Psiche e Gesù

La psiche è riferita ai processi mentali che permettono all’uomo di fare una esperienza di sé e di ciò che lo circonda.

Nel capitolo 8 di Proverbi si attribuisce a Gesù, il ruolo di Sapienza e di Artefice. In qualità di Artefice (lavorava con Dio) provava “particolare affetto” per gli uomini quando li osservava dai cieli.

Essendo presente all’atto della creazione umana ne conosce la sua natura. Avendo seguito egli stesso il corso degli umani, conosce bene anche il modo di pensare e di agire. Inoltre cedendo la sua vita come essere umano “divenne simile ai suoi fratelli sotto ogni aspetto” (Ebrei 2:17,18).

Nella sua vita terrena dimostrò di possedere una profonda conoscenza psicologica degli esseri umani meglio di chiunque altro. Comprendere e applicare gli insegnamenti di Gesù ci permette di riscrivere la storia della nostra vita. Egli conosce gli aspetti negativi del peccato e ci aiuta a comprenderne i punti oscuri.

Cambiare il nostro comportamento richiede prima di tutto trasformare i nostri lati negativi in positivi. Questo genere di trasformazione non dipende solo dai propri sforzi, ma anche da aiuti esterni, come la preghiera, la corretta applicazione dei principi cristiani e il sostegno dello spirito santo.

La mente ci condiziona sin dalla nostra nascita, dall’ambiente, dallo sviluppo personale e da una serie di circostanze che vanno al di là della nostra volontà. Da adulti ci troviamo di fronte a situazioni che richiedono risposte nuove e creative, ma il condizionamento degli anni precedenti, ci porta a ripetere le stesse risposte del passato.

Il condizionamento è un’influenza positiva o negativa esercitata su altri o subita. Il problema non è dunque il condizionamento, ma da chi o da cosa ci lasciamo influenzare.

Le motivazioni ad agire nascono dai sentimenti. Perciò dipendiamo dai quei sentimenti scaturiti dal condizionamento. Uno dei più toccanti inviti che motivano a seguire Gesù si trova in Matteo 11:28-30.

“Venite da me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mite e modesto di cuore, e troverete ristoro per voi stessi. Infatti, il mio giogo è piacevole e il mio carico è leggero”.

Trovare un riposo per l’anima non significa che le sofferenze cesseranno di esistere, ma acquisire una nuova condizione psicologica per avere pace mentale e rimanere emotivamente stabili.

Cosa spinge una persona che soffre mentalmente a rivolgersi a uno specialista? Lo fa per ricevere una guida su come affrontare i turbamenti. Gesù va oltre, offre se stesso per aiutare la persona che soffre.

Lo psicologo non rimane a fianco di un suo paziente 24 ore su 24. Gesù sì. Di fronte a Gesù dobbiamo essere cristallini, perché non siamo capaci di percepire i lati negativi della nostra personalità e quasi sempre non li ammettiamo. Questo perché la nostra mente è divisa in due: ciò che siamo e ciò che pensiamo di essere. Gesù può reindirizzare la mente per essere approvati come suoi discepoli.

Chi ha avuto delle sedute con un psicologo sa che una terapia si intraprende dopo i primi test di valutazione. Una volta individuati i lati nascosti della personalità, lo psicologo agisce di conseguenza con consigli mirati e la guarigione dipende da quanto e come si seguono i suoi consigli.

Gesù invece ci raccomanda: “IO vi ristorerò”. Lui in prima persona dà energia e vigore, perché ne ha la forza e desidera farlo. Noi dobbiamo soltanto metterci nelle condizioni di ricevere tale forza e prendere “il suo giogo per imparare da lui”.

Il giogo era il simbolo dell’oppressione e della sofferenza. Spezzare il giogo era sinonimo di liberazione. Gesù usò il termine “giogo” in senso metaforico, per indicare che il cristiano che lo avesse accettato si doveva sottomettere alla sua guida. In questo modo il suo giogo diventava leggero e piacevole.

Con Gesù si è liberi dalle sofferenze mentali. Un malato che rifiuta di riconoscere di essere malato, non può essere curato. Un depresso che non si riconosce nella depressione non andrà mai da uno psichiatra, rimarrà per sempre intrappolato nella sua sofferenza.

Paradossalmente, la maggioranza dell’umanità è soddisfatta di essere schiava del peccato. Non sente il bisogno di una trasformazione. Un drogato sente il bisogno di drogarsi e perché altri no? Lo stesso vale per l’alcolizzato, per il ladro, il delinquente, l’adultero.

Molte persone desiderano questo stile di vita, altre lo rigettano. Questo succede perché provano il desiderio di fare certe pratiche, altri invece non ne sentono il bisogno. Tutto dipende dal desiderio.

Ogni persona ha i suoi difetti segreti. Il desiderio li porta poi alla pratica e “chiunque pratica il peccato è schiavo del peccato”, disse Gesù (Matteo 8:34).

Se vuoi essere un cristiano con una tempra psicologica forte e resistente devi desiderare di essere migliore e nel contempo smettere di essere quello che sei.

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