Perché alcuni tdG abusati trovano difficile andarsene?

Molti rimangono intrappolati come se una calamita li attirasse a sé

 Oltre alle persone, anche le informazioni relative agli abusi rimangono appiccicati alla calamita. E’ difficile far trapelare notizie del genere all’esterno. Si fa fatica persino a parlarne con un altro tdG. C’è il rischio di non essere creduti dagli stessi fratelli in fede. Nelle religioni dove viene attribuita importanza alla sottomissione, la sensibilità su episodi del genere è ridotta al minimo.

Si crede che far uscire notizie sugli abusi all’esterno non fa che aumentare la pericolosità di gruppi o singoli che mirano a screditare o a indebolire l’organizzazione dei tdG. Invece, i pericoli maggiori vengono dall’interno. I lupi spuntano dal gregge, tra gli stessi cristiani, “tra voi stessi” (Atti 20:30) Prima di gridare al lupo, al lupo, riguardo a quelli di fuori, è meglio prima guardare i lupi che ci sono dentro.

Quando i media si interessano di un episodio che ci riguarda e che fa “notizia” perché è un caso pruriginoso o eclatante, la notizia appare alla maggior parte dei tdG inverosimile, esagerata, travisata o faziosa. Invece di vagliare attentamente il contenuto della notizia si dà la colpa ai giornalisti che l’hanno diffusa, come se il loro mestiere fosse un altro e non quello di riportare la notizia.

E così mettiamo nel calderone di Satana anche i giornalisti, che al servizio del governante di questo mondo, manipolano le notizie per danneggiarci. Alcune volte è così, ma per la maggior parte dei fatti non lo è. Perché, invece, i tdG non prendono in considerazione, l’ipotesi che Dio può permettere la divulgazione di un caso interno, per poter raggiungere un fine a noi sconosciuto?

A volte, è più facile inventarsi un nemico esterno, per evitare di rispondere a domande imbarazzanti. Essere in disaccordo con le linee guida dell’organizzazione viene fatto passare come un atto di slealtà nei confronti di Dio.

Questo è uno dei motivi per cui alcuni proclamatori fanno fatica ad andarsene. Se poi, si continua ripetere che “noi siamo nella verità”, che gli altri “giacciono sotto il potere del malvagio”, persino chi ha subito un abuso si convince che alla fine è meglio restare che andarsene.

E’ strano: perché tendiamo ad accusare chi va via dall’organizzazione? Non tutti ci lasciano maledicendoci o accusandoci di essere falsi profeti. Alcuni se ne vanno in pace, senza livore e nel silenzio più assoluto, quasi a non voler dare fastidio, né creare problemi a nessuno. Se ne vanno nell’ombra della notte o alla luce del giorno. Perché disassociarli?

Se una religione è convinta di essere nel giusto e approvata da Dio di cosa deve aver timore? Se un fratello è convinto di essere nella verità cosa deve temere? Che gli apostati se lo portino via? Se qualcuno si lascia influenzare in modo negativo, probabilmente non è poi così convinto che questa sia la verità né di essere nella verità. Il contatto con gli oppositori è solo una scusa per giustificare le sue scelte.

Ma già nel suo cuore aveva deciso di andarsene. Il popolo di Geova non si lascia dall’oggi al domani. Qualcosa covava già da tempo. Lo avrebbe fatto anche per qualsiasi altro motivo.

La verità è basata sul “solido fondamento di Dio”. Nessuno potrà mai abbatterlo, esso “rimane in piedi”. Quelli che lui conosce sono come un sugello su questo fondamento. (2 Tim 2:19) Geova conosce i suoi “veri” adoratori. Chi va via, e tanti altri ne andranno via in futuro, Geova li conosce bene e sa che probabilmente sia la verità che l’amore non sono mai attecchititi nel loro cuore.

Hanno avuto l’opportunità di cambiare ma hanno deciso di non farlo. Punto. Di cosa ci meravigliamo. Di cosa ci preoccupiamo. Chi va via è perché non fa parte di questo fondamento. Chi rimane non cede perché è parte integrante di tale fondamento. Di questo ci dobbiamo preoccupare: se siamo parte di questo fondamento oppure no.

“Se te ne vai, sarai distrutto ad Armaghedon” e così via con tanti altri avvertimenti mortiferi. Non è questa una tattica per impaurire chi volesse abbandonare l’organizzazione? Sono abusi spirituali belli e buoni, spaventare la gente con la minaccia della distruzione nel fuoco eterno. E poi critichiamo chi crede nell’inferno.

Spaventiamo più noi i fratelli di quanto i cattolici spaventino i loro confratelli infedeli. Se un tdG decide di andarsene perché non crede più nei valori di questa religione e lo fa senza creare nessun problema, con il rispetto dovuto, perché sparlare di lui in maniera subdola, costringere i familiari e gli amici a tagliare ponti in maniera drastica, manco fosse un criminale? Non è un abuso anche questo?

Che senso ha umiliare un ex fratello, privandolo del saluto, della conversazione, specialmente in famiglia. Perché dobbiamo abusare anche dentro le case e le famiglie dei fratelli, che vivono già il dramma di un abbondono spirituale di un loro familiare? Perché caricarli di altri pesi da novanta? In nome di che cosa? Ma siamo sicuri che Dio vuole appesantire di fardelli i suoi devoti adoratori?

Abbiamo la certezza che i disassociati sono influenze nocive e possono sviarci? E che dire allora, di tutti quegli anziani che ci “massacrano” con le loro insanie, minacciando la nostra relazione con Geova? Non sono peggiori dei disassociati? Allora dovremmo limitare i rapporti spirituali anche con loro, visto il pericolo che sono diventati?

Abusi spirituali – nona parte

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