Quelli che presentano il lato migliore di sé e quello peggiore degli altri

Ognuno dipinge il suo autoritratto, il più delle volte, descrivendosi in modo bello e perfetto omettendo le storture e tutto ciò che suscita repulsione. Lo si fa per due motivi: si è incapaci di percepire i propri lati negativi e quando si percepiscono non sono ammessi.

L’immagine di sé che una persona si costruisce mentalmente, ovviamente, non corrisponde mai alla realtà. Mostrarsi è una cosa, desiderare di essere come quell’immagine è un’altra. Ci si illude che l’omissione dei tratti negativi renda attraenti, rispettabili e amati.

L’immagine di sé non è altro che una fantasia creata per soddisfare il bisogno di essere accettati, misurando il grado di approvazione e disapprovazione in base ai meriti e ai difetti. Questo modo di percepire la realtà rischia di danneggiare solo sé stessi.

L’immagine di sé è ciò che una persona pensa di sé

Più esplicitamente, l’immagine di sé è la sintesi di esperienze vissute e di condizionamenti esterni. Non esiste un’immagine costante perché molte cose cambiano nella vita e ci si adegua alle nuove circostanze, modificando o trasformando l’immagine precedente.

I pensieri sono mutabili e ciò che in passato si credeva importante, oggi può essere considerato inutile. L’immagine che uno ha di sé fluttua nel corso del tempo o per dirla con le parole di Giacomo 1:6 “è come un’onda del mare mossa dal vento e spinta qua e là”.

Perdere la corretta nozione di sé significa vedere i propri difetti come delle virtù e le qualità degli altri come difetti. Oppure, si pensa che mettere in luce le pecche altrui si oscurino i propri difetti. Chi vive una condizione mentale di dualità non distingue ciò che è e ciò che pensa di essere. Non accetta chi glielo fa notare, anzi, il più delle volte reagisce in modo spropositato.

Non è possibile nascondere per sempre i propri difetti e nemmeno attribuire alle circostanze sfavorevoli le proprie colpe o scaricare su altri la responsabilità delle proprie scelte. Tutto ciò indica un atteggiamento fragile, dissennato e scriteriato.

Riconoscere di aver vissuto in una bolla è un segno di umiltà, anche se in un primo momento può scioccare e disorientare. Col tempo i benefici di una sana trasformazione saranno evidenti.

Evitate, perciò, di legarvi mentalmente con chi on line “nasconde ciò che è*”. (Salmo 26:4).

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*Nota in calce: “Non socializzo con gli ipocriti”.

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