Mostrate considerazione ai timidi e agli insicuri

Come curare in congregazione la timidezza e il timore

 Nell’articolo In fuga dalla congregazione ci siamo occupati delle preoccupazioni che possono condizionare la fede di alcuni proclamatori fino farli diventare inattivi. Gli anziani hanno la responsabilità di capire questi fratelli e di trovare rimedi efficaci contro queste paure. La maggioranza di questi proclamatori non chiedono aiuto e se lo fanno è per risolvere più i danni che le cause. Si possono superare tali disagi prima che sia troppo tardi?

La prima cosa da capire è quella di riconoscere che il problema c’è e che si può alleviarlo. La timidezza e l’insicurezza hanno radici lontane e sono avvertite come un inevitabile disturbo caratteriale: “Sono fatto così” “E’ difficile che cambi”. La timidezza e l’insicurezza sono cause frequenti di depressione e a volte anche di abusi di sostanze. Coloro che hanno questo problema vivono in modo compromissorio la loro vita. Evitano le relazioni o hanno difficoltà a viverle. Una loro caratteristica è la ritrosia, sono cioè restii a fare o ad acconsentire. Chi ne soffre fa anche fatica a comprendere pienamente il suo disturbo. Diventa ancor più complicato per chi gli sta attorno.

Il timido teme la figura autoritaria, è imbarazzato dall’interagire con gli anziani e anche con gli altri proclamatori. Preferisce essere accomodante, evita i dissidi e cerca di chiudere in fretta la conversazione che lo riguarda. Molto spesso non fa nulla di quanto gli viene consigliato, non perché il suo è un atteggiamento disubbidiente. Il punto è che fa fatica a recepire bene il messaggio.

Per aiutare questi fratelli sono utili alcuni accorgimenti. Ad esempio, se come anziani decidiamo di parlare con loro, non è il caso di farlo in saletta al termine dell’adunanza. L’invito di un anziano a parlare in saletta viene visto come una sorta di bolla ad abolendam, dove il peccatore viene interrogato e condannato. Per il timido entrare in saletta è come entrare nelle profondità di un castello dove si eseguivano le torture ai prigionieri e ai traditori. Scegliete i tempi e i modi giusti.

E’ appropriato invitare in servizio il fratello nel fare visite ulteriori o quando si tiene uno studio biblico, in modo da coinvolgerlo nella conversazione, chiedendo un suo parere in merito all’argomento trattato. In questo modo, l’anziano mette nelle condizioni ideali il timido di avere fiducia e di potersi esprimere liberamente. Dopo il servizio, ci si può sedere su una panchina o in un posto non affollato, in modo da mantenere una conversazione serena e riservata. Sono sufficienti poche domande sincere per conoscere il problema e fare una valutazione obiettiva e cristiana. Si può iniziare mettendolo a proprio agio, invitandolo a rilassarsi e a parlare delle difficoltà meno difficili. Piano piano l’anziano può chiedere quali sono le situazioni che più lo stressano e come le affronta. A volte le risposte fanno emergere più una visione negativa del problema che il problema in sé.

Ovviamente, l’anziano lo aiuta a capire quali sono i passi scritturali che possono alleviare il problema. Lo farà con comprensione, senza dare l’idea di rimproverare, accertandosi che ogni cosa sia compresa bene. Aiutatelo a capire che se lui si sente così, non è detto che gli altri abbiano la stessa percezione che ha lui. E’ importante che durante la conversazione non si senta giudicato male. Ricordatevi che il cervello quando è sotto pressione riduce la sua capacità di ragionare e va in automatico in modalità sicurezza. Gli insicuri di fronte a un problema scappano invece di affrontarlo. Osservate le loro mani se tremano durante la conversazione. Sono un segnale di nervosismo e di paura.

Come anziani accertatevi come vive la spiritualità. Una componente per capirlo sono i suoi ragionamenti agonistici. Il timoroso si confronta continuamente con gli altri proclamatori. Vive in competizione e quasi sempre ne esce sconfitto. Per lui esistono solo i vincitori e i perdenti. L’altro è più forte e spirituale di me e io mi sottometto. Lui è pioniere, predica più ore di me e quindi io non valgo nulla se non faccio altrettanto. Se sono escluso dai privilegi e dalla cerchia dei fratelli è colpa mia perché non predico abbastanza. Non sarò mai forte come loro. Mi isolo e mi convinco che siano gli altri ad escludermi dal gruppo. Un anziano amorevole aiuta questo fratello attivando altri sistemi motivazionali basandoli sulla collaborazione tra membri della congregazione. Abbiamo tutti la stessa fede e le stesse responsabilità. Siamo tutti sulla stessa barca. Ciò che Geova richiede in congregazione è la collaborazione fra Testimoni e non il duello fra il forte e il debole. Il timido deve vedere i fratelli e gli anziani non come persone da sfidare ma come collaboratori per la gloria di Dio.

Parlando con empatia aiutiamo il timido a essere benevolo con se stesso, a smorzare il senso di autocritica e ad accettarsi così come lo ha accettato Geova. Conversando più volte e in più occasioni in maniera amichevole e fraterna, l’anziano può aiutarlo a sviluppare atteggiamenti di cura e di indulgenza verso sé e gli altri fratelli, a riconoscersi come un essere umano benvoluto da Geova e dai fratelli, e ad accettarsi come adoratore che si sforza di piacere a Dio, nonostante le imperfezioni e i limiti.

Per aiutare il fratello insicuro ci vorrà del tempo. L’errore che gli anziani non dovrebbero fare, è quello di abbandonarlo dopo solo qualche tentativo. Si deve stare vicino e per lungo tempo. Invitate il fratello a stare in vostra compagnia. Siete le persone più indicate per inserirlo dovutamente in congregazione. Se i fratelli vedono che per primi voi date aiuto e sostegno, lo faranno anche loro.

Date consigli pratici e personalizzati. Potreste suggerire programmi di autoaiuto. Abituatelo ad affrontare da solo certe situazioni. Aiutatelo ad iniziare dalle cose più semplici quando la paura non è ancora tale da bloccare e poi man mano affrontare le situazioni più complicate. Prestate attenzione ai giovani. Aiutateli a superare questa fase adolescenziale in maniera accorta e sapiente. Incoraggiate i loro familiari a stare vicino ai loro figli che hanno questo atteggiamento. Se non socializzano con altri giovani indagate con prudenza ed equilibrio sulle cause. Non rimproverate né rinfacciate. Anziani, con i minorenni fate attenzione: coinvolgete i loro genitori. A volte da consigliare sono più i genitori che i figli. Un’aspettativa troppo alta, una punizione severa, un giudizio che umilia e che fa vergognare, sono cose che svalutano il figlio. Attenzione alla rigidità dell’educazione e al controllo ispettivo che alcuni genitori manifestano nei confronti dei figli. Lodate i giovani che si impegnano per quello che possono nelle varie attività di congregazione. Lodateli sinceramente se sono bravi a scuola.

In particolare voi anziani non trascurate i timidi e gli insicuri. La vostra trascuratezza e la loro insicurezza potrebbero portare all’inattività.

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