Sentirsi soli e stare da soli non sono la stessa cosa

La solitudine è la condizione momentanea o duratura di chi vive solo. Può essere cercata per meditare o per stare in pace interiormente o può essere subìta materialmente e affettivamente. Stare da soli è una scelta personale per rigenerarsi, invece sentirsi soli è un’esperienza dolorosa e non desiderata.  

SENTIRSI soli implica una sensazione fisica, uno stato d’animo, una percezione non chiara di se stessi. STARE soli indica trovarsi in un luogo, un ambiente o una situazione.

La solitudine imposta provoca un senso di vulnerabilità, di sconforto e angoscia. Causa un senso di vuoto e di affetti, fa sentire tagliati dal resto del mondo.

Le cause sono diverse: morte di una persona cara, divorzio, mancanza di un coniuge, vecchiaia, inesperienza, problemi comunicativi, tecnologia digitale. Da marzo di quest’anno si è aggiunta con virulenza anche la pandemia da Covid.

La solitudine può essere la migliore compagna, ma anche la peggiore. Può rappresentare la libertà assoluta quanto la prigione. Da una parte si sceglie per elevarsi nello spirito, dall’altra può far sentire abbandonati, rifiutati.

Ormai è accertato che il Coronavirus ha acutizzato il senso di solitudine e di emarginazione sociale. La prima malattia che è entrata in gioco in questo periodo di confinamento è la depressione e l’età non conta.

“Esisto e sono felice in base a quanto gli altri considerano positivamente la mia immagine” è un concetto debole, perché se ciò non avviene si rischia di crollare psicologicamente. Fare di tutto per essere accettati significa comportarsi e ragionare con la testa altrui.

Alcuni che cercano disperatamente il consenso fanno di tutto per ingraziarsi il prossimo e assecondarlo. Questo comportamento è chiamato “prostituzione relazionale”. Pur di non venire isolato, il “prostituto relazionale” recita la parte dell’amico condiscendente, che si trova d’accordo anche in quelle cose che gli nuocciono.

COME USCIRNE?

Con un atteggiamento che spinga a impegnarsi in valori morali, etici e spirituali. Farsi coinvolgere in idee e sentimenti sani, interessarsi sinceramente del prossimo e dei suoi bisogni. Riempire quel senso di vuoto impegnandosi in attività soddisfacenti, adeguandosi alle altrui necessità. Provare stupore e ammirazione di fronte a nuove situazioni accettando le varie sfide.

Scoprire i tratti positivi delle persone, pensando più ai loro interessi che ai propri. Sforziamoci di considerare questo periodo un’occasione unica, non qualcosa per scoraggiarsi o per fuggire dalla congregazione. Ma il luogo in cui rifugiarsi nei momenti difficili, una tappa forzata lungo il viaggio della nostra vita. Un racconto per le generazioni future.

Finchè siamo residenti forestieri in questo mondo, la solitudine è come la nostra ombra, ci seguirà ovunque. Non possiamo cancellarla tantomeno perderci dentro. Questa solitudine non è fatta per gli esseri umani. Da soli non sappiamo produrre ormoni come l’ossitocina, che ci fanno stare bene ed essere felici.

Abbiamo bisogno dei nostri fratelli e sorelle perché ci fanno da specchio, e allo stesso modo loro hanno bisogno di noi. Abbiamo bisogno di stare insieme per poter sopravvivere.

Per questo fondamentale bisogno umano, usiamo tutto ciò che Geova in questo periodo ci mette a disposizione. Non isoliamoci, il rischio di diventare inattivi è alto. Facciamo tutto il possibile per mantenerci in contatto gli uni con gli altri.

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