Sai motivare i fratelli? Fai emergere le loro potenzialità nascoste?

Se vuoi costruire una “nave”, serve poco dar ordini ai fratelli e spiegare ogni dettaglio se prima non fai nascere nel loro cuore l’amore per il mare.

 Le motivazioni sono le lenti attraverso cui osserviamo il mondo. Rappresentano i nostri desideri. Non tutti desiderano le stesse cose. Questa diversità, se non è rispettata, porta ad avere in congregazione un rapporto conflittuale. L’ambiente in cui siamo cresciuti e l’educazione che abbiamo ricevuto hanno impresso nella nostra crescita una sorta di “marchio di fabbrica”, che ci caratterizza per tutta la vita, nonostante i cambiamenti spirituali che abbiamo fatto in tutti questi anni. Si tratta di valori che abbiamo e che ricerchiamo anche in altri per rinsaldare un vincolo che ci lega alla fraternità. Le principali motivazioni comprendono: il desiderio di accrescere le nostre conoscenze; ottenere vantaggi, visibilità e prestigio; il desiderio di aiutare gli altri; la coerenza. Gli anziani se vogliono collaborare a vicenda o se desiderano che la congregazione risponda positivamente alle loro proposte, devono saper toccare le corde motivazionali.

Saper motivare fa parte delle responsabilità cristiane. Un anziano che non sa motivare è un demotivato. Motivare implica aiutare i fratelli ad amare. Un anziano che non sa aiutare i fratelli ad amare cosa ci sta a fare in quell’incarico? Non sempre, ciò che motiva noi può motivare la congregazione. Alcune motivazioni espresse con sincerità possono ottenere l’effetto contrario. Ogni motivazione è personale. Il successo dipende quindi dal sapere qual è la motivazione che può spingere un fratello a fare certe cose. Anche se ci definiamo fratelli, all’interno della congregazione siamo chiamati a collaborare con persone che forse non avremmo scelto se facessimo parte di un’azienda o di un’associazione non teocratica. In casi come questi è importante ascoltare il fratello e capire ciò che più lo entusiasma.

Vuole crescere spiritualmente? Vuole diventare un nominato? Di che tipo di crescita parla? A cosa si riferisce? Alle responsabilità? A questo riguardo chiedete, ponete domande, perlustrate i suoi motivi, scandagliate cosa ha nel suo cuore.

Le persone si possono formare e trasformare. Ogni anziano deve accettarsi che i proclamatori siano incoraggiati a sviluppare modi nuovi per crescere spiritualmente e contribuire allo sviluppo della congregazione. Ci sono nominati che quando ritornano dalle scuole di addestramento non fanno altro che parlare di ciò che hanno imparato. Dopo qualche tempo hanno già dimenticato quasi tutto. Di pratica: zero. Eppure, ci sono fratelli che hanno capacità illimitate e sono risorse preziose per la congregazione, ma non tutti i corpi degli anziani sanno sfruttare tali risorse. Forse manca l’ambiente adatto oppure c’è da modificare il contesto dove queste risorse sono impiegate.

Un anziano capace crea un rapporto di fiducia con gli altri, concede libertà d’azione e potere decisionale. Riesce a trasformare gli errori in esperienze positive. Inoltre riconosce i meriti dei fratelli e li apprezza per il loro impegno. L’anziano non rimprovera i fratelli se questi commettono degli errori, altrimenti scoprirà che in futuro saranno riluttanti a prendere decisioni. La fiducia stimola la sicurezza e il senso di affidamento. La diffidenza, invece, produce frustrazione, timore, ostacola il senso di creatività. Il timore che un proclamatore possa sbagliare è uno dei principali motivi per cui certi anziani sono restii a concedere incarichi ai fratelli. Il vero anziano deve accettare che la vita teocratica comporta errori e fallimenti. Il punto è saper imparare da essi e trasformarli in successi. Lo schiavo di cui parlò Gesù ebbe timore e nascose il suo talento (Matteo 25:24,25).

Gesù incoraggia a rischiare, infatti due degli schiavi ci riuscirono, il terzo non si mise neanche in discussione, causando una perdita economica in interessi. Senza sbagli non c’è progresso. A volte, non è sensato che sia l’anziano a correggere l’errore del proclamatore o del servitore di ministero e nemmeno dell’anziano che ha sbagliato. E’ saggio lasciare che sia chi ha sbagliato ad attivarsi a correggere i propri sbagli e ad apportare le necessarie correzioni. Altrimenti c’è il rischio di far passare il messaggio che non ci si fidi di loro.

In un’occasione Gesù incoraggiò a lodare chi fa un buon lavoro.  (Matteo 25:21-23) Riconoscere i meriti altrui non costa nulla, eppure è una delle motivazioni che spesso viene trascurata. A sentire certi fratelli che sono impegnati nella teocrazia, i loro anziani neanche se ne accorgono, nessuno ha mai fatto loro né una lode né dato un consiglio dove migliorare. Presi dai loro impegni, certi anziani, nemmeno sanno che certi fratelli sono impegnati in quei posti da anni. E’ vero, alcuni anziani, mai direbbero di non apprezzare i fratelli e il loro impegno. Però danno questa impressione. Il riconoscimento motiva i fratelli a offrirsi volenterosamente.

Gli anziani devono inculcarsi fra loro e con i fratelli lo spirito di Ecclesiaste 4:9-13. “Se sono in due e uno cade, c’è pronto l’altro per rialzarlo”. Si ottiene di più lavorando come congregazione che come singolo. Ecco perché è importante che l’anziano assegni compiti dove il fratello che ha un punto di forza compensi la debolezza del fratello con cui collabora. I fratelli rispondono positivamente quando sanno di fare una cosa che reca soddisfazioni. Naturalmente, l’anziano deve aiutare la congregazione o il suo gruppo di servizio, ad evitare i ruoli che ostacolano il progresso: il dominatore della conversazione; l’ostacolatore che ritarda il progresso; l’accentratore e lo scansatore che rifiuta gli impegni.

L’anziano motivatore deve stare attento a non impiegare i fratelli per raggiungere i suoi scopi o per far svolgere loro incarichi che sono sue precise responsabilità. Non deve scaricare su altri le sue responsabilità spirituali. Troppo comodo far lavorare gli altri e poi prendersene i meriti. Ricordatevi, che in congregazione nessuno si lamenta perché le sue esigenze sono soddisfatte al 100 per cento. Ci si lamenta perché troppe esigenze rimangono insoddisfatte ed esse logorano il rapporto fraterno. Fateci caso, quando i bisogni non vengono soddisfatti si passa alla ritorsione. Chi assume il controllo della situazione e riesce ad imporsi, il rapporto cambia: il dominatore usa il suo potere per arrivare a soddisfare i suoi desideri e il dominato non appena si rende conto che la situazione è disperata e soffocata si isola. Viene così cancellato in tutti i sensi. La sfiducia si fa strada e tutti sono contro tutti e le ostilità aumentano. A questo punto tutti sono sulla difensiva e diventano più polemici; ciascuno accusa l’altro. Ognuno “guarda la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non la propria trave”. (Matteo 7:1-4). Se non si pone un rimedio c’è il rischio che il corpo degli anziani collassi e venga rimosso.

Come scrisse Paolo è meglio considerare gli altri fratelli superiori e non cercare il proprio interesse ma quello degli altri. (Filippesi 2:3,4) Ci sono congregazioni dove non sono molti i fratelli su cui poter lavorare in un progetto spirituale. E’ gravoso fare tutto da sé. Un modo efficace per rispondere a questo bisogno è quello di concentrarsi sui fratelli che abbiamo a disposizione, cercando di far uscire da loro tutto il potenziale di cui godono e che è ancora inespresso. Il successo dipende molto dagli anziani capaci di estrarre queste potenzialità nascoste. Come i veri cercatori d’oro.

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Commenti (1)

  • Anonimo

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    La lode sincera, dare fiducia agli altri facendoli sentire speciali e delegare e farsi aiutare ingredienti essenziali per motivare a volte ciò che se ha bisogno e che qualcuno creda in noi e veda che abbiamo tanto di buono dentro da donare agli altri, diciamo dare un tocco di grazia alla autostima e dignità altrui.

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