Soggetti smarriti

Lo smarrimento è non trovare momentaneamente qualcosa. La perdita può essere definitiva.

In senso figurato lo smarrimento implica uno stato provvisorio di turbamento, provocato anche da dolore morale e comporta la perdita delle normali facoltà di agire e di reagire.

Nel libro Soggetti smarriti, la neurologa Jules Montague, racconta che i suoi pazienti provengono da ogni dove:

     «… ciò che li accomuna è il desiderio di raccontare storie. […] Grazie a quelle storie formulo una diagnosi e quindi una cura. Ma in mezzo a quei racconti ci sono anche intuizioni che ci permettono di andare più in profondità su chi diventiamo. […] Questo libro parla di persone straordinarie, di pazienti e delle loro famiglie, che ho incontrato lungo la mia strada, ma allo stesso tempo parla di tutti noi. Della continuità delle nostre esperienze e di chi diventiamo quando quella continuità vacilla».

L’autrice evidenzia lo smarrimento della propria identità, inteso come malattia da demenza a insorgenza precoce. La cosa in comune di queste persone è il desiderio di raccontarsi. Jules Montague intuisce tra le righe di questi racconti l’importanza di andare in profondità per sapere chi diventiamo.

Lo smarrimento della propria identità è simile alla perdita dell’orientamento spirituale. Diventa importante leggere tra le righe le storie per capire quali sono le vere cause dello smarrimento.

Molte delle storie raccontate sui social, non dicono tutto, nonostante ciò è fondamentale distinguere i dettagli che portano ad avere un quadro più chiaro della vacillante continuità spirituale.

Quando gli Israeliti erano alle soglie della Terra Promessa, Mosè li avvertì di ciò che sarebbe accaduto se avessero resistito al consiglio di Geova: “Il Signore ti colpirà di delirio, di cecità e di smarrimento d’animo; in pieno giorno andrai a tastoni come un cieco nel buio”. (Deuteronomio 28:15, 28, 29, Na)

Essi furono avvertiti che avrebbero perduto la vista spirituale e non avrebbero saputo su quale via sarebbe stato meglio per loro andare. Chi si è smarrito ha smesso di prestare ascolto ai consigli di Geova?

In questi “tempi difficili” dobbiamo far fronte a perdite molto gravi: la casa, i beni, il lavoro, la salute e la morte di una persona cara. Si può essere sopraffatti da un senso di smarrimento e di impotenza.

Altri provano sentimenti di smarrimento quando qualcuno smette all’improvviso di servire Geova. È colpa nostra o la verità ha smesso di portare frutto nel cuore di questa persona? Il semplice fatto che qualcuno frequenti le riunioni, va in predicazione o svolga altre attività spirituali non sempre rivela quello che ha nel suo cuore.

Quando i tessalonicesi udirono la buona notizia, Paolo disse che l’accettarono prontamente come parola di Dio. Ma furono la perseveranza, la fedeltà e l’amore da essi dimostrati in seguito a confermargli che la verità ‘operava anche in loro’. (1 Tessalonicesi 2:13, 14; 3:6)

Lo smarrimento è dovuto alla mancanza di perseveranza? I responsabili delle congregazioni non devono “arrivare” troppo tardi nel prestare assistenza spirituale a chi sta per smarrirsi, perché questi fratelli cercheranno sui social le risposte che non trovano da soli.

Presteranno così attenzione a chi prova risentimento contro l’organizzazione e troveranno un orecchio (sbagliato) ad ascoltarli e poi si accoderanno alle varie lamentele, trite e ritrite, contro questo o quello.

Alcuni sono coraggiosi solo quando si trovano davanti a un computer

Se tu che stai leggendo questo articolo ti sei smarrito, chiediti: Dopo che alcuni criticano l’organizzazione, cosa propongono per il tuo futuro? Seguendo la strada del risentimento altrui cosa ci guadagni? È questa la strada che ti porta alla verità e alla vita eterna? Quale orientamento ti stanno indicando affinché la tua vita sia migliore di quella di prima? Può un cieco guidare un altro cieco?

La Bibbia dice di essere “una luce al tuo cammino”. La luce che ti offrono i disertori di Dio è migliore della Bibbia o stai brancolando nel buio? (Deuteronomio 28:15, 28, 29). Questi dissenzienti che sono “usciti” o che operano clandestinamente nelle congregazioni cos’hanno in più della Parola di Dio o di Dio stesso? Vuoi un consiglio? Lasciali stare sono bussole rotte.

Non guardare il lato sbagliato dei fratelli come fanno sui social. Considera invece cosa dice Ecclesiaste 7:21, 22: “Non porre il tuo cuore a tutte le parole che il popolo può pronunciare, affinché tu non oda il tuo servitore invocare su di te il male. Poiché il tuo proprio cuore sa bene che molte volte anche tu, tu stesso, hai invocato il male su altri”.

Probabilmente anche tu hai detto sul conto dei fratelli cose che avresti fatto meglio a non dire. Perché allora dovresti prendertela tanto se qualcuno ti ha offeso?

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