PUNIRE PER SALVARE

Recentemente è stata emessa una sentenza da parte del Tribunale di Roma dove si legittima il comportamento dei testimoni di Geova nei confronti di ex membri che si ritengono “ostracizzati” da una norma come quella della scomunica. Inoltre l’attore in questione è stato condannato dal Tribunale alla refusione delle spese a favore della CCTG pari a euro 9.275,00 e ad altre spese forfettarie del 15%.

Secondo il vocabolario on line Treccani, l’ostracismo era un tipo di sanzione greca che consisteva nell’allontanamento di dieci anni dalla città del sanzionato, la cui attività era ritenuta pericolosa per lo stato. “Ostracismo”, un termine di cui tanti si sciacquano la bocca, deriva da una parola greca che viene tradotta “coccio”, cioè un frammento di terracotta sul quale il nome del concittadino inviso era scritto da coloro che votavano nell’assemblea popolare.

il termine viene usato in antropologia sociale per indicare l’esclusione da una comunità di quegli individui che si siano resi colpevoli di determinate infrazioni. Anche se in alcune circostanze, l’uomo ha abusato nell’esercitare ostracismo, in linea di massima il riferimento è a colui che infrange le regole. Se tali regole non sono infrante non esiste nemmeno l’ostracismo. Perciò l’ostracismo è la conseguenza di una trasgressione. Quando si rispettano le norme non esistono sanzioni.

Questo è quanto ribadito dal Tribunale romano. Non commettono ostracismo i fedeli che decidono di non frequentare più chi lascia la comunità religiosa. La legge riconosce ai Testimoni di Geova il diritto a scomunicare. Onestamente, bisogna ammettere che su alcuni aspetti gestionali c’è qualcosa da discutere, ma in linea di massima il provvedimento della disassociazione è scritturale e legittimo.

Secondo i giudici romani, non si possono considerare illegittime né antigiuridiche, le norme disciplinari che regolano il diritto dei Testimoni di Geova al loro interno, non essendo violative di alcuna norma di legge, né essendo previsto da alcuna disposizione normativa l’obbligo di conformarsi ad una condotta differente rispetto a quella stigmatizzata dal disassociato.

In sostanza, chi viola le norme non può pretendere che gli altri membri si comportino come vuole lui. Agendo in questo modo è il disassociato colui che viola le norme legittime del gruppo. Casomai, volendo estremizzare è lui che causa “ostracismo” alla congregazione.

Per gli uomini la giustizia consiste nel rispettare i diritti altrui in base a ciò che la legge gli riconosce. Nella Bibbia è giusto ciò che è secondo la norma divina del bene e del male.

La giustizia, di solito, viene amministrata e applicata in maniera onesta e imparziale, secondo una norma stabilita. Nelle Scritture Geova Dio è il supremo Giudice e Legislatore (Isaia 33:22). La sapiente giustizia di Geova è di gran lunga superiore a quella degli uomini imperfetti, e l’uomo, non Dio, deve imparare il sentiero della giustizia. (Isaia 40:14)

L’uomo non è in grado di giudicare se l’operato di Dio è giusto o ingiusto, ma deve imparare a conformare il suo pensiero alla norma di giustizia rivelata nella sua Parola. Quindi, il concetto di giustizia di Dio è punire per salvare l’uomo che si redime dalle sue colpe. A differenza delle norme umane che possono essere opprimenti e restrittive, esercitare il diritto secondo la norma di Dio non è un peso; in effetti da ciò dipende la felicità dell’uomo. (Salmo 106:3)

Gustavo Zagrebelsky, noto giurista ed ex presidente della corte costituzionale, si pone la domanda: “Punizione o riconciliazione?”  (Vedi in fondo l’articolo su La Repubblica). Si tratta di due modi diversi che non si escludono. La punizione guarda alla colpa passata e ha relazione col diritto. La riconciliazione punta a un futuro irreprensibile e ha a che fare con la morale.

Secondo Zagrebelsky, la punizione richiama l’idea della ritorsione e della vendetta, mentre la riconciliazione fa pensare a sentimenti elevati, tipo la solidarietà, la benevolenza e la compassione. Il giurista mette alcuni distinguo al riguardo. Il riavvicinamento non deve degenerare in un perdonismo senza dignità.

La riconciliazione, dunque, non è il risultato di buoni sentimenti. La pena va estinta, i danni riparati e le azioni criminose ripudiate. Senza pentimento e conversione non c’è riconciliazione né salvezza.

LO SCOPO DELLA DISCIPLINA DI DIO

Il termine disciplina deriva dal latino discipulus «discepolo» e ha relazione con l’educazione, l’ammaestramento e l’insegnamento, che in origine il maestro inculcava al discepolo. Nella Bibbia, la disciplina di Geova si basa su elevati princìpi. Si tratta di una disciplina che porta frutto ed è utile. Possiamo dire, che la disciplina di Geova, al presente può essere dolorosa, ma come scrive Zagrebelsky mira a un futuro irreprensibile e che porta a un risultato positivo. (Ebrei 12:10, 11)

“Geova riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace”. (Proverbi 3:12)

La disciplina di Geova è motivata dall’amore, e il suo obiettivo è far del bene a chi la riceve. La disciplina correttiva impartita da Geova non ha mai l’esclusivo scopo di punire. La Bibbia non descrive principalmente Dio come uno che punisce. Il più delle volte lo descrive come un insegnante amorevole che ammaestra con pazienza.

Comprendendo lo scopo della disciplina, i cristiani sono più preparati ad accettare e a impartire la disciplina con il giusto atteggiamento.

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