Zitto e muto!

Nel 1941, in Unione Sovietica, la pittrice Nina Vatolina, creò un celebre manifesto per denunciare il pericolo delle dicerie. Nel manifesto è raffigurata una donna che intima alle altre di stare zitte.

In alto a destra sono riportati i versi di una poesia del poeta comunista Samuil Marshak: “Tieni gli occhi aperti / In questi giorni anche i muri hanno le orecchie / Pettegolezzi e maldicenze / Vanno di pari passo con il tradimento”.

Il manifesto allude ai pettegolezzi sulle persone assenti, pettegolezzi che in genere vengono pregiudizievolmente attribuiti alle donne. In realtà, le dicerie e le maldicenze sono un aspetto negativo di tutta la società, maschi e femmine. Per i maldicenti non ha importanza se una diceria è vera o falsa. Quando comincia a circolare, la maldicenza può rovinare la reputazione di una persona o di una comunità, per questo viene percepita come una forza distruttrice.

Spesso il pettegolezzo viene introdotto con una domanda: “E’ veramente così…” “Sembra che…” “Si dice che…” quasi che chi parla volesse rimanere anonimo. Non la fonte, dunque, del pettegolezzo, ma il trasmettitore. Un sentito dire che esime da ogni responsabilità. Ne parlano, a volte con cattiveria e poi scoperti negano di averlo fatto.

Classica la preghiera e la raccomandazione di non diffondere quanto dicono. In realtà la diceria diventa ancor più solleticante alle orecchie. Se non vuoi che non si dica, allora perché proprio tu la dici per condividerla con altri?

Chi trasmette dicerie fa parte (consapevolmente o no) di un gruppo che la pensa così e che ha autorità sul suo metro di giudizio. Alcuni lo fanno perché vogliono essere accettati dal gruppo e per dimostrare di essere ben inseriti in esso. A loro piace riconoscersi in questo ambiente, che considerano illuminante per il loro credo. Non è un caso che ne assimilino il linguaggio e il modo di parlarne.

Siccome la maldicenza è fittizia, ha un suo valore psicologico perché impedisce alla mente di percepire la realtà per quella che è, mentre si accetta ciò che è solo apparenza o ciò in cui si vuole credere. Si trasmettono così informazioni non ufficiali che rimettono in questione persone e gruppi di appartenenza. Soprattutto in Rete, invece di persone giudiziose, troviamo una marea di bla bla.

Il bla bla tende a sovvertire un ordine cognitivo, in particolare se si diffonde con tale ampiezza in poco tempo, come avviene in Rete. Bisogna stare attenti a saper selezionare quanto leggiamo in Internet. Non è un caso che un’informazione sia spesso mischiata da banalità, reazione emotiva e una piccola dose di saggezza o di verità. Certe informazioni (ci riferiamo a quelle sui tdG) sono più riportate o inoltrate che trasmesse dai diretti interessati o dalla fonte originaria.

Cosa fare in questi casi? Esercitare una forma ragionevole di vigilanza, che non ha nulla a che fare con la ricerca della fonte della notizia, ma con quella di verificare in maniera selettiva, la forma del messaggio, la sua frequenza, l’influenza che essa ha su coloro che la condividono o la ritrasmettono.

La sete di verità non basta spegnerla con le informazioni false. Purtroppo nella vita, alcuni per venirne fuori devono amaramente ingoiare pillole di cavolate e di scemenze per capire dove sta la verità.

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