geova stesso afferma: “Conosco bene i pensieri che nutro per voi: voglio che abbiate pace, non calamità, e voglio darvi un futuro e una speranza. Voi mi invocherete, verrete da me e mi pregherete, e io vi ascolterò” (Geremia 29:11, 12).

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