Posts Taggati ‘pecore’

Sentirsi addosso la puzza dell’odore delle pecore di Cristo

La frase più famosa ed emblematica detta da papa Francesco sui pastori della sua chiesa e ripresa dai media di tutto il mondo è questa: «Voglio pastori con ‘l’odore delle pecore’ e con il sorriso di papà». E’ un monito per tutti i sacerdoti, i cardinali e lo stesso papa: i pastori non solo non devono pretendere di vestirsi con la lana delle pecore, ma devono mostrare passione nel servirle. Una frase che si legge, papale papale. Cioè, come è stata detta, che va soltanto «annusata» e che rimanda alla vera immagine dei pastori che hanno a cuore le pecore.

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VIGILATE SU TUTTO IL GREGGE

Il pastore che trascura se stesso non è idoneo a curare il gregge, perché non è di utilità a nessuno.

 E’ volontà di Dio che ogni congregazione abbia i suoi pastori per faticare, per sovrintendere e per ammonire (1 Tes 5:12). Quando un fratello viene nominato anziano è implicito che il gregge non debba essere più grande delle proprie capacità di sorvegliante. Geova non mette sulle spalle di un pastore impegni e responsabilità che non riesce a soddisfare. Il numero di coloro che vegliano deve essere proporzionato al numero di pecore dell’intera congregazione. Molti problemi sorgono a causa di un numero insufficiente di pastori. Non è una novità che molti nominati non riescono a stare dietro ai bisogni della congregazione. Ci chiediamo anche come può un singolo sorvegliante badare a un’intera circoscrizione formata da decine di corpi di anziani e qualche migliaio di proclamatori e “positivamente conoscere l’aspetto del tuo gregge”? (Prov. 27:23) Ci vogliono anni e non una settimana “mordi e fuggi” per conoscere l’aspetto di ogni singolo fratello di ogni congregazione assegnata.

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«Pastori con il cuore di Geova»

Un bambino ricevette in dono una pecora e un montone. Dopo alcuni anni di premurosa cura, aveva una dozzina di pecore. Una mattina presto, mentre era ancora a letto, udì le pecore belare, ma non ci fece caso. Quando uscì, vide le pecore sventrate da cani selvatici. “Sarei dovuto uscire a controllare le pecore quando le avevo sentito belare la prima volta” disse distrutto dal dolore. Preferì rimanere a letto a dormire.

 Questa esperienza realmente vissuta, ci rimanda al ruolo biblico del pastore: nutrire le pecore e proteggerle. In congregazione non è sufficiente che gli anziani insegnino dal podio, devono anche proteggere i fratelli dai pericoli. Purtroppo, a volte, i cani randagi, i lupi famelici o altre bestie selvagge, sono proprio alcuni pastori, che maltrattano le pecore, le ingannano e le trascurano. Al tempo di Geremia c’era una sconcertante situazione di abbandono del popolo di Dio (Ger 23:1-4).

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Guai al pastore inutile e stolto che ha abbandonato le pecore della congregazione

E Geova mi diceva: “Prenditi ancora gli arnesi di un pastore inutile. Poiché, ecco, faccio sorgere un pastore nel paese. Non presterà attenzione alle [pecore] che sono spazzate via. Non cercherà la giovane, e non sanerà la fiaccata. Non sostenterà [col cibo] quella che sta in piedi, e mangerà la carne della grassa, e strapperà via gli zoccoli delle [pecore]. Guai al mio pastore che non vale nulla, il quale lascia il gregge! La spada sarà sul suo braccio e sul suo occhio destro. Il suo proprio braccio immancabilmente si seccherà, e il suo proprio occhio destro immancabilmente si affievolirà”. Zaccaria 11:15-17.

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