Pensate con chiarezza se volete evitare inganni e pericoli

Chi è chiaro è limpido e lucido. La chiarezza è un valido aiuto per risolvere i problemi spinosi e le situazioni complicate. Inoltre, la chiarezza aiuta chi ci ascolta a comprendere bene quello che diciamo.

La chiarezza è evidente nelle frasi semplici e sintetiche. Chi è chiaro non usa parole incomprensibili che potrebbero confondere. Se necessario, spiega i concetti difficili con un linguaggio che si possa facilmente capire. Naturalmente non si deve confondere la chiarezza con la semplicità.

La semplicità riduce i problemi in modo superficiale poiché agisce sui luoghi comuni e sugli stereotipi. I problemi, di solito, richiedono un’analisi approfondita. La chiarezza è la conseguenza di un grande sforzo. A volte bisogna ingoiare bocconi amari, sperimentare l’impotenza e la disperazione. La chiarezza non è mai evidente all’inizio di ciò che si vuole dire e fare.

Siccome la chiarezza è luce, il contrario delle tenebre, non si può essere figli della luce e nello stesso tempo figli dell’oscurità (Efesini 5:8). D’altronde non possiamo nemmeno essere troppo esposti alla luce altrimenti ci accechiamo. La troppa luce la rifuggiamo, perché fa male agli occhi, costringendoci a voltare lo sguardo altrove. Ci vuole equilibrio: una luce alla giusta distanza.

Alcuni si compiacciono nel sostenere che un particolare argomento risulta loro chiarissimo, anzi lo strombazzano ai quattro venti della Rete, proponendosi come i cavalieri o i paladini della fede e della trasparenza. Si ergono, come nel caso dei tdG, al di sopra degli unti e di Geova.

Quando, secondo il loro punto di vista, una direttiva, una disposizione, una guida nelle congregazioni, non è chiara e trasparente si elevano al di sopra di tutto e di tutti. All’improvviso appare nelle tenebre della Rete, il solito “chiarificatore webete”, colui che interpreta, profetizza, corregge, giudica, eccetera, eccetera. Costui è convinto e anche consapevole, che ciò che dice o scrive sia la verità, e che le cose giuste debbano essere viste e valutate secondo il suo punto di vista e quello dei suoi sodali.

Questi tdG (sic!) criticano “la parte malata” dei tdG come se dovessero curarla allo stesso modo dei dottori di farisaica memoria. Stanno lì a puntellare, precisare, sottigliare, come se questi compiti fossero la loro missione. Criticano come se fossero autorizzati da Geova per correggere le direttive del suo CD.

A costoro nessuno li convincerà del fatto che esistano soluzioni migliori di quelle che propongono, ammesso che siano lucidi nel fare proposte sensate. Scrivono quello che altri devono fare e si aspettano di ricevere commenti adulatori.

La chiarezza può anche essere il frutto di una mente ottusa e limitata. La vera chiarezza è il frutto di un ascolto lungo e complesso che ha prestato attenzione a diverse campane, a diversi interlocutori, sia a persone vicine sia a fratelli “lontani”.

Solo colui che ha ascoltato molto possiede la vera chiarezza

Questo tipo di chiarezza è fatto di dubbi, incertezze, ragionamenti interiori. E non sempre si arriva alla tanto agognata chiarezza. Diffidate di coloro che dicono di essere al cento per cento certi della verità di ciò che dicono. La loro chiarezza elargita con così tanta consapevolezza porta soltanto a una sorta di confusione mentale.

Una caratteristica importante della chiarezza è la trasparenza. Purtroppo la maggioranza non pensa con chiarezza e non ascolta se le cose che sente siano trasparenti. Molti preferiscono lasciare passivamente che altri pensino per loro. Per la maggioranza il modello fondamentale del pensiero è essenzialmente stabilito dalla comunità digitale e dal mondo in cui vivono. Pensano e agiscono influenzandosi a vicenda.

Quando si permette ad altri (questo vale ovunque) di pensare al loro posto i risultati non possono essere che confusi.

Chi non ha un obiettivo difficilmente pensa con chiarezza. Più specifica è la meta della propria vita, più stabile è il proprio pensiero. Il vero cristiano ha le cose essenziali per imparare a pensare con chiarezza. Ha uno scopo nella vita, cerca di piacere a Dio. Ciò nondimeno, deve studiare la Bibbia, conformarsi alle alte esigenze morali stabilite da Dio e smettere ‘di conformarsi a questo sistema di cose’.

Questi cambiamenti morali sono di grande aiuto per pensare, per alleggerire la coscienza e a evitare mentalmente gli inutili pesi causati da una vita nascosta e mascherata.

Di solito le persone di mente “aperta” sono tolleranti verso le vedute altrui. Attenzione a tollerare vedute prive di chiarezza. Una mente completamente “aperta” è simile alle condutture dove passa di tutto, anche le acque di fogna. Nessun uomo ragionevole vuole una mente contaminata dalle fogne. Per scegliere deve, non solo pensare, ma anche evitare l’idea ristretta e preconcetta di non considerare i fatti che possono migliorare il suo pensiero.

Nella vita se vogliamo avere un pensiero chiaro e corretto dobbiamo essere di mente ristretta quando è necessario e di mente larga quando le circostanze lo richiedono. Ogni cristiano deve filtrare ciò che entra nella sua mente, senza tuttavia escludere quelle informazioni di gran valore.

In sostanza, il cristiano è aperto di mente quando riceve nuove informazioni da ogni campo dell’attività umana, incluse le arti e le scienze. Soppesa debitamente queste nuove informazioni servendosi delle norme bibliche per poi inserirle nel modello del suo pensiero. D’altro lato la sua mente è “chiusa” alle informazioni che non hanno assolutamente nessuna relazione con i suoi obiettivi basati sul messaggio biblico. Una “mente ristretta” rigetta come non degne di attenzione quelle informazioni fuorvianti e prive di una base scritturale.

La continua e martellante propaganda anti tdG da parte della stampa, giornali e riviste, come pure dei libri, dei programmi televisivi e radiofonici, dei blog e dei siti, a volte anche di altri che si professano tdG, rende essenziale ora più che mai una mente “chiusa” a tale propaganda che inquina il sano pensare cristiano. D’altro canto, il cristiano di “mente aperta” deve stare attento a non farsi coinvolgere né a diventare un veicolo di quelle ossessive discussioni e dibattiti intorno a parole, onde evitare di lasciarsi corrompere mentalmente (1 Timoteo 6:3-11).

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