Randy Wall vs il comitato giudiziario dei testimoni di Geova

Oggi, 5 giugno 2018, è apparsa una nota stampa sul sito JW.org, dove si esprime la propria felicità per la decisione presa dalla più alta corte del Canada, la quale riconosce che i tribunali secolari non hanno giurisdizione per rivedere le decisioni delle organizzazioni religiose se queste hanno mostrato una procedura giusta ed equa. Perciò ha deciso che non possono essere intraprese azioni legali contro i casi di disassociazione da parte dei comitati giudiziari dei testimoni di Geova.  

Il caso, avvenuto nel 2014, riguarda Randy Wall e il comitato giudiziario della congregazione canadese di Highwood. Randy Wall, dopo aver ammesso un comportamento più volte peccaminoso, è stato giudicato non sufficientemente pentito. La prima decisione è stata confermata in seguito da un comitato d’appello dei tdG a cui Wall si era appellato. A seguito di questa decisione, Wall ha presentato domanda di revisione giudiziaria della decisione di disassociarlo dinanzi alla Corte dell’Alberta Court of Queen, adducendo come motivazione il fatto che la decisione era proceduralmente ingiusta, violava i principi di giustizia naturale e il dovere di equità, e che la decisione di disassociarlo influenzò il suo lavoro di agente immobiliare in quanto i testimoni di Geova si rifiutavano di lavorare con lui.

La corte si è occupata innanzitutto se la questione fosse di sua competenza per una decisione e ha respinto il ricorso perché non ha giurisdizione in merito. Inoltre, non ha ritenuto giustificabili le questioni ecclesiastiche sollevate da Wall. Nella sentenza si legge che: “La Congregazione è un’associazione volontaria. Non ha statuti. Non ha fondamento legale. Non possiede proprietà. Nessun membro della Congregazione riceve alcuno stipendio o beneficio pecuniario dall’appartenenza. Le attività congregazionali e la guida spirituale sono fornite volontariamente da un gruppo di anziani”.

Quando un membro della congregazione “si discosta dagli standard scritturali, gli anziani si incontrano e incoraggiano il membro a pentirsi. Se il membro persiste nel comportamento, gli viene chiesto di comparire davanti a un comitato di almeno tre anziani della Congregazione”. Per la corte “i procedimenti del comitato non sono contraddittori, ma hanno lo scopo di ripristinare il membro della Congregazione. Se gli anziani stabiliscono che il membro non manifesta genuino pentimento per i suoi peccati, il membro viene ‘disassociato’ dalla Congregazione. I membri disassociati possono ancora partecipare alle riunioni della congregazione, ma all’interno della Congregazione possono parlare solo con la loro famiglia e limitare le discussioni a questioni non spirituali”.

Inoltre, la corte suprema canadese ha ribadito che le competenze di altri tribunali che si erano occupati del caso sono soggetti a dei limiti per quanto riguarda la revisione delle decisioni prese dai comitati disciplinari dei tdG. Innanzitutto, la revisione giudiziaria è riservata all’azione dello stato. In questo caso, il comitato giudiziario della Congregazione non esercitava alcuna autorità dello stato canadese. In secondo luogo, i tribunali possono solo interferire con le questioni di correttezza procedurale relative alle decisioni dei gruppi religiosi o di altre associazioni di volontariato se sono in gioco diritti legali. In terzo luogo, anche quando è disponibile la revisione, i tribunali prenderanno in considerazione solo quelle questioni che possono essere giudicate. I problemi di teologia non sono giustificabili. Le parti private non possono chiedere la revisione giudiziaria per risolvere le controversie che possono sorgere tra di loro; piuttosto, le loro affermazioni devono essere fondate su una valida causa di azioni illegali.

Infine, Wall ha presentato ricorso per un riesame giudiziario che dovrebbe annullare la decisione sulla disassociazione. La corte ha riconosciuto che non esiste un diritto legale del Wall che la congregazione ha violato. Pertanto, il ricorso è stato rigettato.

——————————————————-

Non entriamo nel merito della questione giudiziaria, ma in quella spirituale sì. Nella nota stampa si legge: “Questa vittoria legale a sostegno delle giuste norme di Geova ci rende felici (Isaia 33:22)”. Che sia scritturale credere e sostenere quanto riporta Isaia: “Geova è il nostro Giudice, Geova è il nostro Legislatore… è lui che ci salverà”, non ci sono obiezioni in merito, tutt’altro. Tuttavia, Paolo scrivendo ai corinti, avverte che in una controversia tra fratelli non si deve osare portare la questione in un tribunale umano e che non bisogna scegliere giudici umani che non hanno rispetto per la congregazione. Far questo, cioè avere cause gli uni contro gli altri, è una vergogna e una sconfitta. (1 Corinti 6: 1-8) In questo caso la congregazione, suo malgrado è stata trascinata in un tribunale e ha dovuto far valere giustamente i suoi diritti. Noi, invece di esultare (gesto legittimo da parte di JW.org) abbiamo motivo di riflettere ulteriormente sull’efficacia di tale provvedimento.

Quello che ci lascia perplessi riguarda il provvedimento disciplinare della disassociazione in sé e di come viene usato nei confronti dei trasgressori. Così com’è intesa dal CD, la disassociazione raggiunge veramente lo scopo di aiutare e far pentire il trasgressore per farlo rinsavire e tornare riabilitato nella congregazione? Oppure scatena casi come quello canadese, con conseguente perdita di tempo prezioso e di risorse umane ed economiche? E’ vero che non tutti si appellano a ‘Cesare’, ma quanti si sentono isolati e invece di avvicinarsi si allontanano definitivamente (e anche incattiviti) dalla congregazione? Non è il caso di rivedere tale provvedimento alla luce delle Sacre Scritture e valutare se ci sono modifiche più equilibrate, meno giustizialiste e più misericordiose da fare al riguardo?

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA