Quell’insopportabile bisogno di sentirsi ammirati

Ammirare qualcuno in congregazione per le sue doti spirituali, oltreché naturali, fa provare una sensazione meravigliosa. L’ammirazione è un sentimento di attrazione che si prova verso cose straordinariamente belle o di stima, rispetto, nonché simpatia per qualità uniche di una persona.

La sana ammirazione arricchisce, perché parlare di persone talentuose gratifica il proprio spirito. Geova è la fonte del talento, ricco di generosità, “di cose buone e di regali perfetti” (Giacomo 1:17). Quando gli anziani di congregazione si impegnano in qualità di evangelizzatori, pastori e maestri, ci forniscono buone ragioni per apprezzarli come “doni negli uomini”. (Efesini 4:8, 11)

Forse non tutti in congregazione esprimeranno loro il proprio apprezzamento, ma Geova vede tutto quello che fanno sia gli anziani che altri cristiani fedeli. Egli non dimenticherà l’amore che mostrano per il suo nome servendo il suo popolo (1 Timoteo 5:17; Ebrei 6:10).

A quanto pare, alcuni tra i primi cristiani erano affascinati da quelli che consideravano sorveglianti preminenti, come Apollo, Cefa e Paolo. (1 Corinti 1:11-15) Paolo non pretese mai la lode né sfruttò la loro ammirazione. Quando fece loro visita, non si presentò “con stravaganza di parola o di sapienza”. Al contrario, lui si sentiva un subordinato di Cristo.

A prescindere dalle responsabilità affidateci, nessuno dovrebbe considerarsi superiore agli altri o mirare in modo insostenibile a farsi ammirare “Se qualcuno pensa di essere qualcosa quando non è nulla”, scrisse Paolo, “inganna la propria mente”. (Galati 6:3) I privilegi speciali non ci elevano dalla nostra misera condizione di peccatori. Come nel caso di Paolo, è solo per immeritata benignità che gli esseri umani possono stringere una relazione con Dio, per non parlare del servirlo in qualche privilegio speciale.

L’anziano modesto non si bea dei propri privilegi né si vanta delle proprie imprese. Quando dà consigli o istruzioni, lo fa come collaboratore, non come un signore da ammirare. È sbagliato che chi eccelle in certi compiti pretenda di ricevere lodi e parole di ammirazione dai compagni di fede. “Ti lodi qualcun altro, e non la tua bocca; lo facciano altri, e non le tue labbra” si legge in Proverbi 27:2. L’ammirazione deve essere sincera, spontanea e non pretesa. E se arriva, non per questo dovremmo avere un’opinione esagerata di noi stessi. E se non arriva, non bramarla. Può dare alla testa.

Una caratteristica dei nostri tempi è il bisogno di sentirsi visibili e ammirati. Ma anche il timore di finire nell’anonimato, in un cono d’ombra sociale e teocratico. La ricerca di capacità che non si possiedono si traduce in una ricerca e in una esibizione (dal podio o con i fratelli) di doti inesistenti e di spettacolo caricaturale. Il pensiero di non sentirsi all’altezza delle aspettative, a volte, fa sprofondare nel ridicolo e nella vergogna, causando non poca sofferenza mentale.

Un cristiano che è stato nominato e che prima di conoscere la verità non contava nulla nel mondo, ora che occupa una posizione, per soddisfare il desiderio di farsi ammirare, può diventare intollerabile se in congregazione o in circoscrizione nessuno se lo fila. Ricercare affannosamente una spudorata esibizione di doti inesistenti può realmente far ammalare e far allontanare i fratelli da lui. O in casi estremi, è lui che si allontana dai fratelli.

PERCHE’ ALCUNI HANNO UN ILLIMITATO BISOGNO DI AMMIRAZIONE?

  • La scarsità di fascino che alcuni non riescono a sprigionare li fa sentire inferiori.
  • Alcuni confondono la giusta ammirazione per le capacità con la persona. Si ammirano le qualità spirituali e non il Sé della persona.
  • Un altro motivo di confusione riguarda le aspettative. Non possedere un’autostima che premia gli sforzi per soddisfare certi compiti o alcune responsabilità porta ad avere un’idea sbagliata di se stessi e dei fratelli.
  • Veicolano nella testa troppe fantasie pressoché irrealizzabili.
  • L’aspirazione fraterna di chi aspira all’ammirazione non mira alla costruzione di una mente collettiva da mettere a disposizione della crescita della congregazione. Mira solo e unicamente a soddisfare i bisogni di se stesso.
  • Alcuni nominati, veramente capaci culturalmente e dotati di mezzi superiori alla media, sembrano soffrire di analfabetismo psicoaffettivo. Per loro, la ricerca di ammirazione va ben oltre il rapporto fraterno e la reciprocità di edificarsi a vicenda.
  • C’era una volta la timidezza e il timore di salire sul podio. Oggi c’è più spregiudicatezza rispetto a prima. Una volta i privilegi si sudavano e dovevi venire dalla “gavetta” prima di averli. Oggi basta poco per ritrovarsi sul podio a pontificare. Basta diventare pionieri per convincersi che vali. Di conseguenza è più facile arrivare a molti privilegi. Basta guardare quanti pionieri speciali sono incapaci come insegnanti, nel fare le visite pastorali o nel trattare casi ostici.
  • Non ci si vergogna più delle mancanze e degli errori fatti. Alcuni hanno la memoria corta: non si ricordano chi erano e quello che hanno combinato e pretendono privilegi. Non sanno più cos’è il comune senso del pudore.
  • I permalosi sono una categoria sempre esistita in ambito congregazionale. Se una parte, una dimostrazione, una preghiera, un incarico, viene affidato a un altro cristiano, il permaloso si sente offeso, perché gli viene a mancare l’opportunità di farsi vedere. Quando vedono chi meno se l’aspettano al loro posto, provano una sensazione di bruciore che infiamma il loro intestino per parecchi giorni. Persino il loro bulbo capillare cambia colore e odore.

Il paradosso di chi brama visibilità per sentirsi ammirato nonostante le ripetute volte che ci prova, a un certo punto va all’opposto: vuole scomparire da tutti e da tutto. E spesso ci riesce in senso letterale. Il bisogno di sparire, per occultare la propria frustrazione, non è cosa rara nelle congregazioni. E se non si osa scappare, si diventa eremiti, si evitano i contatti, si sfugge alle proprie responsabilità, si diventa invisibili pur essendo “attivi” in congregazione.

Si fugge con la mente mentre il corpo rimane una presenza visibile, interiormente morto, tra le sedie della Sala del Regno. Infine, prestate attenzione ai vittimisti dell’ammirazione mancata, Diventano pericolosi vendicativi. Al momento opportuno ve la faranno pagare.

L’AMMIRAZIONE VIRTUALE. Si tratta di una comunicazione il cui corpo biologico è assente. Una tale assenza elimina di fatto il senso del pudore, non fa vergognare di quanto si dice come quando lo si fa nella realtà. È una comunicazione esagerata, a volte spudorata, esente dal controllo anti vergogna. Appesi alla tastiera e a un monitor ma impediti di muoversi. Due corpi invisibili, lontani e immobili.

Ciò istiga a un’apertura della propria intimità, dove il livello di esibizionismo sale a gran velocità e dove è più facile ammirarsi senza freni. Tutta quell’ammirazione, quei complimenti sdolcinati sanno di sviolinatura, ma anche certi commenti opposti esagerano con il disdegno, il biasimo, la cattiveria.

Non vogliamo dire, in modo categorico, che l’ammirazione sia sbagliata. Tutti abbiamo un insopprimibile bisogno di essere gratificati e apprezzati per quello che siamo e per ciò che facciamo. A volte c’è in atto una vera lotta per non lasciarsi omologare dalla massa, c’è un naturale bisogno di emergere dalla noia e dalle abitudini consolidate. C’è una lotta con sé stessi e il proprio passato: un voler dimostrare a tutti i costi che non si è più quelle persone di prima, quei bambini a cui è mancata tanto l’ammirazione dei loro genitori e che nella loro infanzia non hanno mai ricevuto apprezzamenti e lodi, ma aride parole di disapprovazione.

Alcuni hanno una menomazione fisica e forse hanno lottato per gran parte della loro vita per non sentirsi complessati e che ora in congregazione hanno l’opportunità di dimostrare di non essere inferiori come li considerava nel mondo. Da non sottovalutare anche la paura immaginaria di sentirsi brutti fisicamente.

Ora che in congregazione viene data l’occasione per dimostrare che si può essere belli in senso spirituale può spingere questo fratello o sorella a cercare più del normale una certa ammirazione, in modo da poter compensare questo presunto stato estetico che ha condizionato non poco la loro esistenza. La paura di essere indesiderati né desiderabili è la causa di molte sofferenze che potrebbe spingere alcuni proclamatori a diventare inattivi. Siamo dunque equilibrati!

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