Sei tu l’artefice del tuo benessere

Solo quando arriviamo al limite delle nostre possibilità ci rendiamo conto di avere bisogno di aiuto. In congregazione, alcuni pensano che siano gli altri a venire in soccorso e se l’aiuto tarda o non arriva mai cominciano a perdere la fiducia e in certi casi si allontanano.

Dicono di allontanarsi dall’organizzazione ma non da Dio. Come se il popolo di Dio fosse una cosa separata da lui. In realtà ci si allontana da Geova e dal suo popolo. La verità è che Geova non si allontana mai da chi si allontana da lui e dalla sua organizzazione.

Prima di aspettarsi l’aiuto dall’organizzazione o dai singoli fratelli è il caso di guardarci dentro. Potremmo scoprire che questo aiuto abita già in noi ed è in attesa di essere svegliato.

Malinconia, inquietudine, irascibilità, nostalgia, tristezza, disperazione, instabilità spirituale sono un miscuglio sottile di emozioni e pensieri, di stati d’animo persistenti che rovinano la qualità della vita.

I disagi emotivi e spirituali possono essere prevenuti, iniziando col mantenere un equilibrio emotivo. Dentro di noi abbiamo delle risorse spirituali inesplorate da cui attingiamo poco quando la pesantezza della vita supera il limite.

Forse nei momenti di bisogno non siamo abili nel manifestare certe qualità interiori o nel gestire le nostre emozioni. Perciò, esaminati prima di darti la colpa o di darla all’organizzazione, scoprirai che l’omissione potrebbe dipendere da te. Se il primo a non venirti in aiuto sei tu, come puoi pretenderlo dagli altri?

In cosa consiste l’aiuto? È un’azione materiale o morale, con cui s’interviene a levare una o più persone da una difficoltà, da uno stato di disagio alleviandone la fatica e lo sforzo.

I primi ad agire dobbiamo essere noi. Quando abbiamo fatto tutto il possibile e non ce la facciamo più, solo allora è giusto cercare aiuto. La prima persona cui rivolgerci è Geova. Tanti lo scartano o ritengono che l’aiuto spetta solo ad altri. Ma chi più di Dio può capirci e soccorrerci nel modo migliore?

«Geova sa liberare dalla prova le persone a lui devote». (2 Pietro 2:9)

Come un Padre amorevole, Geova ci sostiene e ci sorregge. Siamo fatti per aiutarci a vicenda, ma non è scontato che si traduca in disponibilità immediata e aiuto per tutti.

A causa della freddezza tra le persone c’è sempre più bisogno di reciproco aiuto. A volte è difficile intercettare una richiesta di sostegno. Forse il richiedente ha paura di dover dipendere dagli altri, anche quando è in condizioni di oggettivo bisogno.

Le cause che stanno alla base di questo rifiuto possono essere: malintesi, eccessiva riservatezza, pretesa che siano gli altri ad accorgersi del proprio bisogno, pensare che chiedere aiuto equivalga a un ritardo della propria maturità o a essere visti come cristiani deboli.

Possono incidere anche le esperienze negative avute con persone inadatte. E poi ci sono quelli che vivono nella convinzione di “essere nati per aiutare e non per essere aiutati”. In questo modo si scarta persino l’aiuto di Geova.

Non giudichiamo negativamente questi fratelli. Cerchiamo di ascoltarli con discrezione, anzi «dobbiamo trattarli come se fossero ciò che dovrebbero essere e aiutarli a diventare ciò che sono capaci di essere». (W. Goethe)

Le tue emozioni sono energie positive, in particolare se le incanali seguendo il flusso dello spirito santo. Non sottovalutarti, alla fine della fiera sei tu l’artefice del tuo benessere o del tuo malessere.

Sii la radice e l’albero di te stesso (inattivo.info)

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