La sindrome di Caino

La prima morte umana è un fratricidio, frutto dell’odio di Caino nei confronti di Abele.

Quando nacque Caino, sua madre Eva esclamò: “Ho prodotto un uomo con l’aiuto di Geova”. Caino è il prodotto della prima vita di una coppia umana, non un semplice prodotto di un atto sessuale, ma anche un figlio “uomo” nato con il concorso di Dio, nel senso che la vita viene da Geova. Se Caino fosse rimasto da solo non poteva essere fratello di nessuno. La nascita di Abele fa di Caino un fratello e viceversa. La fraternità nasce come un dono di Dio a Caino. Prima di Abele il legame familiare era verticale, costituito da padre, madre e figlio. Con Abele il legame ora diventa orizzontale, da fratello a fratello, cioè parità di fronte ai genitori e a Dio. Crescendo, i due fratelli, pur figli degli stessi genitori, della stessa educazione e dello stesso ambiente, si dimostrano diversi fra loro: uno fa il pastore e l’altro l’agricoltore.

Sono diversi anche nel comportamento. Caino e Abele percepivano l’ambiente familiare in modo diverso e non condiviso, pur adattandosi a esso. Ognuno di loro due aveva una “nicchia” dove esprimere le loro caratteristiche, dove guardare il mondo a modo proprio. Sarebbe stato bello e costruttivo se Caino e Abele si fossero scambiati reciprocamente queste vedute diverse. Si sarebbero arricchiti e sostenuti in tutti i sensi rafforzando il legame di sangue. Le differenze sono un dato di fatto e non nascono per essere una fonte di problemi ma sono un dono di Geova, un diverso modo di adorarlo. Sin dall’inizio della storia fraterna, Dio desidera che i “fratelli” lo adorino in modo diverso, in unità non in uniformità. Ognuno deve esprime a Dio quello che sente e quello che per natura o inclinazione gli appartiene sin dalla nascita. Tutti i fratelli nascono con queste caratteristiche.

A fare la differenza nel modo di adorare il Creatore non sono le offerte in sé che facciamo, ma farsi trasportare dalle emozioni che folgorano. Caino “si accese di grande ira e il suo viso era dimesso”, era pieno di livore e il viso fintamente umile guardava per terra, non riusciva ad alzare uno sguardo buono verso il fratello. Tuttavia, Dio si interessa più di lui che di Abele: “Se ti volgi per fare il bene, non ci sarà un’esaltazione? Geova con infinito amore cerca di fargli capire che anche se le differenze fanno parte dell’adorazione questo non vuol dire che Caino non conta nulla ai suoi occhi.  Come un padre amorevole lo avverte del pericolo di proseguire con un tale atteggiamento: “Ma se non ti volgi per fare il bene, il peccato è in agguato all’ingresso, e la sua brama è verso di te; e tu, da parte tua, lo dominerai?”. Il peccato covava dentro Caino e prima o poi sarebbe uscito più forte dello stesso Caino. Geova lo rassicura: “Se tu vuoi puoi farcela a dominarlo, accettando la differenza che tu sei Caino e tuo fratello è Abele”. L’offerta di Caino non è quella di Abele, è semplicemente diversa, Caino doveva accettare di essere Caino e non Abele. Invece, in modo sbagliato accentua l’assoluta distanza dal fratello considerandolo come un estraneo, cede alla sindrome che porterà il suo nome: la sindrome o il complesso di Caino.

 Dio lo condanna alla privazione “vagante e fuggiasco sulla terra”, quella terra che Caino dominava come “coltivatore del suolo”. Uccidendo suo fratello, Caino pensava di essere l’unico a godere dei beni di Dio. In realtà si è rivelato un perdente. Geova nella sua misericordia, gli pone un segno affinché nessuno lo uccida facendosi giustizia. La violenza genera violenza. Agli occhi di Dio non siamo differenti nonostante la diversità.

IL COMPLESSO DI CAINO

Si tratta di un atteggiamento ostile nei confronti di un fratello o una sorella. La rivalità tra fratelli spirituali non si manifesta uccidendo letteralmente il proprio fratello. Nonostante le rigide norme per bloccare questo complesso, esso si manifesta in maniera latente sullo sviluppo affettivo e intellettuale. Alcuni non riescono a controllare le emozioni folgoranti che prima o poi si manifesteranno. Chi soffre del complesso di Caino se la prende sia con chi sposta il suo sguardo interessato su altri fratelli e non più su di lui, sia con chi riceve le attenzioni altrui. Manifesta ostilità, soprattutto gelosia e invidia. Il modo in cui trattiamo i nostri fratelli cristiani influisce sulla nostra relazione con Dio e sulle nostre prospettive future. Non possiamo odiare un fratello e avere l’approvazione di Dio. — 1 Giovanni 3:11-15; 4:20. La vita di Caino mostra che tutti abbiamo la possibilità di scegliere e quelli che scelgono di peccare si separano da Geova Dio.

Caino voleva distruggere la soddisfazione di Geova per Abele, per lui insopportabile. Non potendo prendersela con Dio scarica tutta la sua rabbia sul fratello. La sua era un’invidia distruttiva che nasce da uno sguardo cattivo. Anche l’etimologia del termine conferma la radice visiva dell’espressione: ‘In-videre’ (guardare, vedere) e quindi ‘invidiare’ ‘guardare male’. L’invidia è legata alla tristezza per i beni dell’altro, perché il desiderio più profondo e lacerante dell’invidioso è quello di sottrarre all’altro i suoi beni per appropriarsene e goderne al suo posto. A ciò lo accompagna la sensazione, che quello che l’altro possiede sia immeritato. Di qui la necessità di provocare la sofferenza o il desiderio di privare l’altro di ciò che possiede. Per aiutarlo, Dio disse a Caino di ‘volgersi per fare il bene’. (Gen. 4:7) Fare il bene è l’antidoto giusto contro l’invidia.

Spesso l’invidia è compagna della presunzione. Ci sono fratelli che dopo essere stati fedeli a Geova per molti anni si sono ribellati a causa dell’invidia e della mal sopportazione di altri fratelli preminenti nell’organizzazione. Questo atteggiamento può nascere dal fatto che non si apprezzano più i propri privilegi. Costoro non si rendono conto che il più grande onore è quello di servire Geova fedelmente secondo la sua disposizione, non di ottenere un particolare incarico o di raggiungere una certa posizione. Probabilmente tali presuntuosi considerano i privilegi di servizio come onorificenze che li fanno aumentare di grado.

Così come pose la domanda a Caino: “Dov’è tuo fratello?”, Geova in un certo senso potrebbe rivolgerla a chiunque in congregazione a proposito dei fratelli inattivi. “Sono forse io il guardiano di mio fratello?” fu la risposta di Caino a Geova. Come detto prima, l’invidia è collegata con la vista, così il termine guardiano è collegato con il guardare e ha come sinonimo sorvegliante. Sia i sorveglianti che il resto della congregazione come vedono i loro fratelli “inattivi”? Stanno guardando i loro reali bisogni o il loro sguardo è altrove? Nel loro cuore forse ragionano dicendo: “Non so che fine ha fatto quel fratello inattivo. Non sono mica io il suo guardiano?”. Coloro che ragionano in questi termini sono come gli idoli, che hanno occhi ma non vedono e sguardi che non guardano. Tanti altri fratelli, invece, somigliano a Geova, i cui occhi scrutano in modo benigno e il suo sguardo penetra dolcemente in profondità.

 

Approfondimento:  ______________________________________________________

Ostilità nascoste.  Esistono diversi modi di ferire il proprio fratello. Scopri quali sono leggendo l’articolo.

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