Ostilità nascoste

Nella natura umana si annida una chiara volontà di fare del male, una tendenza che mira a procurare danno, fatta spesso con il gusto di far soffrire.

Per alcuni litigare fa perfino piacere, anche quando si tratta di cose banali. Un tale impulso può essere un fattore caratteriale, oppure può trattarsi di una reazione ad una frustrazione. Si reagisce con insulti e offese che mirano a svilire e a schiacciare la persona presa di mira. Esistono diversi modi di ferire l’altro:

  1. L’ironia. Non la battuta che suscita ilarità, perfino creatività, ma ci riferiamo alla frase pungente, che lascia il segno, che irride, che ridicolizza. E’ una frase calcolata, costruita con parole scelte ad arte. All’ironia non si può rispondere perché è disarmante. Chi fa dell’ironia spesso non si rende conto della sofferenza che causa, anzi può compiacersi del successo della battuta. L’ironia malevola ferisce senza sporcarsi le mani.
  1. Contraddire per principio. In una discussione ci si rende conto che l’interlocutore ha ragione, ma lo si contraddice in malafede, con caparbietà. Si finge di non capire e si ricorre a cavilli, distinguo, riserve artificiose. Si amplificano i punti sui quali non si è d’accordo e si accusa l’altro di non essere chiaro nei suoi ragionamenti. E’ come se si stesse adottando una forma di autoaccecamento, una sorta di complesso di Caino, un’insofferenza nel vedere il proprio fratello esistere.
  1. Il rifiuto silenzioso. E’ un’ostilità che ignora l’altro, un’esclusione che annienta. Crea frustrazione a chi viene escluso dal gruppo in quanto nessuno gli rivolge la parola, nessuno prende in considerazione quanto dice. E’ una privazione del dialogo.
  1. Autoritarietà. L’autorità è il potere riconosciuto a un individuo di chiedere ad altri la collaborazione necessaria al raggiungimento di determinati obiettivi. L’autorevolezza è la credibilità che deriva dalle qualità e dalle competenze. La persona autoritaria pretende disciplina e ordine; non sa apprezzare il lavoro altrui, né riconosce i sacrifici. Lui vuole intimorire, cerca riconoscimenti, anche a costo di opprimere. Una personalità che domina è una personalità disperata, non necessariamente cattiva. Vive conflitti mai risolti.

Le ostilità si combattono con il saper stare con gli altri. In una comunità dove si è in molti, è importante stare insieme in un clima dove i legami affettivi sono una forza incoraggiante e rafforzante. Ci riferiamo a una comunità cristiana ricca di calore umano, nella quale ognuno presta attenzione all’altro; dove ogni singolo contribuisce a creare una convivenza serena e proficua.

Una comunità che spinge ogni componente a liberarsi dell’immagine idealizzata di sé. Una comunità che sappia incoraggiare a lavorare sul proprio carattere con l’obiettivo di saper star bene gli uni con gli altri, che aiuta ad essere tolleranti e a saper amare con un linguaggio semplice: un sorriso, un saluto, una premura, uno sguardo, una carezza, un abbraccio.

Le ostilità si vincono con il rispetto e l’educazione e con il riconoscimento dei meriti altrui. Chi ha queste qualità non sente il bisogno di avere sempre ragione, accetta il confronto, lascia parlare e sa mettersi in discussione, anche di fronte a provocazioni in mala fede. Anche se non sempre è possibile liberarsi di una sofferenza, si può crescere sulla propria sofferenza attenuandola.

A volte è necessario rinnovare le proprie abitudini, prendersi cura di sé senza aspettarsi deleghe e tutele pastorali. Non sempre gli altri ci vengono in aiuto, è meglio allora avere fiducia in se stessi per riprendersi le redini della propria vita e darle un corso nuovo. Puntare su se stessi è una garanzia che dà speranza.

Caro inattivo, se sei stato vittima di ostilità nascoste, ricordati che non tutti nel popolo di Geova si comportano così. Abbi fiducia che l’amore che avevi in principio non è mai venuto meno. Fiducia e amore danno certezze e ragioni per sperare. Fidati di Geova. Lui non ha mai smesso di avere fiducia in te. Ti aspetta, torna a Lui.

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