Quell’inconscio che fugge da Dio

La stragrande maggioranza dell’umanità non è consapevole del significato di peccato e di quanto esso la domini. La parola peccato sembra destinata a sparire dal linguaggio moderno.

Per molti il Paradiso, Adamo, Eva e il serpente sono storielle antiche per bambini da catechismo. Le passioni carnali hanno preso il sopravvento sulle virtù spirituali e l’uomo non solo non è cosciente ma ci sguazza dentro con sadico piacere.

La luce dell’anima è così oscurata che le persone “sono lontane dalla vita che appartiene a Dio, a causa dell’ignoranza che è in loro e dell’insensibilità del loro cuore. Avendo perso ogni senso morale, si sono abbandonate a un comportamento sfrontato per praticare con avidità ogni sorta di impurità”. (Efesini 4:18,19)

Molti malati spirituali non sanno di esserlo, anzi si considerano sani. Questo succede perché “l’uomo fisico non accetta le cose dello spirito di Dio, perché per lui sono stoltezza; e non le può conoscere, perché devono essere esaminate da un punto di vista spirituale. L’uomo spirituale invece esamina ogni cosa, mentre lui non è esaminato da nessun uomo” ( 1 Corinti 2:14-16).

L’uomo peccatore, nella misura in cui non ha coscienza del suo stato di malattia, trascura di lasciarsi curare e pretende di non aver nessun bisogno della guarigione che gli viene proposta.

C’è da dire che nemmeno il cristiano cosciente si conosce perfettamente. A volte scopre le passioni della carne dentro di lui a un prezzo elevato. E se anche tenta di conoscerle e prenderne coscienza per liberarsene, alcune di queste possono rimanere nascoste nel suo inconscio per molto tempo e altre mostrarsi solo in parte. “Ma quando qualcuno si converte a Geova, il velo viene tolto [dal loro cuore]” (2 Corinti 3:15,16).

L’apostolo Paolo li chiama “i segreti del cuore” dell’uomo comune che entrando in un’adunanza per la prima volta possono essere esaminati e volgersi così alla pura adorazione (1 Corinti 14:24,25). Finché orgoglio e mania di giustificarsi rimangono caratteristiche di queste persone, esse “guardano ma non vedono e odono ma non ascoltano, né capiscono” (Matteo 13:13).

Può anche accadere che una persona sia cosciente di ciò che gli accade interiormente ma potrebbe essere distolta dalle preoccupazioni di questo mondo. Quando cerca di tornare a Dio e impegnarsi nelle cure spirituali, capita che quelle passioni che non credeva di avere o che gli parevano fino ad allora poco sviluppate, si destino e si risveglino in tutta la loro intensità.

I vizi della carne, fin quando non sono state estirpate totalmente dall’anima, non solo continuano lì a esistere, ma anche a svilupparsi, senza che la persona ne abbia coscienza. In genere quando qualcuno è indotto dal peccato altrui non è costretto a fare lo stesso. A meno che non abbia già in cuor suo il seme del peccato cresciuto. L’occasione covava da tempo nel segreto ed era in attesa che si mostrasse in superficie.

Molte cose non capitano per caso.

Per guarire, invece di farne oggetto di rimozione, è fondamentale portare alla luce tali peccati affinché l’uomo sia cosciente di averli. Una malattia non si può curare finché non si ha consapevolezza di essa.

Normalmente quando a trattare la cosa è un anziano che parla a un cristiano TdG non dovrebbe esserci problema. Ma per uno psicoterapeuta che ha a che fare con un fedele tutto diventa più problematico. Infatti, uno psicoterapeuta non può trasformarsi in un pastore spirituale, egli deve esercitare la sua funzione nell’assoluto rispetto della libertà di chi ha in cura.

Deve tuttavia dirgli ciò che ritiene sia la causa dei suoi turbamenti e il modo di rimediarvi. Indicare a un paziente cristiano la direzione buona non è lo stesso che forzarla a prendere quella via. Ma sarebbe anche dannoso non indicare a un Testimone che si è perso la direzione buona, quando la si conosca. Il terapeuta deve aiutare il malato a dominare e orientare quel problema.

Il problema è che la maggior parte degli psicoterapeutici evitano se possibile di parlare di religione. E comunque non possono avere quella conoscenza che appartiene a un pastore studioso ed esperto delle problematiche di congregazione. Ciò non significa che l’anziano sostituisca lo psicologo o lo psichiatra. A ognuno il suo. Comunque, esistono fratelli testimoni di Geova che sono anche psicologi a cui rivolgersi tramite gli anziani di congregazione.

Confessare i propri problemi a chi ne ha diritto e competenza è liberatorio. (Giacomo 5:14-16; Salmo 141:5). “Infine ti confessai il mio peccato e non coprii il mio errore. Dissi: ‘Farò confessione delle mie trasgressioni a Geova’. E tu stesso perdonasti l’errore dei miei peccati” (Salmo 32:5).

Ciò che è importante è non omettere nulla, non nascondere nulla, sforzarsi di non dimenticare, di non eludere, deformare o mascherare, ma parlare con tutta sincerità e contrizione di spirito, senza vergogna o timore.

Nella misura in cui uno nasconde i propri pensieri, essi si moltiplicano e si rafforzano.

Scegliete con molta cura e scrupolosità sia lo psicoterapeuta sia il pastore spirituale. Manifestare i propri pensieri sempre al medesimo pastore spirituale o allo stesso psicologo cristiano garantisce quella continuità e linearità che un trattamento richiede.

Comunque, da sola, la manifestazione dei pensieri, pur avendo un effetto benefico e liberatorio, non garantisce la guarigione totale. Se solamente manifestati, i pensieri non perderebbero infatti niente del loro potere patogeno, in quanto potrebbero ripresentarsi sotto nuove forme.

Fate attenzione. La psicanalisi e le psicoterapie non mirano alla presa di coscienza delle colpe in quanto tali e non permettono la loro abolizione nel perdono attraverso il pentimento; non tendono che alla riduzione del senso di colpa, checché ne sia della sua natura (in altre parole: sia esso giustificato oppure no, non importa), spesso negano la realtà stessa della colpa o del peccato.

D’altra parte, il perdono delle colpe non si può guadagnare con azioni penitenziali. Solo Dio può concederlo. Egli tiene conto delle esigenze della perfetta giustizia, ma il suo perdono è un’espressione dell’amore che prova per l’umanità. Il suo perdono è anche una manifestazione di immeritata benignità basata sul sacrificio di riscatto di Gesù Cristo, ed è concesso solamente ai peccatori pentiti che si sono allontanati da ciò che è male agli occhi di Dio. (Salmo 51:7; Isaia 1:18; Giovanni 3:16; Romani 3:23-26)

A differenza della terapia psicologica che mira a farsi accettare così come si è, la terapeutica spirituale, invece, si propone di far morire la vecchia personalità perché viva l’uomo nuovo, quello spirituale. Dunque, una nuova personalità da rivestire e da non togliersi più di dosso (Efesini 4:24; Colossesi 3:10).

Inoltre, lo psicanalista, in genere, non cerca di edificare il malato né di proporgli degli ideali. Cosa del tutto diversa da parte di un anziano qualificato che gli indica le norme bibliche rispetto alle quali deve prendere posizione. Perdipiù, un anziano consola, incoraggia, esorta, mette in guardia, mentre lo psicoterapeuta è più riservato ed è più probabile che si astenga da ogni intervento verbale. In lui c’è sempre un atteggiamento di neutralità.

Il consigliere spirituale va oltre questo atteggiamento di benevola neutralità. Egli mostra amore e compassione, pazienza, dolcezza e umiltà, qualità che favoriscono una migliore relazione con il cristiano malato. Si potrebbe dire che lo psicologo rafforza la psiche, il consigliere lo spirito.

Un’ultima importante annotazione: le psicoterapie si basano su aspetti naturali, mentre il terapeuta spirituale si pone su un piano soprannaturale.

(continua)

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