RICONNESSIONE

Riconnettersi con Dio vuol dire ricongiungersi, riallacciare la relazione precedente, collegare due fatti, stabilire o riconoscere il legame di prima. La riconnessione con Dio a cui ci riferiamo riguarda i membri inattivi che prima erano connessi con Dio. Poi la connessione per qualche motivo è caduta o gli inattivi si sono disconnessi volutamente.

In che modo gli inattivi possono riconnettersi con Dio dopo un periodo di assenza nella propria congregazione? 

La maggior parte di fedeli che smettono di associarsi attivamente con i membri della stessa religione, generalmente, non lo fanno per questioni dottrinali. Al momento dell’abbandono non sono nemmeno consapevoli di lasciare la religione temporaneamente o in maniera definitiva. La scomparsa avviene in maniera graduale senza che gli altri se ne accorgano. In particolare passa inosservata a quei pastori oberati da numerose responsabilità teocratiche.

La ricerca degli inattivi non viene considerata dalla maggioranza dei fedeli attivi una priorità perché essi sono dediti primariamente ad altre attività, come la predicazione, le adunanze, il lavoro, la famiglia, ecc. Degli inattivi ci si accorge della loro esistenza soltanto in occasione della Commemorazione della morte di Gesù.

Accorgersi deriva da «correggere» con la mente un modo di vedere gli altri dopo avere acquistato coscienza di un fatto attraverso indizi o per riflessione. Geova e Gesù si sono sempre interessati di correggere il suo popolo direttamente o per mezzo di profeti.

Nella domanda “dove sei?” che Dio rivolge più volte ad Adamo dopo il peccato, è evidente sin dagli albori della storia umana il suo interesse circa il perduto e il legame spezzato. Geova si interessava della prima coppia abitualmente “verso l’ora del giorno in cui soffia la brezza”. Prendeva l’iniziativa per andare a casa loro, nel giardino di Eden.

Dopo il peccato li veste, osserva la loro vita e ciò che poi avrebbero trasmesso ai figli (Genesi 3:21). Trova subito la soluzione di ripristinare grazie a un seme futuro il paradiso perduto. Geova agisce immediatamente di fronte al perduto, non lascia passare molto tempo prima di muoversi (Genesi 3:15).

L’interesse di Dio per il perduto continua con l’apprezzamento del sacrificio di Abele e con l’avvertimento a Caino di non essere infuriato poiché il peccato è “in agguato davanti alla porta, ansioso di prendere il sopravvento” su di lui (Genesi 4:4-7).

Quando parliamo di inattivi ci riferiamo non a una cifra modesta, ma a migliaia di migliaia di fedeli che ogni anno scompaiono dai radar della Teocrazia. Si tratta di un problema di non poco conto, che sicuramente sta a cuore a Geova e a Gesù. Non abbiamo le statistiche complete da parte degli organi ufficiali dei TdG, ma mediamente sono (approssimativamente) una decina di inattivi per congregazione, tralasciando gli inattivi di vecchissima data. Sono dati che abbiamo rilevato da alcune congregazioni. Forse sono anche di più.

Se moltiplichiamo questa decina per il numero delle congregazioni mondiali (119.712) si supera il milione di inattivi su 8.683.117 proclamatori attivi. Una cifra impressionante che fa riflettere. Approssimativamente, pensiamo che la cifra si aggiri tra 500 mila e un milione di inattivi. Onestamente non abbiamo i dati ufficiali degli inattivi che ritornano a Geova ogni anno, che comunque sono tanti, anche se inferiori al numero di coloro che lasciano.  

Come fermare questa emorragia? E come aiutare quelli che da tempo hanno abbandonato le loro attività teocratiche? Soltanto con una campagna mirata e ben programmata, sostenuta da proclamatori capaci e non solo da anziani che ben presto si scoraggiano per gli scarsi risultati ottenuti. Se Geova, Gesù e il CD li considerano ancora testimoni di Geova a tutti gli effetti, che senso ha non interessarsi più di loro?

Sono in tanti gli inattivi a lamentarsi, che quando vanno in congregazione, a mala pena qualche anziano si avvicina per salutarli o per interessarsi di loro. Se in quell’occasione, un inattivo si trova in Sala del Regno ci sarà pure un piccolo interesse per Geova, non vi pare? Per alcuni inattivi presenti all’adunanza è scioccante essere lì senza che nessun anziano se ne accorga o mostri un minimo interesse per il suo ritorno.

Si scalano le montagne, si scolano i moscerini e si inghiottono i cammelli per fare un discepolo e non ci si accorge che è seduto a fianco a noi nel nostro luogo di adorazione (Matteo 23:24). La prossima volta che entra un inattivo in Sala del Regno notate quanti responsabili delle congregazioni si precipitano ad accoglierli.

I familiari non devono insistere con un loro caro inattivo. La cosa può essere frustrante. Puoi pregare per loro nel tuo cuore. Puoi interessarti sinceramente ponendo domande sulla sua vita e sulle cose che più gli piacciono. Questo non vuol dire che quando è appropriato tu non debba incoraggiarlo a ritornare a Geova.

Se sapete che sono in ospedale andate a trovarli. Questa visita vale più di mille parole. Chiarite i motivi dell’abbandono. Forse i dissapori di una volta non hanno più motivo di esistere. Chiedete scusa, anche a nome di altri se si sentono feriti per parole e azioni altrui. Chiedere scusa non è come pagare una tassa al fisco. E’ soltanto una parola di cinque lettere con una profonda ripercussione positiva in chi si crede una vittima.

Il ritorno a Geova inizia anche con queste piccole cose. Perciò non stare lì a discutere su chi ha ragione o torto, non è il caso. L’obiettivo è guadagnare il fratello, non condannarlo. Se poi ha torto non è un nostro problema, ma se ha ragione lo abbiamo messo nelle condizioni di riappacificarsi. Non sottovalutiamo le sofferenze che questi fratelli stanno affrontando e che non conosciamo (Geremia 3:21).

Ricordate, Geova può spingere un fratello lontano a ritornare da lui, creandogli le circostanze favorevoli. Qualora Geova ti dovesse usare per realizzare il rientro di un inattivo ritieniti altamente favorito, perché si tratta di qualcosa di eccezionale. Diversi inattivi ci hanno raccontato di essersi sentiti sospinti da una forza spirituale a frequentare quella sera l’adunanza. Dio ha mille modi per raggiungere chiunque.

Chiudi la bocca e apri attentamente le orecchie se un inattivo ti privilegia di raccontarti la sua storia. Ascolta con empatia, non ti trovi lì con lui per caso o per trovare il peccato nelle sue parole. In quel momento sei al posto del Pastore eccellente. Tratta la pecora smarrita con dignità. Il ministero di recupero non si fa alle adunanze ma nelle case di questi fratelli lontani.

Se gli anziani dedicassero agli inattivi solo un quarto del tempo che dedicano alle adunanze, sicuramente il loro servizio avrebbe valore più delle parole che si pronunciano dal podio. Le parole senza i fatti rimangono solo parole che colpiscono l’aria.

I pastori sono obbligati scritturalmente a cercare le pecore smarrite di Cristo. Non esistono giustificazioni per non farlo. Devono cercarle, altrimenti Dio li riterrà responsabili del loro sangue. Il pastore che cerca le anime perse sarà d’esempio e di stimolo per la congregazione perché essa si sentirà libera di seguire il suo esempio.

Per questo motivo i membri della congregazione si offriranno volenterosamente per aiutare gli inattivi e alleggerire il peso degli anziani nella ricerca e nella cura. Basta con gli annunci che scaricano la responsabilità sugli anziani. Cercare le pecore che si smarriscono è responsabilità anche della congregazione.

La visita pastorale edificante rimane la cosa migliore per aiutare gli inattivi. Andare da loro non è mai una perdita di tempo, è una dimostrazione di amore altruistico. Chi visita gli inattivi e fa di tutto per aiutarli difficilmente diventerà lui stesso un inattivo. Perciò questo compito è anche una salvaguardia per se stessi e per non perdere la connessione con Geova.

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