Occhi appesantiti

Ci sono situazioni che hanno risvolti inaspettati: all’inizio una cosa sembrava saggia da fare ma il suo prosieguo risulta sbagliato. In questi casi si deve fare in fretta per mettere le cose a posto, altrimenti le conseguenze possono ritorcersi contro.

Alcune volte bisogna rinunciare persino al sonno pur di sistemare la faccenda. Infatti Proverbi 6:4 recita: «Non concedere sonno ai tuoi occhi, né riposo alle tue palpebre» finché non hai sistemato tutto.

Ci sono altre situazioni in cui il sonno dovuto a eccessiva stanchezza aggrava le palpebre degli occhi facendo sentire appesantiti o provando una sensazione di torpore. Al riguardo sono note alcune locuzioni: avere gli occhi appesantiti dal sonno, la testa appesantita dal vino bevuto; sentirsi lo stomaco appesantito dal troppo cibo. 

In medicina, l’affaticamento oculare (astenopia) è un disturbo visivo che si manifesta a causa di un sovraccarico muscolare degli occhi. I sintomi di un aggravamento degli occhi sono: un temporaneo rallentamento delle normali attività dell’organismo, con diminuzione della prontezza dei movimenti e delle facoltà psichiche. In senso figurato, l’aggravamento oculare indica indolenza, pigrizia fisica o intellettuale.

Capita di ascoltare discorsi alle adunanze o ai congressi e fare fatica a tenere aperte le palpebre. Non sempre è colpa di una scarsa oratoria, forse l’appesantimento è dovuto a un pasto abbondante o alla stanchezza fisica.

Non è la fine del mondo se qualche volta ci siamo semi-addormentati durante un discorso. Il problema è grave quando ci si addormenta in senso spirituale. Forse siamo troppo distratti dalle cose di questo mondo o stiamo rincorrendo come in un sogno qualche strana fantasia. A volte veniamo assorbiti dalle preoccupazioni quotidiane senza che ce ne rendiamo conto.

Occuparsi intensamente di tutte queste attività può portare all’inattività, cioè a non prestare più attenzione ai propri bisogni spirituali. Un periodico stato di inattività porta a una diminuzione della coscienza e a una riduzione della sensibilità rispetto a quanto accade fuori e dentro la congregazione. Perciò chi dorme spiritualmente può anche essere molto indaffarato, ma non in attività spirituali.

Alcune attività mondane pur se piacevoli agli occhi possono stancare. Potremmo abusare del sonno sia spirituale che letterale a nostro proprio danno. Infatti Proverbi 20:13 ammonisce: “Non amare il sonno, in modo che tu non sia ridotto in povertà”.

Si deve stare attenti anche alle critiche distruttive. Chiedetevi: Cosa spinge questi critici? Stanno incoraggiando il popolo di Dio a essere desto o stanno cercando di giustificare se stessi perché sono caduti nel torpore dell’inazione? Cosa farete udendo queste critiche? (I Tessalonicesi 5:4-9 CEI)

Di solito quando si dorme non si svolge nessuna attività. Coloro che sono spiritualmente desti, invece, si rendono conto di vivere “negli ultimi giorni” e quindi si sforzano il più possibile di essere attivi nel fare la volontà di Dio. Comunque non è l’appartenenza formale a una religione che ci fa sentire approvati a Dio.

Romani 13:11-14 avverte: «La notte è inoltrata, il giorno è vicino. Sbarazziamoci perciò delle opere che appartengono alle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci con decoro, come in pieno giorno, senza feste sfrenate né ubriachezza, senza rapporti sessuali immorali né comportamenti sfrontati, senza liti né gelosie. Piuttosto rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non pensate a come soddisfare i desideri della carne».

Parlando in prima persona plurale (‘noi’), Paolo si riferiva ai cristiani che sono religiosamente attivi, sensibili alla direttiva di Geova e coscienti di quello che stanno facendo. Devono essere per primi loro a mantenersi spiritualmente svegli. “Gli altri” sono persone, inclusi alcuni che si professano cristiani che si sono spiritualmente addormentati e che non si danno pensiero dello sviluppo degli avvenimenti futuri.

Gesù ammonì i suoi discepoli di essere vigilanti perché le distrazioni possono offuscare la visione dei tempi e delle profezie (Matteo 24:42, 44). Alcuni non hanno capito che lo scoppio della grande tribolazione avrà luogo mentre i discepoli di Cristo saranno impegnati nell’opera di predicazione.

Che dire se i nostri occhi spirituali sono appesantiti dal torpore e dal sonno? Se così è, svegliamoci! (1 Corinti 15:34). Se ci fossimo trovati nel giardino di Getsemani la notte in cui Gesù fu arrestato, forse anche noi ci saremmo addormentati come Pietro, Giacomo e Giovanni. Invece di condannare gli apostoli ormai stanchi, Gesù riconobbe amorevolmente: “Lo spirito, certo, è desideroso, ma la carne è debole”. Gesù dunque non condanna a priori ma avverte dei pericoli dovuti alla sonnolenza spirituale.

Letteralmente essere desti vuol dire che non si dorme, che si è svegli, mentre destare altri implica scuoterli dal sonno, se necessario, anche con le cannonate spirituali.

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