«Me la vedo io con il suo Dio»

La presunzione e l’arroganza di Satana e del Faraone, solo per citare due personaggi biblici, fra i tanti che sfidarono la persona di Geova, non ha insegnato nulla a uomini che oggi hanno certa autorità. 

È il caso del Dott. I. citato nella sentenza della Corte di Cassazione n. 29469 del 20 dicembre scorso. Sentenza che tutela in maniera definitiva la libertà di professare la fede religiosa dei testimoni di Geova e di rifiutare l’emotrasfusione anche con dichiarazione formulata prima del trattamento sanitario, purché dalla stessa emerga in modo inequivoco la volontà di impedire la trasfusione anche in ipotesi di pericolo di vita.

IL FATTO:

La vicenda risale al 2004 con il rifiuto delle emotrasfusioni espresso da una paziente testimone di Geova in occasione di un parto cesareo programmato. La paziente consegnava ai medici una dichiarazione scritta (DAT) del suo rifiuto anche di fronte al pericolo di vita e lo ribadiva anche verbalmente più volte.

Dopo l’intervento la paziente subiva una grave emorragia a seguito della quale i medici la sottoponevano a laparotomia. Nonostante il rifiuto opposto, i medici le somministravano 7 trasfusioni di sangue. La donna citava in giudizio i medici e la struttura ospedaliera chiedendo il risarcimento per il danno subito.

In primo grado il Tribunale di Milano respingeva le richieste della donna. In seguito, anche la Corte di Appello confermava le decisioni delle prime cure. La recente sentenza della Corte di Cassazione civile ha ribaltato le due sentenze dando ragione alla testimone di Geova, eliminando così il comportamento tipico della “medicina difensiva” (tanto dannosa quanto inutile) diretta a forzare il consenso del paziente a motivo dello spettro di un rischio emorragico.

La Corte cassa la sentenza per violazione delle norme costituzionali, mentre la paziente è stata risarcita del danno subito. Finalmente, una sentenza che tutela sia il paziente sia gli operatori sanitari. I testimoni di Geova a fronte di un documento (DAT) vedranno riconosciute le loro volontà anche quando si ipotizza il rischio della vita e i medici non subiranno azioni legali. Adesso bisogna applicare la legge e rispettare la Costituzione. Punto. Fine della pluridecennale e spinosa questione delle trasfusioni di sangue.

Che dire del Dott. I. che ha pronunciato la frase di sfida a Geova: «Me la vedo io con il suo Dio»? Ha dovuto rimangiarsi tutto e se ha una coscienza dovrà pensarci mille volte prima di lanciare una stolta sfida a Dio. Comunque, sarà Dio a vedersela con lui.

Felici quelli che non sono insolenti e usano correttamente la loro autorità. In passato chiunque osò sfidare Geova apertamente fu umiliato. Ci sono sempre stati uomini che hanno dichiarato con tracotanza il loro disprezzo per Dio.

Ad esempio, il Baranowsky del campo di concentramento di Sachsenhausen, che in tono di sfida disse: “Ho impegnato un combattimento con Geova. Vedremo chi è più forte, io o Geova”. Poco tempo dopo Baranowsky si ammalò e morì. Altri hanno continuato a manifestare un atteggiamento simile. Oggi, in tutto il mondo i servitori di Dio odono e vedono uomini che sfidano con disprezzo Dio senza alcun timore. Quanti dottor i” vaneggiano nel web.

“Felice è l’uomo che confida in Geova e che non guarda gli insolenti né quelli che sono falsi”. (Salmo 40:4).

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