ORAZIO: «PENSATE CON LA VOSTRA TESTA»

Spesso si sente dire che ognuno deve usare la propria intelligenza senza farsi guidare da altri. L’uomo, di solito, ha problemi per colpa di scelte sbagliate. Si crede che una fra queste sia quella di non pensare con la sua testa.

Il Corpo Direttivo dei TdG è spesso accusato dagli oppositori di non aiutare le congregazioni a pensare con la propria testa. Il Corpo Direttivo accusa gli oppositori di indurre i TdG a pensare malevolmente di loro. 

Cosa significa “pensare con la propria testa”? Il motto del poeta latino Orazio Sapere aude (“abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”) è il cavallo di battaglia di molti liberi pensatori, che hanno cercato in chiave laica di reinterpretare Dio e la religione con la ragione umana, con il pensiero illuminato.

Esporre liberamente e con audacia il proprio pensiero è dunque l’aspetto fondamentale del discutere della profondità della vita. Per i fautori di questa tesi, chi non pensa con la sua testa è un pecorone.

In realtà è implicata anche la pigrizia mentale. Molti delegano il proprio cervello ad altri affinché si assumono loro quella che considerano una fastidiosa responsabilità etica, morale e spirituale. “Ci sono maggiorenni per natura – scrive Kant, poeta tedesco – che preferiscono restare nel girello dei bambini”.

In Ebrei 5:12-14, sono chiamati “bambini che hanno bisogno del latte invece del cibo solido”. Col tempo, questi cristiani invece di diventare maestri sono rimasti spiritualmente bambini.

Alcuni, erroneamente, pensano che Dio voglia adoratori robotizzati. In realtà, sono i nemici di Dio che cercano di robotizzare i fedeli di Geova al pensiero laico. Essi mirano ad un’opinione razionale. Invece, Dio vuole adoratori che sappiano usare la facoltà di pensare e il libero arbitrio (altrimenti non ce lo avrebbe dato).

Per i luminari della ragione, dio è la ragione. Sono stati gli illuministi, in particolare Kant, ad appropriarsi del motto di Orazio Sapere aude. Ma che idee aveva Orazio?

Egli era un poeta che studiava le opere degli altri per scoprire che cosa ne faceva delle letture indimenticabili. Disse che uno scrittore o “cerca di dare buoni consigli o cerca di divertire, o cerca di fare ambedue le cose… L’utile unito al dilettevole piace a ogni lettore”.

Nulla di nuovo sotto il sole, anche il saggista scrisse che la parola scelta appropriatamente, pronunciata al momento giusto, è un’opera d’arte così come lo sono “le mele d’oro in filigrana d’argento lavorata” (Proverbi 25:11).

Orazio consigliò significativamente allo scrittore in erba di gettar via i barattoli di vernice e le parole lunghe mezzo metro. Con ciò voleva dire di non essere troppo fioriti e di non usare lunghe parole dotte che nessuno capisce. Tuttavia, riconosceva quanto la brevità sia a volte difficile e complicata. Lui stesso ammise, che quando cercava d’esser breve diventava inintelligibile! (Vedi Efesini 4:29; Ecclesiaste 12:9,10).

A proposito di idolatria, scrisse: “Prima ero il ceppo di un albero di fichi, un tronco inutile, quando il falegname, dopo aver esitato a decidere se fare di me un dio o uno sgabello, alla fine determinò di fare di me un dio. Così divenni un dio!” (Vedi Isaia 44:14-20).

Si sa che la mitezza è pratica quando viene contrapposta all’ira incontrollata. Orazio osservò: “L’ira è pazzia momentanea. Perciò domina i tuoi sentimenti o i tuoi sentimenti domineranno te”. (Salmo 37:8).

Nel I secolo, durante gli allenamenti, gli atleti esercitavano “padronanza di sé in ogni cosa”, privandosi di molti piaceri legittimi. (1 Corinti 9:25) Secondo Orazio, che visse in quel secolo, questi atleti “si astenevano dalle donne e dal vino” per “conseguire l’ambita meta”. Similmente per i cristiani per addestrarsi avendo di mira la santa devozione è necessario compiere sacrifici.

“Denaro con mezzi leciti, se puoi; se no, denaro con qualsiasi mezzo”. Queste parole di Orazio descrivono appropriatamente, ora più che allora, la mentalità materialistica di un gran numero di persone in tutto il mondo (1 Timoteo 6:9, 10). Per la Bibbia “gli amanti del denaro” sono una caratteristica degli uomini nel “tempo della fine” (2 Timoteo 3:2).

A proposito della contentezza, scrisse: “Chi s’accontenta del poco che ha bisogno, non attinge acqua torbida di fango e non perde la via tra le onde”. La Bibbia a tal proposito dice: “Non abbiamo portato nulla nel mondo, e nulla possiamo portarne via. Quindi, avendo di che mangiare e di che vestirci, di queste cose ci accontenteremo” (1 Timoteo 6:7, 8).

Riguardo a quei desideri sfuggenti, il poeta latino affermò che: “Sfuggo ciò che m’insegue. Ciò che mi sfugge inseguo”. Alcuni cristiani sono scoraggiati perché ci sono cose che non riescono a fare come vorrebbero. O forse sono insoddisfatti perché hanno desideri irrealizzati. Affinché i desideri sfuggenti non indeboliscano la fede, è utile il consiglio di Filippesi 4:8 di provare desiderio per queste virtù.

Scrivendo a Mecenate, consigliere e amico dell’imperatore Augusto, Orazio disse: “Come succede, Mecenate, che nessuno sia mai contento della propria sorte, sia essa frutto di calcolo o di puro caso, e lodi chi fa una vita diversa?”.

Anche ai servitori di Dio capita di essere invidiosi della prosperità dei malvagi o lamentarsi del proprio destino, come riportato nel Salmo 73:1-13 “invidiai gli arroganti quando vidi la pace dei malvagi… i loro corpi sono sani e forti, non conoscono le pene che hanno gli altri e non soffrono come il resto degli uomini…”

Non ci sembra che il modo di pensare di Orazio sia poi così lontano da quello delle Sacre Scritture, come ci vogliono far credere i luminari del pensiero digitale.

“I miei pensieri non sono i vostri pensieri”, dichiara Geova in Isaia 55:8-11. Eppure, che privilegio ci ha dato di conoscere i suoi pensieri nonostante la nostra imperfezione. Cari fratelli lontani, piuttosto che seguire i pensieri “illuminanti” che i libertini del pensiero vi disseminano on line nel cervello, pensate con la testa di Dio, se volete trovarvi bene nella vostra vita!

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