Troppo legati al passato, troppo slegati al futuro

I cristiani tdG che sono partecipi dell’attaccamento al passato, sono anche quelli che tentano di determinare le future scelte spirituali di altri. Lo fanno sulla base di quello che è stato loro inculcato a credere.

Chi è troppo legato al passato e alle sue regole riesce in un modo o nell’altro a condizionare il tipo di istruzione da seguire, quali mete raggiungere, quali amici frequentare, in che modo vestirsi, parlare e persino pensare. Tutto viene determinato da ciò che si crede, dalle usanze, e dalle regole che ogni famiglia e congregazione si è imposta. Ignorarle significa dover affrontare un forte ostracismo dai familiari e dai conservi in fede.

Molte scelte sono determinate più dalla famiglia dove si nasce e dalla religione che si professa che da una libera consapevolezza. Com’è possibile crescere se si fanno sempre le stesse cose, nello stesso modo di come ci è stato insegnato?

L’esteriorità delle opere non sempre rispecchia la persona interiore, a volte è solo un involucro che nasconde ciò che si è veramente. Certi modi di interpretare la verità, certe abitudini e rituali consolidati, possono diventare un pesante fardello da portare. Imparare a distaccarsi può essere motivo di sofferenza e richiede molto coraggio.

Il prezzo da pagare è molto alto, sia se si decide di rimanere attaccati alle tradizioni, sia se si decide di allontanarsene. Per alcuni, rimanere dentro, in termini di disapprovazione significa meno sofferenze e problemi rispetto a chi decide di andare via. È logico che rimanere ingabbiati non condividendo certe regole equivale a un progressivo serrarsi con le catene lo spirito di iniziativa e rafforzare i ceppi mentali per impedire di pensare con la propria testa.

Possiamo mostrare rispetto, amarli e dare dignità ai nostri familiari e ai nostri conservi per la loro storia, per tutto ciò in cui credono fermamente e per il loro modo di vivere. Ma rimanere attaccati e dover vivere le scelte che altri hanno fatto e deciso prima di noi equivale a rinnegare sé stessi e privarsi della libertà di fare le scelte che si desiderano.

Questo tipo di rassegnazione non è altro che una consacrazione di regole e stili di vita che non condividiamo e che ci trasforma in servi acritici di chiunque detenga un’autorità. Far credere che l’attaccamento a regole anacronistiche sia da Dio e che violarle vuol dire che sia disonorevole, non fa altro che aumentare la sofferenza.

Attaccamento alle idee e all’aver ragione.

Si tratta di uno dei legami più difficili da sciogliere. Date un’occhiata al mondo virtuale e ai soggetti trattati, ognuno dice la sua e tutti vogliono aver ragione su tutto. Sembra inaudito che si possa ascoltare un punto di vista diverso. Quando c’è una discussione in atto, uno parla e l’altro non ascolta. Ognuno va per la sua strada. Raramente si fanno i complimenti per un punto trattato in maniera spirituale e convincente.

C’è sempre qualcuno che dubita, che mette in discussione, polemizza, critica e mostra ostilità. Voler ragione a ogni costo crea sofferenza perché è richiesta una comunicazione minimo tra due persone: una che parla e l’altra che ascolta e potrebbe non essere d’accordo.

Chi non sa comunicare soffre di più. Inoltre, alcuni non vogliono sentirsi dire di avere torto. Quando incontrano qualcuno che glielo dice apertamente le escludono dalla loro coscienza e cominciano ad innalzare una grande barriera. Se poi questi insistono, nonostante l’evidenza di avere torto marcio, si attaccano ancor di più alla loro opinione. È impossibile comunicare con costoro, è meglio perderli che trovarli.

Alcuni non si rendono conto o non vogliono accettare l’idea che anche se si convincono di avere ragione su una cosa, ci sono altri milioni di persone che la ritengono sbagliata. Questa dicotomia fra ragione e torto crea un vespaio di polemiche da cui difficilmente se ne esce integri. Questi incontri/scontri finiscono quasi sempre a rafforzare due convinzioni opposte, escludendo così la possibilità di apprezzare un punto di vista diverso.

Questi conflitti d’opinione non sono altro che invenzioni umane. L’universo funziona secondo criteri già stabiliti e consolidati da sempre e funziona a prescindere da quali siano le opinioni. Anche di fronte a questi principi universali, l’uomo ha la capacità intellettuale di pensare in maniera diversa i processi che regolano le leggi dell’universo. Figuriamoci se non mette in discussione qualsiasi attività di altri esseri umani.

Questo succede perché raramente si ascolta con attenzione l’altro e altrettanto raramente si cambia idea. Spesso non siamo in grado di accogliere nella nostra mente due pareri opposti. Eppure è ciò che ognuno dovrebbe fare: accogliere un punto di vista diverso senza bisogno di dover dimostrare agli altri che hanno torto.

È questo ciò che significa non rimanere attaccati al passato per slegare il futuro: consentire a opposti punti di vista di risiedere nella mente allo stesso tempo e vedere la meravigliosa bellezza di tale atteggiamento senza necessariamente farsi la guerra. Scegliere di rimanere nella congregazione nonostante tutto o rinunciare a essa, scegliendo l’inattività, sono due modi differenti di vedere la realtà, che possono coesistere nella mente per meglio comprendere il senso di tali scelte, essendo tuttavia determinati a migliorarle entrambe.

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