Perché tanta RABBIA?

Una parte considerevole della rabbia on line dipende dall’anonimato.

Se nessuno ti conosce ti senti autorizzato a manifestare rabbia e a tenere un comportamento offensivo con chi non la pensa come te. Credi che l’anonimato sia una garanzia di immunità. Quando commenti in una comunità virtuale, il tuo carattere idrofobico non è poi così diverso da quello reale. Pensi che stare in mezzo alla folla sia difficile identificarti?

Alcuni si sentono elettrizzati quando si arrabbiano con chi la pensa diversamente. Sono convinti che il successo dipenda da quante approvazioni ricevono. Se ne nessuno dà loro retta la cosa muore là. Se trovano compagni di merende si sentono giustificati a esplodere in un turbinio di improperi.

Le emozioni come la rabbia tendono a essere le più contagiose. E se certe discussioni vengono alimentate esacerbano ancor di più gli animi. Non c’è nulla di vantaggioso nel fare questo. La rabbia distrugge di più se stessi che gli altri. I social sono un’estensione della propria realtà interiore.

APOLOGIA ALL’INSULTO. Imbufalirsi con qualcuno, non solo infastidisce gli altri, ma non risolve niente, anzi peggiora le cose. Non tutti gli amministratori dei siti censurano il linguaggio sconcio e offensivo dei lettori. Non conoscono il buon senso e l’educazione.

In privato o con persone che si stimano si cerca di mantenere un comportamento corretto e rispettoso. Sui social si diventa come lo strano caso del dottor Jekyll e il suo alter ego, mister Hyde. Alcuni, in maniera subdola, adottano un linguaggio forbito per offendere in maniera “garbata”. Un insulto è sempre un insulto, anche quando viene espresso in modi raffinati.

La chiamano circonlocuzione o perifrasi, cioè un giro di parole a cui si ricorre quando non si possa, non si sappia, oppure non si voglia o non si osi adoperare l’espressione propria. In questo modo si offende l’altro indirettamente. Si dice in sostanza lo stesso concetto ma con un giro di parole più ricercate, meno grezze e dure.

COME GESTIRE LE PERSONE ARRABBIATE OVVERO QUELLI CHE VEDONO TUTTO ROSSO

Per prima cosa si deve cercare di capire l’altro prima di essere capiti noi. Dobbiamo tenere a freno le emozioni, cercando di raffreddare gli spiriti bollenti. Se l’altro è fuori controllo non è detto che lo siamo anche noi. C’è ancora tempo per controllarci.

Se possibile è saggio evitare di alterare il tono della voce. Lasciate sfogare l’esaltato badando alla vostra sicurezza. Guardate negli occhi senza sorridere, fate capire che siete seri. Se la discussione è on line è preferibile non rispondere, in attesa che il battibecco si esaurisca.

Invece di controbattere è meglio dire: “Se ho capito bene quello che intendi…”, per sottolineare lo sforzo di comprendere e le preoccupazioni di chi scrive o parla. Un’espressione come “Capisco cosa pensi” è un buon inizio per sbollire l’altrui rabbia. Chiamate l’interlocutore per nome, aiuta a calmare gli animi.

Oggi l’indignazione è diventata un merito. La rabbia viene cercata ed esaltata come non mai prima. Quello che si manifesta on line è uno specchio di ciò che siamo o vorremmo essere nella realtà. La rabbia oltre a produrre danni cardiovascolari innesca sentimenti negativi. Si pensa di stare bene scaricando la propria frustrazione sugli altri.

Chi si comporta così alla fine si abitua a pensare che scoppiare di rabbia faccia bene. In realtà, un tale atteggiamento intensifica altri sentimenti negativi. La rabbia non porta mai alla pace e al benessere.

Quando le ingiustizie dilagano e non si trova conforto è facile sentir crescere dentro di sé la rabbia. Invece di esplodere fermatevi un attimo e provate a rilassarvi. Cercate di non dire la prima cosa che vi salta in mente. Se vi state scaldando mettete in pratica questi due consigli:

  1. “Dare il via a una disputa è come aprire una diga; vattene prima che scoppi la lite”(Proverbi 17:14).
  2. “Lascia stare l’ira e abbandona il furore; non mostrarti acceso solo per fare il male”. (Salmo 37:8)

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