«PANICODEMIA»

Coronavirus è diventato un coacervo mediatico di terminologie e neologismi.

Fino a febbraio di quest’anno pochi nel mondo conoscevano il Coronavirus. Oggi questa parola è diventata un’epidemia più del virus, una moltitudine di informazioni pari alla stessa diffusione del virus, anzi di più.

Nei primi tre mesi del 2020, con la pandemia del coronavirus, il mondo è cambiato radicalmente anche per quanto riguarda i nostri comportamenti digitali. Ed è aumentato in modo mai visto prima anche l’utilizzo dei social media, dello smart working e delle videochiamate.

Che il contagio abbia cambiato le nostre esistenze lo si vede anche dalle parole che le persone cercano di più su Google. Fra queste, balza in testa una parola che fino a un anno era quasi del tutto sconosciuta: Coronavirus. E’ la parola più cliccata sul motore di ricerca di Google, più di Facebook, YouTube, Instagram e dello stesso Google.

Sempre più crescono ogni giorno come la cicoria selvatica. Chi? Quelli che leggiamo e ascoltiamo in tutti i mezzi di informazione: virologi, epidemiologi, immunologi, politici, economisti, informatici, psicologi, filosofi, giuristi, sociologi, e tra questi non potevano mancare i soliti complottisti.

Una pletora di “esperti”, che a furia di sentirli ci stanno facendo diventare tutti infettivologi. Ci stiamo bevendo il cervello. Alla pandemia si è unito il suo più caro amico, il panico. Da questa unione è nata «PANICODEMIA», il panico da pandemia.

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L’emotività del momento di certi “esperti tecnico scientifici” non giova affatto alla verità del problema. Terrorizzare l’opinione pubblica di un’eventuale apocalisse sanitaria se non si seguono i provvedimenti governativi e relativo lokdown, non fa altro che esasperare gli animi e spingere la gente in piazza a protestare, anche violentemente.

Ma non erano i Testimoni di Geova, quelli che spaventavano le persone con la venuta dell’Apocalisse? Sono cambiati i tempi, la panicodemia ha scavalcato pure i TdG. Che senso ha alimentare le paure in una società già di per sé impaurita, confusa, dispersa come pecore senza pastore?

Noi italiani siamo unici al mondo. Dopo la patente di allenatore presa alla Scuola Social di Coverciano, adesso ci stiamo laureando anche in medicina social, esattamente nella facoltà di “infettologia”. Se siete ancora un po’ lucidi, leggete pure l’articolo che segue.

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