Quelle voci dentro di noi

Il nostro io interiore non è solo ma in compagnia di tanti altri. Molte voci degli altri entrano nel nostro animo e risuonano dentro il nostro essere e vivono con noi. Gridano, parlano, ridono, ci consigliano, ci criticano, ci avvisano dei pericoli, delle scelte sbagliate.

Sono le parole degli assenti, dei ricordi, di un passato vicino e lontano, voci impresse nelle nostre memorie. Ci accompagnano quando siamo soli, stanchi, deboli, affaticati. Sono presenti in modo invisibile più di altri in modo visibile.

Loro non ci abbandonano mai. Siamo sempre in compagnia di queste voci anche quando esse muoiono, quando i loro corpi finiscono di esistere fisicamente. Sono quelle persone che abbiamo amato, che non ci sono più e che sopravvivono in noi con i loro ricordi, immagini, parole. Sfidiamo l’oblio, spesso senza riuscirci, ma di loro alcuni sono indelebili.

Si muovono dentro di noi e non possiamo farci nulla. Non è facile acquietare le loro voci, a volte il frastuono è assordante e non sappiamo come placarlo. A volte, sono così legati a noi che finiscono per diventare parte di noi, del nostro essere. Non riusciamo a capire se siamo noi o uno di loro a decidere, a parlare, non capiamo chi riveste in maniera determinante il ruolo da avere, le cose da scartare e quelle da accettare. Dialogano con noi e per questo non siamo mai soli.

Li abbiamo ascoltati in vita e ora ne serbiamo il ricordo, una frase, un gesto, una parola, un abbraccio, un consiglio, un affetto, un’amicizia, un legame. Quando ci ascoltiamo a vicenda, noi e loro siamo più sinceri. Nella solitudine ci conosciamo di più, ci ascoltiamo di più. Non puoi amarti se non ti vedi nel prossimo, negli altri. Per amarsi e per amare gli altri bisogna ascoltarsi dentro, raccogliersi in sé stessi.

Vive in noi una comunità di altri, silenziosa e rumorosa, hanno una potenza espressiva e il nostro io rimane sconcertato, disorientato, confuso. Con loro non riusciamo a essere “uditori dimentichi”, il nostro orecchio si affina e diventa un occhio. Li vediamo nella forma, nei colori, nella luce e nell’ombra. Toccano le corde del nostro cuore, bisbigliano, ci emozionano, ci rendono partecipi del dolore e della gioia, della tristezza e della pace.

Hanno una storia indimenticabile, una natura irripetibile, unica nell’oceano dei ricordi. Non riusciamo a censurare le loro idee, le loro opinioni. La loro vicinanza non ferisce, non delude, non inganna. Spesso ingaggiamo una lotta con loro, ma vincono sempre, hanno ragione. Ci rispettano se non li ascoltiamo, sono sempre lì a guardarci e a vederci. Li chiamiamo e rispondono, li imploriamo e ci soccorrono, li evitiamo ma non si allontanano da noi.

Si muovono con i nostri pensieri, i nostri desideri. Si insinuano nella nostra mente e dialogano con essa. Ci sostengono nei momenti difficili. Noi tutti parliamo a noi stessi, non a entità diverse, in breve, in un istante. Rimaniamo affascinati o sconcertati.

La Bibbia la chiama coscienza (conoscenza di sé), un dono del nostro Creatore. Ci aiuta a essere consapevole della nostra storia, del nostro passato, presente e futuro. Percepisce il bene e il male da lontano, ci scusa o ci accusa, essa giudica in base a come la conduciamo, a cosa di lei crediamo, a come la fortifichiamo o la indeboliamo.

Ci avverte, ci rende sensibili o insensibili, ci fa provare piacere o dolore. Se illuminata non inganna. Può essere buona o cattiva, educata o diseducata, pura o impura, onesta o disonesta. La si può facilmente farla parlare, ma anche violentemente mettere a tacere. Può essere segnata come da un ferro rovente, carne cauterizzata, coperta di cicatrici e priva di terminazioni nervose, senza vita.

C’è qualcos’altro di molto potente che opera in noi, nel profondo dell’anima, una voce potente, che supera tutte le altre, una forza di pace interiore che va oltre ogni limite interiore, ogni confine umano. Pur al di là di qualsiasi comprensione, arriva direttamente al cuore e alla mente per custodirli. È il canto del silenzio, il vento leggero di Dio, una gioia nel dolore, una voce nel deserto: lo Spirito di Dio.

Non ti abbandona alla disperazione, il tuo dolore è il suo dolore. Due spiriti addolorati si legano per sempre, piangeranno insieme e si glorificheranno nella gioia del dolore. Insieme si librano liberi nell’infinito firmamento delle voci umane e celestiali.

Anche quest’anno il vecchio inattivo se ne va.

Un’ombra si aggira nelle strade solitarie della città decorata per le feste di fine anno. Attore non protagonista di tante interpretazioni. Trasognato, malinconico e assente, con addosso il vecchio abito delle celebrazioni commemorative, tra i rumori, le abbuffate, i divertimenti, le luci, gli alberi, i regali e la finta bontà, lentamente con incedere elegante, sparisce nel nulla in un istante di tempo.

Per decenni assiduo proclamatore del Regno toglie il disturbo. Con discrezione, in silenzio. Non porta rancore, nel suo cuore ha già chiesto perdono a Geova. Non si conosce a cosa il vecchio andrà incontro, di certo rimarrà in attesa. Attende ciò da cui nessuno può scappare: la legge che pone fine alla vita.

La sua dedizione era forte un tempo. Nonostante tutto Geova continua a essere il suo Dio. I suoi amici non sono i vivi ma i morti. Non sono una gran compagnia. Il vecchio li vede nei suoi ricordi: immagini mute, lontane, sbiadite dal tempo. I vivi oramai lo hanno dimenticato.

Ogni vecchio anno se ne va tra feste e bagordi. Lui se ne va in solitudine. Porta con sé la borsa dei suoi ricordi, dei suoi affetti. Ricorda bene il suo passato e non si chiede, dove va. Vaga per le strade deserte, rumorose e silenziose.

Il vecchio non ha mai smesso di credere in Geova, nemmeno quando pensa ai suoi giorni felici, nemmeno quando nei suoi occhi le lacrime rigano il volto.

Ora il vecchio non c’è più. Attende nel silenzio dell’oscurità la misericordia del suo Dio. Nel tempo della vera vita, egli spera che il Redentore lo accompagni per mano tra gli amici veri di un tempo, tra gli abbracci gioiosi dei suoi cari. E quando aprirà gli occhi, vedrà il volto sperato e lungamente atteso della sua dolce amata di un tempo, che troppo presto, prima dei suoi giorni, nel fiore degli anni, la valle profonda della notte rapì e portò con sé nella dimora oscura del tempo.

Caro fratello inattivo di un tempo che fu, anche questo fine anno, non abbiamo voluto dimenticarti e non lasceremo che il tuo ricordo di tanti anni di verità vissuta al servizio di altri, rimanga nell’oblio. Ogni anno, a fine anno, il tuo ricordo continua a vivere, una voce tra le tante dentro di noi. (i.i.)

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