La vita è un’opera d’arte del felice Dio

Vogliamo iniziare questo nuovo anno con un articolo sulla speranza che molti nutrono in un futuro pieno di felicità. Cos’è realmente la felicità?

  • FELICITA’: Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato. (Treccani)
  • Geova è definito nella Bibbia “il felice Dio”, mentre Gesù è chiamato “il felice Governante”. (1Timoteo 1:11; 6:15)
  • Secondo la Bibbia, la felicità dipende dall’amore di Dio e da una sana relazione con lui. Non si può essere felici senza ubbidirgli, perché la felicità è un suo dono. (Giacomo 1:17)

Gesù espresse il concetto di felicità in nove punti nel suo Discorso della Montagna (Matteo 5:1-12). In base alle sue parole, la vera felicità deriva da quelle cose che hanno a che fare con la spiritualità, l’adorazione di Dio e l’adempimento delle sue promesse.

In conclusione, Geova e Gesù sono felici perché donano generosamente il loro amore all’umanità. Per imitarli dobbiamo donare e donarci agli altri, perché la felicità dipende dal dare e non dal ricevere. (Atti 20:35)

L’uomo contemporaneo misura il proprio benessere, anche interiore, sulla base della ricchezza personale, nonostante questa equazione non sembra essere esatta. Una società ricca economicamente non assicura un aumento significativo del benessere individuale.

Secondo il pensiero del sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman (1925-2017), uno dei più noti e influenti pensatori al mondo, nel suo libro L’arte della vita, (un libro di cui vi consigliamo la lettura, da cui trae spunto questo articolo) “siamo felici finché non perdiamo la speranza di essere felici”. Una speranza che rimane viva solo se riusciamo a “tentare l’impossibile”, cioè, porci delle sfide difficili, scegliendo obiettivi che in apparenza sembrano lontani da raggiungere.

La vita è logorante per i deboli di cuore ma non per coloro che amano avventurarsi, perché la felicità non è uno stato definitivo, ma una continua ricerca, un’avventura. La felicità non ha fine, nemmeno quando la si raggiunge, essa è perenne, una volta raggiunto uno stato, se ne aggiunge un altro, fino all’infinito. Questa ricerca non ha fine, non si concluderà mai, “la sua fine – secondo Bauman – equivarrebbe alla fine della felicità stessa”.

Per il filosofo polacco esercitare l’arte della vita significa trovarsi in uno stato di trasformazione perpetua, in cui poter ridefinire sé stessi e diventare perennemente altro, proprio come un liquido che assume la forma del contenitore che lo ospita. Essere liberi, poter scegliere secondo la propria volontà, significa essere in grado di cambiare forma in modo volontario e perseguire gli obiettivi prefissati.

L’arte della vita è dunque ricreare sé stessi e il mondo sfuggendo a quelle incertezze che rendono inaccessibile la felicità. Il mondo può diventare migliore se ci si trasforma in artisti, accettando le conseguenze di ciò che facciamo, sia positive che negative. Vivere la nostra vita diventa così un lavoro artistico, perché ogni uomo è in grado di dare forma alla sua esistenza.

In passato la felicità dipendeva dal godere dei frutti del proprio lavoro e dai risultati raggiunti, ora in una società liquida senza momenti di condivisioni sociali, la ricerca della felicità è diventata cervellotica, perché basata sul forte desiderio di acquisto di un bene di consumo e che una volta posseduto cessa quell’adrenalina che spinge a comprare. E così via fino al prossimo desiderio di acquisto.

Gli antichi, guidati dal principio Dum spiro, spero (finché c’è vita c’è speranza) sostenevano che senza duro lavoro la vita non offrirebbe nulla che abbia valore. Migliaia di anni dopo, questo consiglio è ancora valido. Annullare il passato per ricostruirsi in senso spirituale e mantenere la speranza richiedono sforzi e rinunce. La porta che conduce alla salvezza è stretta e tortuosa e i cristiani lo sanno bene.

Un artista per realizzare un’opera che duri nel tempo accetta le sfide difficili.  Ogni uomo è dunque un’artista della propria vita, perché se la crea e la modella secondo i suoi desideri. Gli antichi maestri preparavano accuratamente la tela prima di dipingere e sceglievano con particolare attenzione la composizione chimica dei colori per essere certi della loro durata.

In tal modo senza un piano, una scala di valori, senza la scelta accurata di norme e principi morali e spirituali non si troverà mai la vera felicità, perché Dio è la felicità e senza tener conto di lui non si può fare nulla al di fuori di quello che la sua volontà permette. (Isaia 46:10, 11; 55:10, 11)

Le Beatitudini, Marcello Silvestri

«La felicità non si raggiunge inseguendola come la meta principale della nostra vita, perché essa non è la meta, ma il risultato di una vita devota a Dio, che si manifesta con le sue qualità e nell’agire nel modo che egli desidera. Dio è felice con l’uomo e per l’uomo, perché mostra il suo amore felice in maniera disinteressata.

La felicità che Dio ci dona non dipende dal prendersi cura degli altri solo per il senso del dovere o perché il comando arriva da un potere superiore, ma in una fiducia spontanea nel prossimo priva di calcoli di guadagni e perdite. Siccome la felicità è divina, non dipende dagli uomini, ma da una condizione morale e spirituale approvata da Dio.

Si è felici non perché si agisce per avere vantaggi o il plauso altrui ma in quanto noi uomini devoti siamo oggetto di reciproca attrazione della felicità di Dio. Geova è felice dell’uomo che usufruisce della sua volontà e l’uomo di conseguenza è felice di questa felicità divina. Siate felici della felicità di Geova, questo è il nostro augurio». (inattivopuntoinfo)

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