La scienza ha relegato Dio nell’oblio della storia?

Perché alcuni hanno scelto l’inattività o la dissociazione preferendo la scienza (una parte di essa) a Dio?

In questi ultimi anni un battagliero genere letterario scientifico sostiene che la scienza ha reso la religione e Dio obsoleti. I vari dibattiti, a volte accesi, tra scienza e Dio, presentano all’opinione pubblica l’idea che i due pensieri siano inconciliabili.

Un nostro collaboratore, a quei tempi inattivo, ora proclamatore attivo, ci racconta le sensazioni che ebbe una notte in mezzo al deserto del Sahara:

 “Alzando lo sguardo in alto, non avevo mai visto le stelle come quella notte: scintillanti, luminosi, enormi, immobili al centro di quella sabbia buia. Un silenzio incredibile intorno e una travolgente sensazione di meraviglia di cui non riesco tutt’ora a esprimere con parole. Provavo una emozione di stupore e di grandezza. In quel cielo vedevo proclamata dalle stelle la gloria di Dio e quella infinita distesa celeste buia e lucente allo stesso tempo non rifletteva altro che l’opera delle sue mani. (Salmo 19:1). 

 Ancora oggi quando penso a quella straordinaria esperienza sento un fremito alla schiena, un brivido di sano timore di fronte a tanta meraviglia della Creazione. Il dipanarsi di quella meraviglia, l’espandersi di quella luce intorno al buio del cielo e del deserto, quella che era stata una meta di un viaggio si è rivelata un punto di partenza per tornare a Geova. Questa esperienza ha arricchito la mia conoscenza e mi ha aperto gli occhi di fronte alla maestosità del creato e del suo Creatore”.

 Cos’è la scienza, quella vera, se non una conoscenza osservativa, contemplativa e sperimentata che ha per oggetto la natura e l’uomo? La meraviglia del creato stimola la voglia cognitiva, il cui appagamento conduce alla gioia e avvicina a Geova, oltre che ad altra conoscenza.

Il conflitto fra il desiderio di conoscere la risposta a ogni tentativo di scoprire com’è nata la vita e l’incapacità di trovarla tormenta da sempre pensatori, filosofi e scienziati. Tuttavia, dal momento che Dio ha messo nel nostro cuore questo desiderio, è logico rivolgerci a lui perché ci indichi come soddisfarlo. (Ecclesiaste 3:11).

Scienza e religione (quella vera) sono due modi diversi di guardare Dio e le sue opere. La scienza è bravissima a sollevare interrogativi, la Bibbia invece a rispondere a queste domande. La scienza fa una descrizione parziale della realtà, la Bibbia offre una nozione completa del mondo e del senso della vita.

La grande onestà intellettuale della scienza è la consapevolezza dei propri limiti. La scienza risponde solo a quelle domande a cui sa di poter rispondere basandosi sulle evidenze. La Bibbia va oltre la capacità umana di intendere, persino “la pace di Dio sorpassa ogni pensiero” umano, va oltre ciò che possiamo immaginare. Dio vede ciò che l’uomo non vede e ha il potere di fare qualunque cosa a beneficio dell’umanità.

Lo scienziato non riesce a vivere senza dare una risposta. Dio soddisfa ogni bisogno spirituale e ne “sazia il desiderio di ogni vivente”. (Salmo 145:16). La “verità scientifica” è una verità esatta, ma incompleta e non definitiva. La Parola di Dio dice di sé stessa che è la verità, fatti veri e stabiliti. Gesù pregò per i suoi seguaci: “Santificali per mezzo della verità; la tua parola è verità”. (Giovanni 17:17). Questo perché Dio stesso è il “Dio di verità”. (Salmo 31:5)

Rispetto alla scelta ateistica, credere in Dio dà molto più senso alle cose. Il sano e obiettivo pensiero scientifico illumina gli occhi con cui guardare il panorama della conoscenza e della verità, perché fa vedere dettagli e collegamenti che in genere sfuggono all’occhio normale.

Paradossalmente la scienza arricchisce le implicazioni della fede cristiana sul piano intellettuale rendendo la fede e la conoscenza appaganti. La scienza completa il grande quadro d’insieme che è la natura.

Credere in Dio non impoverisce il godimento della bellezza e della meraviglia della natura, anzi ne arricchisce la conoscenza del suo Creatore. Tanti uomini e donne di scienza (fra cui molti testimoni di Geova) hanno imparato che fede e scienza possono sussistere se correttamente interpretate e nel contempo arricchirsi reciprocamente. Naturalmente non dovrebbe esserci spazio per nessun tipo di dogmatismo, né da parte della scienza né della religione.

Di sicuro ci sono alcuni scienziati atei – ma sono solo alcuni – che presentano la scienza come intrinsecamente atea. Ma forse lo fanno perché sono in prima istanza degli atei, non perché sono degli scienziati. Altrettanto ci sono dei credenti che presentano la natura come creazionismo, ma lo fanno proprio perché religiosi.

A dire il vero, Dio non ha bisogno né degli uni né degli altri per dimostrare la sua esistenza e la sua personalità. È vero che le false idee dei creazionisti, degli atei e degli agnostici potrebbero indurre a non prendere in considerazione Dio e la Bibbia nel suo insieme. D’altra parte, se il resoconto che fa la Bibbia della creazione si rivelasse attendibile, potreste scoprire che questo libro è una miniera di “saggezza” dalla quale trarre beneficio (Proverbi 3:21).

E tu, prima di abbandonare la congregazione lo avevi sperimentato nella tua vita e lo sai bene che questa è la verità, perché ci hai creduto e l’hai difesa per tanto tempo dalla pseudoscienza.

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