Prove spirituali o malattie?

I responsabili delle comunità dei tdG, i cosiddetti anziani, devono essere capaci di dare appropriati consigli spirituali e in una certa maniera anche psicologici sui problemi cui vengono interpellati dai fratelli che ne soffrono.

Intanto, bisogna precisare che c’è una notevole differenza tra il peccato e la debolezza patologica. È importante distinguere tra un proclamatore che soffre di disturbi psicologici e un proclamatore che sta attraversando un periodo difficile di prove spirituali.

Chi ha problemi nervosi, in genere, manifesta sintomi di angoscia e di tormento, diventa molto scrupoloso nel suo modo di parlare e di fare. Invece il peccatore prova piacere in ciò che fa o ha fatto. Sostituisce Dio con il piacere, con il denaro, con il potere, e lo fa per un interesse egoistico. Comprendere questa differenza aiuta a non creare sensi di colpa inutili ai fratelli e ad aiutarli al meglio.

Il problema di molti pastori è che sono incapaci di valutare il tipo di consigli adatti da dare. Ad esempio, in certi casi, manifestano un atteggiamento, a volte fin troppo tollerante e paternalistico. In realtà evidenziano una mancanza di conoscenza generale e una carenza di potere decisionale. Dicono soltanto buone parole ma non danno consigli appropriati. Quando ci sono di mezzo complessità e difficoltà, è il caso che chi soffre psicologicamente sia indirizzato a professionisti che siano in grado di dare la consulenza necessaria, onde evitare ulteriori problemi con consigli inadeguati.

In genere, l’insonnia, la stanchezza cronica, il mal di testa, il cattivo umore, le difficoltà ad alzarsi alla mattina, sono sintomi che svelano un disagio pasicologico. Chi ha problemi del genere diventa egocentrico, irrazionale, perde il controllo delle sue azioni e tende con il suo atteggiamento a violare le norme bibliche. Alla base di questa devianza c’è un problema psicologico, che non è di natura morale.

Infatti, il peccato è un’azione morale, non psichico; esso non produce la nevrosi anche se può favorirla in quanto errore vitale, smarrimento, fuga dalle responsabilità della vita. La nevrosi è un serio ostacolo ad una vita religiosa sana e benefica, però può essere guarita attraverso la psicoterapia e restituire la persona alla “vera” religione oltre che alla salute psichica.

Attenzione a pensare che la psicologia sia la panacea di tutte le sofferenze mentali. Il punto è far capire a chi ne soffre che sta soffrendo mentalmente e che necessita di una cura che lo guarisca. Se non si rende conto di essere malato e che ha bisogno di cure specialistiche difficilmente guarirà.

È vero che nessuno può prendere decisioni per chi è malato scegliendone la terapia che si ritiene più giusta, però possiamo indicargli che è saggio rivolgersi a uno specialista che oltre ad essere un buon professionista, abbia anche una visione spirituale dell’essere umano e degli aspetti che essa genera nel credente, uno che sappia tener conto di questa esperienza personale nella valutazione globale del malato.

Perciò è nell’interesse di chi si voglia curare sapere qual è la visione del mondo da parte del medico. Rispetta le religioni e le idee personali del suo assistito? Sarà in grado di non “smontare” quei valori fondamentali in cui crede il suo paziente? Purtroppo rimane ancora in questo campo una certa ignoranza: scegliere di farsi curare da uno psicologo, oppure ciò è in contrasto con i valori in cui credo? In effetti esiste una certa disinformazione tra gli stessi medici riguardo alla religione e i responsabili delle congregazioni a proposito di scienza.

A volte, nessuno può sostituirsi all’altro e nessuno è migliore o peggiore dell’altro. Ciascuno deve agire nell’ambito di limiti stabiliti: al medico la malattia mentale e corporale, all’anziano quella spirituale. La cosa importante è il benessere della persona, non la validità della scienza o la legittimità della religione.

La nevrosi per la medicina è una prigionia da cui si può uscire, mentre il peccato è una schiavitù da cui solo Cristo può redimere. Il medico aiuta il malato a rapportarsi con la realtà, ma una volta raggiunto il suo obiettivo, lascia la guida allo spirito, nella speranza che coloro che lo guideranno in congregazione siano così capaci di farlo.

Un disturbo psichico non indica in modo automatico che una persona non è fatta per uno stile di vita cristiano. Anche uno sano può ammalarsi psicologicamente, ma non è detto che la malattia lo “tagli” fuori dal resto della comunità. L’importante è che coloro che esercitano la medicina e la guida spirituale non soffrano di deliri di onnipotenza e che l’uno collabori con l’altro per il benessere fisico, mentale e spirituale di chi soffre.

Cosa faremo quando un cristiano debole arriva nella Sala del Regno? Ebbene, cosa fece Gesù quando vide gli apostoli, la cui fede si era temporaneamente indebolita, nel luogo di adunanza designato? “Gesù, accostatosi, parlò loro”. (Matteo 28:18)

Non li osservò stando a distanza, ma andò da loro. Pensate come dovettero sentirsi sollevati quando Gesù prese quell’iniziativa! Prendiamo anche noi l’iniziativa e accogliamo calorosamente i deboli che fanno lo sforzo di tornare nella congregazione cristiana. (w04 1/7 pp. 14-19).

A volte, il nocciolo del problema non è la psicologia o la medicina in generale, ma i medici per il modo come la esercitano. Lo stesso discorso vale per la Bibbia. Non è il Testo Sacro il problema, ma l’uso che se ne fa. Ogni individuo sente molto il bisogno di sicurezza, di conferme, d’incoraggiamento e di sostegno emotivo.

Dovrebbe essere una responsabilità degli anziani soddisfarli. Se manca l’ascolto sincero, l’intelligenza per comprendere, per valutare con attenzione e una buona dose di empatia, sarà molto difficile poter prestare soccorso a chi soffre. Anzi, c’è il pericolo di confondere la malattia con il peccato, creando ulteriori danni emotivi e spirituali. Immaginate a quali conseguenze può portare l’apertura di un comitato giudiziario se si scambia un malato per un peccatore incallito.

Ogni peccato è malvagio, ma non tutti i peccatori sono malvagi. Peccati analoghi possono essere indice di debolezza in una persona e di malvagità in un’altra. Di solito un peccato implica sia un certo grado di debolezza che un certo grado di malvagità da parte del peccatore. Un fattore determinante è come considera il peccatore ciò che ha fatto e cosa intende fare al riguardo.

L’integralista si straccia le vesti di fronte a questi ragionamenti, il bigotto mette la testa sotto terra, l’ignorante esprime concetti ignoranti, il saputello disapprova. In realtà stiamo parlando di fatti veri e realmente accaduti. Non è un caso che le pubblicazioni dei tdG, incluso il ks diano risalto a queste differenze prima di decidere cosa fare. Non avete idea di quanti fratelli e sorelle sono depressi o giù di lì, e quanti di questi sono diventati inattivi a causa di cattivi consiglieri da una parte e di scelte conseguenziali dall’altra.

Molti non si rendono conto che dietro una apparente felicità esteriore può nascondersi una tristezza interiore. “Perfino nel riso il cuore può essere in pena; ed è nel dolore che finisce l’allegrezza” (Proverbi 14:13). L’uomo è stato creato con caratteristiche sia individuali che comunitarie. Ciò è dovuto a quell’amore altruistico che rende felici gli altri e sé stessi. Dio si è donato agli uomini, affinché gli uomini possano con lo stesso spirito donarsi tra di loro. Questa, è in molti casi, la vera cura.

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