Le malattie spirituali incidono su quelle psichiche e viceversa?

C’è relazione tra malattie psichiche e malattie spirituali? Ad esempio i vizi e le virtù quanto segnano profondamente la natura umana? È possibile vedere la psicologia da una prospettiva cristiana?

Se alcune malattie psichiche dipendono da certe malattie spirituali è possibile che la loro guarigione dipenda, almeno in parte, da una terapeutica spirituale.

Non in tutti i casi, ma in alcuni, una malattia spirituale può generare un disordine psichico e una malattia psichica può dare forma a una malattia spirituale.

Attenzione! È giusto e corretto mantenere una rigorosa distinzione tra malattie psichiche e malattie spirituali. Ci stiamo riferendo con questa serie di articoli alla relazione che ci potrebbe essere tra la malattia psichica e quella spirituale.

L’obiettivo di questi articoli non è quello di sostituirci agli psicologi e agli psichiatri. Il nostro scopo mira alla guarigione spirituale, in vista della sua salvezza e della sua edificazione. Per amore del vero, vi diciamo che molte di queste considerazioni sono il frutto delle fatiche di Jean-Claude Larchet (nella foto sotto), patrologo e teologo ortodosso, e riprese dal suo libro L’inconscio spirituale, malattie psichiche e malattie spirituali.

Come l’autore sottolinea è corretto precisare che le malattie spirituali hanno un ruolo nel generare difficoltà psichiche, ma ciò non significa che chi soffre di una malattia psichica sia più peccatore degli altri. In molti casi questo genere di malato, più che colpevole, è vittima del suo ambiente e delle sue relazioni familiari e merita comprensione. Comunque, in diversi casi, la malattia psichica può essere legata a colpe personali, e chi ne soffre può considerarsi direttamente responsabile.

La malattia spirituale cui Larchet intende è la disfunzione della relazione umana con Dio e la guarigione, cioè il ripristino del normale rapporto con Dio. Ci ha colpito particolarmente la differenza tra “immagine di Dio e somiglianza con Dio”. In effetti si distinguono l’una con l’altra ma sono correlate.

La vita psichica è condizionata dai rapporti con se stesso, il prossimo e il mondo, tutte realtà che dipendono – negativamente o positivamente – con il rapporto che si ha con Dio.

Nella lettera agli Ebrei l’apostolo Paolo scrisse: “Il cibo solido è per le persone mature, per quelli che mediante l’uso hanno le loro facoltà di percezione [lett. “organi di senso”] esercitate [come un ginnasta] per distinguere il bene e il male”. (Ebrei 5:14, nt.) Paolo esortò i cristiani a esercitare la loro capacità di pensare proprio come un ginnasta esperto esercita i suoi muscoli. Ogni essere umano è stato creato con queste capacità.

Queste facoltà sono per loro natura orientate verso Dio. Diventano “contro natura” quando queste si orientano in un altro senso. E quando si esercitano contro natura danno origine alle passioni. Logicamente queste sono malattie spirituali che vanno distinte dalle malattie psichiche: come le passioni non sono malattie psichiche, così le malattie psichiche non sono passioni.

Tuttavia, le malattie spirituali coinvolgono l’uso o il modo di esercitare le nostre facoltà (ragione, concupiscenza, irascibilità, immaginazione, memoria, ecc.). La loro disarmonia è dunque psichica e spirituale. Sin dalla Genesi, il concetto biblico è chiaro: l’uomo ha una relazione con Dio, perché è stato creato a sua immagine e somiglianza. (Genesi 1:26).

In che senso l’uomo è a immagine di Dio? In quanto possiede facoltà superiori, quali l’intelletto, la ragione, la volontà, la libertà di scegliere e la potenza di amare. L’immagine di Dio data all’uomo fa parte della sua stessa essenza. La somiglianza, invece, l’uomo deve conquistarla, perché essa proviene dalle virtù, che sono delle disposizioni abituali o stati spirituali, che fanno aderire l’uomo a Dio e lo rendono simile a Lui.

L’immagine di Dio riguarda l’essenza dell’uomo, mentre la somiglianza è riferita al suo modo di essere. Secondo Treccani, l’immagine è la forma esteriore degli oggetti corporei, percepita attraverso la vista, o si riflette – come realmente è, o variamente alterata. Invece, la somiglianza è l’essere simile nell’aspetto esteriore sia per aspetti, qualità e caratteri intrinseci.

Questo tipo di immagine esclude qualsiasi somiglianza fisica fra Dio e l’uomo. Tuttavia, come Dio ha un corpo spirituale, così l’uomo ne ha uno terreno. C’è tuttavia uno stretto rapporto fra immagine e somiglianza. Le qualità morali e spirituali sono presenti nella natura stessa dell’uomo e ognuno ha la responsabilità di coltivarle e farle crescere. Quindi, l’uomo, dice Genesi, è creato “a nostra immagine in vista della nostra somiglianza”. L’uomo è somigliante a Dio nelle qualità divine ma deve realizzarle nella sua vita, pur se esse lo orientano verso Dio.

Possiamo affermare che la natura dell’uomo è stata da Dio creata come forza volta alla realizzazione della finalità che Dio le ha attribuito. Grazie alle virtù (eccellenza di qualunque genere) quali prudenza, coraggio, autodisciplina, imparzialità, compassione, perseveranza, onestà, umiltà e lealtà, possiamo somigliare al modo di pensare e di agire di Geova.

Quanto più l’uomo è puro, umile e vive in conformità con le virtù, tanto meglio può lasciar entrare e agire in sé l’energia divina. Se l’uomo si allontana da Dio tale energia non viene affatto abolita, in quanto il male non è superiore al bene, né la forza negativa è superiore a quella positiva di Dio, ma viene volontariamente, liberamente e provvisoriamente disattivata.

Il peccato è caratterizzato dal fatto che l’uomo si è allontanato da Dio, ma questo non esclude l’immagine e la somiglianza con Lui. Invece di desiderare e amare Dio, l’uomo si è messo ad amare egoisticamente se stesso fuori di Dio e ad amare le creature per il piacere che esse gli procurano. Volendo diventare dio senza Dio, l’uomo fece di sé un idolo.

Come l’uso normale delle facoltà dell’uomo dà forma alle virtù, il loro uso anormale dà forma alle passioni, il cui nome stesso significa: malattia, soffrire. Il piacere e il dolore hanno un potere forte sull’uomo peccaminoso che è fortemente attratto dal piacere mentre prova avversione per il dolore.

Comunque il peccato non ha modificato la natura umana nel suo profondo. L’uomo continua a mantenere le medesime facoltà originarie, anche se non vengono esercitate più in maniera perfetta. La salvezza in Cristo (salvezza significa letteralmente salute) si rivela una guarigione della natura umana decaduta.

(continua)

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