Stare bene con gli altri

La felicità o l’infelicità si gioca sul come si sta insieme

Ogni tdG è responsabile dell’ambiente che c’è in ogni Sala del Regno. Essere in tanti ed essere insieme sono due cose diverse. L’insieme evoca degli obiettivi in comune, mentre il termine congregazione richiama l’idea di legami fraterni legati ad una medesima fede nello stesso Dio.

Lo scopo della congregazione è quello di convertire la pluralità delle presenze in una unità comune di persone, nel quale tutti i membri prestino attenzione fra di loro. Per qualcuno è difficile ritenersi uguale agli altri.

La congregazione è un luogo di accoglienza e di condivisione, ma è anche un luogo in cui ci si trova faccia a faccia con i propri limiti, egoismi e idiosincrasie. Perciò, uno dei benefici che si ha frequentando la congregazione è quello di accettarsi per ciò che si è, non si ha, non si sa e non si può. Da soli si può essere convinti di amare i fratelli, quando invece si è in congregazione si scoprono i difetti di ciascuno.

Ad esempio, se si risponde alla freddezza con il gelo, al dispetto con l’animosità, alla mancanza di amore con la diffidenza, all’offesa con l’ingiuria, non si è molto diversi da Caino, il cui male si sentiva come a casa sua, come lo è un cane accucciato all’uscio dell’abitazione del suo padrone. (Gen 4:7)

Un amore abitudinario, privo di passione, spoglio di enfasi, non riscalda né rafforza. Bisogna recuperare quelle piccole cose, quei piccoli ma significativi gesti di amore e affetto. Soltanto a chi ha il cuore spento, le piccole cose, quelle semplici e genuine, non dicono nulla.

Il rispetto è la base della convivenza spirituale. Un cristiano educato esprime rispetto per i suoi simili. Chi non sa rispettare non può far parte della congregazione di Dio né di qualsiasi altra comunità. Il CD, il sorvegliante di circoscrizione, l’anziano, il servitore di ministero, il pioniere, se spogliati di tutti i loro ruoli e responsabilità di cui sono rivestiti, sono solo delle persone con un’identità simile alla stragrande maggioranza dei fratelli. Ciò che ci rende simili è il rispetto per la dignità di ognuno, indipendentemente dall’incarico che si occupa.

Ogni tdG si aspetta dai suoi confratelli la giusta considerazione che gli è dovuta. Ogni fratello ha il diritto di non essere svilito, schiacciato, demolito nella sua dignità. Umiliare una persona è un grave errore educativo, soprattutto se chi umilia è un nominato preposto all’insegnamento.

Lo svilimento demotiva e spegne la dignità. Inoltre, nessuno è disposto a fare qualcosa per chi non ci ritiene capaci di niente. Senza fiducia non ci può essere ubbidienza e sottomissione. Lo ribadiamo ancora per l’ennesima volta e continueremo ancora a farlo. E’ difficile andare d’accordo e collaborare con chi non sa rispettare. Invece, il tdG che mostra rispetto è una persona gratificante, che riconosce il bene negli altri e lo evidenzia senza reticenze.

Se gli altri sono capaci e hanno qualità spirituali, hanno successo e gioia, tutte queste cose non lo disturbano, chi rispetta è immunizzato contro le invidie e le gelosie. Inoltre, sa fare attenzione a tutti quelli che collaborano con lui nelle varie attività teocratiche. Riconosce la loro stanchezza, le loro lacrime, la gioia e il dolore. Egli è in grado di toccare il cuore dei fratelli motivandoli ad agire volontariamente e non per imposizione.

Infine, egli tiene ben aperti gli occhi su coloro che stanno soffrendo e stanno piano piano allontanandosi dalla congregazione. Agisce prima che diventino inattivi e lo fa con circospezione evidenziandone le buone qualità, abbellendo e impreziosendo la spiritualità di questi fratelli con ritagli di bontà e di verità consolanti. La congregazione è una scuola di vita nella quale ogni proclamatore ha qualcosa da insegnare e qualcosa da imparare.

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Sulla congregazione:

Energia che accende. Quelli che determinano lo stato di salute delle congregazioni sono i nominati. Ce ne accorgiamo quando entrando in una Sala del Regno ne respiriamo lo spirito che vi regna in congregazione. 

 

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