“Ti vorrei così”

jesus

Il desiderio di un inattivo: un Gesù vicino ai reali problemi della gente

Molti attendono la tua “seconda venuta in una nube con potenza e gran gloria”. Io ti preferisco in giacca e cravatta, in abiti moderni, provenire dalle periferie di una grande metropoli. Vorrei chiamarti Jesus, un nome fresco, universale, meno usurato dalle abitudini e dalle tradizioni di un devozionismo ormai datato. Ti vorrei contemporaneo dell’uomo moderno come sei stato agli uomini di ogni epoca.

Un messia che sappia parlare la lingua dei poveri, degli emarginati, dei sofferenti, dei disadattati. Un uomo sensibile, vicino ai reali problemi che tormentano l’anima, che provi gli stessi sentimenti di chi soffre. Un uomo vigoroso che sappia ammonire chi reagisce alla crisi con tristezza e abbattimento, a non cedere al catastrofismo e alla rassegnazione.

Un Messia che ci aiuti a diffidare dei pressapochisti e dei ciarlatani che si approfittano delle nostre debolezze e delle nostre fragilità emotive. Ti vorrei per strada con i senzatetto, gli infelici, i perseguitati, i malati di mente e di cuore.

Vorrei ascoltare le tue interviste in Tv con la calca di giornalisti che ti seguono passo dopo passo in attesa di uno scoop, di uno scandalo da raccontare. Al tuo seguito non vorrei vedere nessun reggicoda, frustamattoni e pancaccieri, ma una moltitudine di reietti. Lontano dai politici, economisti e impostori religiosi. Per nulla papista, né affabulatore, né imbonitore o grande retore del nulla che grida alle folle come un invasato.

Uno che ami la verità e abbia il coraggio di difenderla dai farisei moderni che mostrano la loro falsa ostentazione gridata nelle piazze e nelle pubbliche assemblee; dagli sfruttatori, speculatori, opportunisti, approfittatori. Vorrei che amassi il brutto di natura, i brutti spirituali, i difformi, gli sgradevoli, gli sgraziati, i dannati, gli infelici, gli allucinati, i disgraziati e gli sgorbi.

Ti vorrei con le folle di storditi, la cui bevanda amara della vita li ha inebriati con il suo aspro sapore; con gli ansiosi che vivono il domani senza vivere l’oggi e che si logorano in inutili attese. Ti vorrei con quelli che bussano e inascoltati attendono a lungo presso le porte del perdono; con quelli chiamati psicotici che hanno i pensieri così alterati da non trovare mai un amico, un compagno, un orecchio che presti ascolto.

Ti vorrei con coloro che si vergognano del disprezzo di ingombrare uno spazio nel mondo con la loro esistenza, e che fuggono allo sguardo severo di chi condanna la loro presenza. Con voi spaventati e rinchiusi nel profondo di un abisso senza fine mentre attendete che la luce della vita si spenga.

Un uomo semplice che si aggiri tra la gente comune in cerca di pubblicani, meretrici e peccatori. Ti vorrei lontano dalle scartoffie della teocrazia, dalle circolari fuori dal tempo, dalle trattative per gli immobili, dai comitati da sinedrio, dalle riunioni dei reparti, dalle adunanze interminabili, noiose e sfiancanti degli anziani e di quelle da condominio con il sorvegliante.

Vorrei vederti sculacciare i bamboccioni della teocrazia, che non hanno conosciuto povertà, privazioni, fame e miseria. Cresciuti tra le coccole di mammà e i soldi di papà, tra le comodità e il benessere, con la playstation e il Nokia di ultima generazione, la polo griffata e le scarpe Nike, tra una pizzeria e un pub, tra un post su facebook e uno su twitter. Vuoti e boriosi. Basta con i bamboccioni dai privilegi non meritati, non sudati, non sofferti, che dal podio si ergono a insegnanti di vita vissuta. Basta con gli incarichi di chi non è capace “nemmeno di dirigere il suo passo”.

Ti vorrei contro gli psicotici che prestano il loro cervello alla carta e all’inchiostro di chi scrive loro regole contro ogni buon senso.  Contro i maniaci della persecuzione, che vedono il male nel bene, l’ipocrisia nella sincerità, l’oscurità nella luce. Tristi pappagalli, capaci solo di ripetere a memoria trite e ritrite giaculatorie contro i loro fratelli e contro questo “mondo”, visto in bianco e nero come una tana di serpenti satanici.

Ti vorrei avvicinabile con i depressi, i balbuzienti, i disabili, i modesti e con quelli che parlano poco in congregazione perché timidi e discreti; con quelli che non mettono mai il pelo quando si trasformano dal podio come fanno i pastori mannari durante il plenilunio delle adunanze serali.

“Sono Jesus, aspettami sto arrivando”, è questo l’invito che vorrei un giorno sentire. Insieme, in giro per la grande Gerusalemme moderna, accoccolati come fa la chioccia con i suoi pulcini, in metropolitana e in tram, nei mercati e nelle periferie per dare testimonianza delle tue benedizioni alle folle oppresse e disperse come pecore orfane del pastore, e poi a piangerla per la durezza del suo cuore come nel Monte degli Ulivi.

Vorrei che la tua luce penetrasse la mia oscurità, che mi riaccendessi la fiammella della speranza, mi rafforzassi la fede nel tuo Regno di pace e in un futuro migliore. Ti vorrei vicino per scaldare la mia anima divenuta gelida dal dolore della morte e dalle sofferenze luttuose. Ti vorrei vicino per scaldare l’inattività del mio cuore, per farmi sorgere dall’inazione della mia vita.

Un fratello inattivo

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