Le piccole cose che piacciono a Dio

Secondo papa Bergoglio,  la Parola di Dio fa l’elogio del piccolo e cita a sostegno di questa tesi Isaia 11:1 che dice: “Un ramoscello deve spuntare dal ceppo di Iesse; e dalle sue radici un germoglio sarà fecondo”. 

«La presenza di Dio nel mondo – continua Bergoglio – incomincia sempre così». Le cose di Dio germogliano da un piccolo seme. Secondo il papa, il seme è piccolo e da solo non può germogliare senza l’aiuto dello spirito santo, perché esso sceglie sempre il piccolo per diventare grande.

Bergoglio definisce coloro che non sanno fare teologia «enciclopedisti della teologia» perché sanno tanto ma non sono capaci di fare teologia perché la si fa in ginocchio e loro non sono propensi a inginocchiarsi, a farsi piccoli, umili.

«Il vero pastore, chiunque sia, se non si fa piccolo, non è un pastore». Insomma, secondo Papa Francesco, la piccolezza è la capacità di rischiare perché ha poco da perdere. Essa aiuta a diventare nobili di animo e generosi, perché rende capaci di andare oltre l’umano, perché mira a ricevere la grandezza di Dio.

La piccolezza viene dunque messa in relazione con i propri limiti, i propri peccati, la propria umiltà nel riconoscersi piccoli davanti all’immensità del Creatore. Non la forza, la grandezza, i ruoli, le nomine, gli incarichi, ma l’umiltà e la consapevolezza di avere bisogno che ci aiutano a percorrere la strada della piccolezza che Dio ci ha indicato nella Bibbia. Evitare le manie di grandezza, è un po’ questo il senso dell’omelia a Santa Marta del papa.

L’Albero di Jesse, Matteo da Gualdo, Museo Civico di Rocca Flea, Gualdo Tadino (PG)

“Un ramoscello deve spuntare dal ceppo di Iesse; e dalle sue radici un germoglio sarà fecondo”. La posizione di Iesse rappresentato in dormiveglia, sdraiato su un terreno ricco di pianticelle, vuole indicare la natura profetica della visione.  Dal suo ventre (le sue radici), esce un albero i cui rami raffigurano gli antenati della vera radice di Iesse, cioè Gesù.

A sottolineare la piccolezza dell’uomo di fronte alla grandezza del creato, è Dio stesso quando parla con Giobbe. Con un linguaggio sublime, di grande bellezza poetica, l’Altissimo descrive con una serie di domande che si susseguono come vento impetuoso che gira vorticosamente, dove è lampante la differenza tra la piccolezza umana e quella creativa. Dio è così grande che la piccolezza umana invece di provare un sano timore lo vitupera. (Giobbe 38)

Geova ha un senso di giustizia superiore al nostro e per questo non ci assilla per ogni piccolezza. Come uomini fatti a immagine di Dio siamo meravigliosi anche nella nostra piccolezza. (Sal. 8:3, 4)

“L’uomo possiede la facoltà mentale dell’astrazione, si prefigge coscientemente degli obiettivi, fa piani per raggiungerli, opera per portarli a termine e prova soddisfazione quando li realizza.

Creato col senso della bellezza, con un orecchio per la musica, con una predisposizione per l’arte, col vivo desiderio di imparare, con un’insaziabile curiosità e con un’immaginazione in grado di inventare e creare, l’uomo prova gioia e si sente realizzato quando si avvale di questi doni.

Prova soddisfazione nell’impiegare le sue facoltà mentali e fisiche per risolvere i problemi che gli si presentano. È pure dotato di un senso morale che gli permette di distinguere il bene dal male, e di una coscienza che gli rimorde quando sbaglia. Prova felicità nel dare e gioia nell’amare e nell’essere amato. Tutte queste attività e qualità accrescono la sua gioia di vivere e danno un senso e uno scopo alla sua vita.

L’essere umano può contemplare il mondo vegetale e animale, la maestà dei monti e degli oceani, la vastità dei cieli stellati, e rendersi conto della sua piccolezza. Ha il concetto del tempo e dell’eternità, si chiede da dove è venuto e dove va, e tenta di capire cosa c’è dietro tutto questo. Nessun animale fa queste riflessioni, mentre l’uomo si chiede il perché e il percome delle cose. Tutto questo deriva dal fatto che egli è stato dotato di un cervello straordinario e che porta l’“immagine” di Colui che lo ha creato”. (Come ha avuto origine la vita? Per evoluzione o per creazione? pp. 177-178)

L’uomo ha un posto nell’universo e per questo dovremmo sentirci umili di fronte a tale maestà. Se si potesse eliminare dal corpo umano tutto lo spazio vuoto, se tutti i nuclei e gli elettroni si potessero raccogliere insieme in una solida massa, il corpo si ridurrebbe alle dimensioni di un minuscolo granello di sabbia che si può a malapena sentire con la punta delle dita. (The Walt Disney Story of Our Friend the Atom).

 Siamo granelli di sabbia, siamo come un velo di polvere nella bilancia di Dio. (Isaia 40:15). Nonostante ciò Geova ci ama tantissimo. Voi “inattivi” non siete un fallimento di Geova. Non siete inferiori ad altri. Prima o poi capita a tutti di fare fiasco nella vita (Romani 3:23). La tenacia è di chi reagisce di fronte a una sconfitta. Non lasciatevi paralizzare dalla paura. Geova richiede da te quello che la tua forza è in grado di fare al momento (Ecclesiaste 9:10). Non fidatevi di tutti quegli «enciclopedisti della verità» che trovate sul web.

Gli inattivi non sono un caso disperato. Paolo si rendeva conto che le sue imperfezioni non lo rappresentavano per quello che realmente era. Se Geova non si fissa sui nostri difetti e le nostre debolezze perché dobbiamo farlo noi? Abbiamo pur dei pregi, non vi pare?

In qualità di Pastore Eccellente, Dio si sofferma sulle nostre qualità, pur piccole quanto possano sembrare. (Ebrei 6:10) La tenacia e la consapevolezza di avere bisogno di lui e del suo spirito ci aiuta a risollevarci, indipendentemente dalle volte che cadiamo. (Proverbi 24:16)

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