Non rimandare la felicità di oggi al nuovo mondo. In che senso?

La gran parte dei Testimoni di Geova vivono la loro vita in funzione della vita eterna in una terra paradisiaca. E siamo d’accordo, guai a non pensarla così.

Come disse Gesù: “Continuate a cercare prima il Regno…” (Matteo 6:33). Non vogliamo essere nemmeno come quelli descritti da Paolo che dicevano: “mangiamo e beviamo, poiché domani moriremo”. (1Corinti 15:32).

A cosa ci stiamo riferendo? Ci riferiamo a coloro che proiettano la felicità in un futuro lontano senza fare nulla per godersi la felicità attuale. Si può essere felici oggi senza dover rimandare tutto al futuro?

La vita che conduciamo, tra impegni familiari, secolari e spirituali, ci obbliga a concentraci anche su queste prestazioni. Alcuni non vivono affatto nel qui e ora, anzi hanno la mente persa ad aspettare qualcosa che tarda ad arrivare. Vivono in perenne attesa senza fare nulla al riguardo.

C’è un problema? Aspettano di risolverlo nel futuro che verrà. Tendono a vivere rimandando la soluzione del problema nel domani. Il loro baricentro mentale è su domani. Il presente non esiste. Vivono in un’attesa miracolosa e affrontano le questioni importanti della vita non al presente, ma rimandandole a tempi migliori.

Anche il cristiano che si dedica al presente attende in modo attivo il nuovo mondo. Non se ne sta con le mani in mano. Agisce restando costantemente legato alla realtà in divenire. Non ci piacciono quei cristiani che vivono di fatalismo: “lascia tutto nelle mani di Dio e le cose si sistemeranno”. Quante volte abbiamo sentito questa frase! Non che essa sia sbagliata, ma è il senso di fatalità e di passività che si coglie in essa che ci lascia perplessi.

“Felice il popolo il cui Dio è Geova!” — Salmo 144:15.

Non è nemmeno mancanza di fede. Riscontriamo che alcuni prendono alla lettera l’esortazione “lascia tutto nelle mani di Dio”. Si siedono o mettono la testa sottoterra e non guardano più in faccia la realtà. Lasciare le cose in mano a Geova significa manifestare nel frattempo pazienza, perseveranza, agire per non soccombere, continuare a fare le nostre attività spirituali più di prima e con intensità maggiore.

Significa fare sforzi e sacrifici per cercare di appianare le cose o trovare il modo migliore per andare avanti. La manna dal cielo è caduta tanti secoli fa e non è stata nemmeno apprezzata. Non si può avere la mente incatenata a un domani da favola. A volte ci si abitua talmente a questa realtà che diamo l’impressione di essere attori di un bel film di fantasy.

Stiamo vivendo con pienezza la realtà presente? È vero che siamo negli “ultimi giorni” e che questo sistema di cose è governato da Satana, ma non c’è scritto in nessun posto che non possiamo o dobbiamo essere felici al momento. Anzi Gesù disse: “Quando queste cose cominceranno ad avvenire, alzate la testa, perché la vostra liberazione s’avvicina” (Luca 21:28). Questo significa che dovremmo esser felici. Perché fra breve Dio porrà fine su questa terra a tutte le difficoltà.

“C’è più felicità nel dare che nel ricevere”, è un mantra che ripetiamo spesso. Le parole di Gesù indicano che al presente se dai sei felice. Non dice di aspettare il nuovo mondo per dare. Perché aspettare qualcosa in futuro quando puoi farla al presente? Guardati indietro e chiediti: “Quanto di quello che ho aspettato a lungo, si è poi realizzato?” Se la nostra vita è caratterizzata dall’attendismo, prendiamo atto che questa non è una strategia che funziona. È un peccato (letteralmente) lasciare andare alla deriva importanti questioni.

Il cristiano che rinuncia a occasioni e non fa nessuna scelta pensando che le cose si sistemeranno nel nuovo mondo, ha frainteso il senso del domani. Agire in questo modo distrae dalla realtà e impedisce di vivere concretamente la propria vita. Costui vive la sua vita in uno stato di incompiutezza.

Chi vive rimandando a un futuro indefinito la felicità, vive un po’ qua e un po’ là. Non ci mette l’anima. Perché considera il presente come qualcosa di secondo piano. Vive in una bolla sospesa. Ha una crisi di coppia? Si disinteressa e aspetta che le cose si sistemino nel nuovo mondo. E poi ci lamentiamo che certe coppie scoppiano. Hai una crisi depressiva? Fingi di essere normale, tanto pensi che la salute perfetta ci sarà nel paradiso. E intanto stai male.

Hai un problema con un fratello? Cosa vuoi che sia? Nel nuovo mondo saremo tutti felici e andremo d’accordo. Intanto stai pensando a come abbandonare la congregazione. Oltre alle crisi, ci sono altre questioni importanti. Se hai un problema di salute, cosa fai non vai dal medico, non ti curi, tanto nel nuovo mondo non ci saranno più malattie e medici?

Potremmo elencare molte altre cose, ma ciò che abbiamo scritto è sufficiente a mostrare come si comportano alcuni che ragionano in questo modo. Il presente non va ignorato ed è possibile essere felici adesso. Chi ragiona in questo modo si deresponsabilizza, si chiama fuori dai problemi. Il vero cristianesimo non è rassegnazione, fatalismo, trascuratezza, non è rimandare al futuro le cose presenti. Un fuoriclasse non sta mai in panchina ma nel vivo del gioco. La panchina è per le seconde linee.

Rimandare la felicità al domani è una fuga dalla realtà e soprattutto dai problemi. L’attesa deve essere sempre attiva. Benché Geova sia un lavoratore prodigioso e un eccezionale organizzatore, non è freddo, rigido, meccanico. È una Persona molto calorosa e felice che ha a cuore la nostra felicità.

La Bibbia dice: “Dio è amore”. (1 Giovanni 4:8, 16) Non dice mai: “Dio è organizzazione”. La principale qualità di Dio è l’amore e i suoi servitori devono imitarla. L’amore genera gioia. Quando imitiamo l’amore di Geova nei nostri rapporti con gli altri, ne risulta felicità, perché le persone amorevoli sono persone felici. Naturalmente ora non possiamo aspettarci il grado di felicità che ci sarà nel nuovo mondo di Dio.

Come cristiani godiamo di una felicità relativa. Nonostante le circostanze difficili che oggi dobbiamo affrontare, possiamo avere un notevole grado di felicità. (Isaia 65:14). Comunque, il semplice fatto di evitare i problemi non è di per sé una garanzia di felicità. “Felici quelli che si rendono conto del loro bisogno spirituale”, sono quelli che riconoscono la propria fame spirituale e fanno di tutto per soddisfarla. (Matteo 5:3)

Un tempo eri felice? Sei lontano? Ricorda: la felicità non dovrebbe essere lo scopo principale dei nostri sforzi. Non la troveremo inseguendola come una meta da raggiungere, ma l’avremo quale risultato di una vita di devozione a Dio, manifestando le sue qualità e agendo nel modo che egli desidera. La felicità è un frutto dell’amore e dell’altruismo.

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