Nostro Dio liberaci dai comizianti che riempiono la Sala del Regno di parole vuote

Le congregazioni non hanno bisogno di discorsi vuoti e di parole simili a gong che rimbombano o a cembali dal suono assordante. I fratelli hanno bisogno di fatti, di azioni concrete, di semplicità e genuinità. L’ipocrisia, la retorica, il formalismo e l’artificiosità di alcuni oratori propagandisti fa venire il mal di testa.

Date a questi retori del nulla, ai pastori con la canèta de véder, il telo che Gesù si cinse ai fianchi e la bacinella d’acqua per lavare i piedi agli apostoli (Giovanni 13: 4,5). Che vadano a lavare i piedi consumati e piacevoli dei fratelli che portano la buona notizia per mari e monti e che si spendono nel servirsi gli uni gli altri per amore di Geova.

Altro che giacca e cravatta firmate e paramenti da manichini Oviesse per una liturgia incomprensibile persino all’intelletto comune. Cristo insegnò con il suo esempio che la congregazione futura si sarebbe abbassata, inginocchiata nel servire i suoi discepoli con il telo attorno ai fianchi per asciugare i piedi e non col microfono in mano, né dritti di schiena davanti a un leggio a blaterare e a gesticolare come degli invasati.

Vogliamo anziani che abbiano lo sguardo di Cristo e che sappiano vedere le necessità dei fratelli. Anziani che abbiano i medesimi sentimenti di Cristo, che sappiano ristorare e far rifiatare gli oppressi. Anziani che camminano con i fratelli a fianco e non davanti a loro. Anziani attenti alle sofferenze silenziose di molti nelle congregazioni. Pastori che siano in grado di esprimere con parole confortanti e con azioni misericordiose amore ai fratelli vicini e ricerca senza alcuna riserva dei fratelli lontani.

Vogliamo anziani e pastori che non recitano un copione già scritto quando parlano dal podio. O perlomeno che sappiano farlo con sincerità, passione, amore, applicandolo ai reali bisogni dei fratelli. Non discorsi alieni, da fantascienza, ma reali e pratici. Non ci interessano gli anziani dall’immagine cotonata e nemmeno gli eroi dalla lingua di fuori. Ci interessano uomini che sanno accettare le umiliazioni e le incomprensioni ricevute dalla stessa Congregazione, alla luce di quelle sofferte da Cristo. Anziani dimentichi di se stessi e che sappiano lasciare nelle congregazioni un seme che cresca forte, spighe alte e rigogliose. Seminatori che seminano a “spaglio”, con il seme negli abiti, la cui “trebbiatura giungerà certamente fino alla vendemmia, e la vendemmia giungerà fino alla semina”. Prodotti della terra abbondanti che la raccolta non sarebbe terminata prima del tempo della semina successiva (Amos 9:13). Quando, il CD si attiverà contro questi seminatori che “hanno seminato frumento e hanno mietuto spine”? (Geremia 12:13).

Etichettano gli inattivi come inoperosi nelle congregazioni, ma che dire di loro che “guardano il vento e le nubi” per giustificare la loro inezia e la loro mancata semina e mietitura? (Ecclesiaste 11:4). Il seminatore semina in pace, così la semina degli anziani deve essere divulgata in pace, non con alterchi, dispute, tumulti, né mediante l’uso della forza. Quelli che seminano sono uomini di pace, non litigiosi, bellicosi o riottosi. Perciò, affinché la loro semina produca il frutto della giustizia, nella congregazione cristiana devono esistere e coesistere condizioni pacifiche, serene, equilibrate. (Giacomo 3:18).

Un’ultima cosa per quanto riguarda la disciplina e i comitati giudiziari. Chissà perché, in casi come questi, i magistrati della purezza spirituale, i pii della teocrazia, invece delle parole che sanano, ritrovano miracolosamente le azioni, le opere, i fatti. Ora ritrovano l’uso delle mani per disassociare a destra e manca. I metodi ordinati, sensati e giudiziosi seguiti dal seminatore nell’arare, erpicare, seminare e trebbiare sono descritti in Isaia 28:23-29 per illustrare le vie di Geova, che è “meraviglioso per consiglio, che ha fatto cose grandi in opere efficaci”. Come il lavoro di arare ed erpicare ha dei limiti, in quanto serve solo in preparazione della semina, così anche Geova non disciplina o punisce per sempre il suo popolo, ma lo disciplina principalmente per renderlo più docile e più disposto a seguire i suoi consigli e la sua guida, con conseguenti benedizioni. (Ebrei 12:4-11). E come la durezza del suolo determina la forza o la profondità dell’aratura, così il tipo di grano determina l’efficacia e il peso degli attrezzi usati per trebbiare ed eliminare la pula: tutto questo illustra la sapienza di Dio nel purificare il suo popolo e nell’eliminare ciò che è indesiderabile, in modi diversi secondo le necessità e le circostanze (Isaia 21:10; 1:25).

Perciò, aratore (non oratore), chiediti: “Sai solo erpicare tutto il giorno?” –  Isaia 28:24. Ti piace “spianare” e “tritare” i fratelli con l’erpice? Sei “visto” in congregazione come l’anziano “frangizolle”, “l’erpice rotante”, quello con i denti d’acciaio e le lame taglienti?

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